Saldi estivi 2014: successo o fallimento?

I saldi estivi 2014 sono iniziati e, nonostante manchi ancora parecchio tempo alla chiusura di questa finestra di shopping scontato, è già tempo di primi bilanci. Bilanci che – come si potrà osservare – sono particolarmente contrastanti, visto e considerato che a fronte di Federdistribuzione – che parla di un incremento del 5% delle vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno in corso – Codacons segnala una contrazione dell’8% degli acquisti. Ma quale sarà il dato più vicino alla realtà?

Nell’attesa di comprenderlo, non possiamo che riportare le principali dichiarazioni effettuate dai protagonisti delle stime. Carlo Rienzi, presidente Codacons, ricorda come dal monitoraggio “emersa una contrazione degli acquisti da parte delle famiglie, sebbene meno marcata rispetto a quella degli scorsi anni, che va dal -5% delle regioni del Nord al -10% di quelle del Sud. Gli stessi commercianti, in diverse zone d’Italia, esprimono una generalizzata delusione per l’andamento delle vendite in questi primi giorni di sconti“. Per quanto concerne l’intera stagione, la flessione dovrebbe assestarsi su un -8%.

Totalmente diverse le stime di Federdistribuzione, secondo cui le vendite consolidate dalle imprese associate alla federazione sarebbero cresciute del 5% su base annua. “Il primo dato disponibile sulle vendite dei saldi” – afferma Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione – “è un segnale che, in un quadro di difficoltà e di costante erosione del potere d’acquisto, quando si riesce a unire convenienza e qualità dei prodotti arriva anche la risposta dei consumatori“.

Ora, anche ammettendo che i saldi stiano andando bene (cosa che solleva ben più di qualche dubbio, anche considerando le statistiche contrastanti in proposito), è bene ricordare come i saldi si inseriscano all’interno di una evoluzione di grande e consolidata debolezza dei consumi delle famiglie italiane. “Continuiamo a segnalare che sia indispensabile attuare politiche di rilancio della domanda interna” – conclude Cobolli Gigli, con dichiarazioni riportate dal quotidiano economico finanziario Il Sole 24 Ore – “rafforzando il potere d’acquisto delle famiglie, attraverso l’inserimento di più concorrenza nei mercati e l’eliminazione dei vincoli ancora presenti nelle politiche commerciali delle aziende distributive, come le restrizioni alle attività promozionali per i prodotti non alimentari“.

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