Ryanair avverte: la Brexit potrebbe limitare i voli i Gran Bretagna

Il post Brexit infiamma ancora una volta le pagine della stampa economica, questa volta affrontando un tema di cui nessuno ha ancora avuto il coraggio di parlare, ma che si profila forte più che mai all’orizzonte. Si tratta del settore dei trasporti, in particolare quello dei voli aerei, che dopo l’uscita di Londra dall’Unione Europea potrebbe vedere il Regno unito sguarnito di collegamenti con l’Europa. Secondo Ryanair, società irlandese low cost di voli aerei, la Gran Bretagna potrebbe trovarsi in una sorta di limbo fra pochi mesi, in una situazione di stallo che coinvolgerebbe gli aeroporti inglesi a partire dal 2019, a meno che non vengano rivisti con curagli accordi bilaterali che andranno a scadere al momento dell’uscita dalla Comunità da parte del Regno unito.

Ryanair ha quindi avvertito il regno di sua maestà e lo ha fatto con un monto chiaro e altisonante, invitandolo a mettere al primo posto della sua agenda l’apertura al dialogo. Le norme sul sistema cadrebbero, infatti, nell’esatto momento dell’attuazione della Brexit, lasciando un vuoto legislativo improprio e privo delle cosiddette “Open Skies” che hanno finora regolato i voli da e per il regno unito. In assenza di nuovi trattati sui voli aerei, rientrerebbero in vigore le norme che erano state dettate dalla Wto, che non prevedevano al tempo un capitolo prettamente riservato ai voli aerei nel paese. Ecco profilarsi la nascita di un pericoloso vuoto legislativo, che potrebbe minare la stabilità dei voli in Gran Bretagna, così come l’intera economia del paese, dal punto di vista dei collegamenti turistici così come negli altri settori.

Ryanair è fra le compagnie che più ha investito negli ultimi anni in Gran Bretagna e, secondo le ultime dichiarazioni, è ben pronta a fare marcia indietro. La compagni area impiega, infatti ben 3mila persone nel regno di sua maestà ed è operativa con un traffico di 44 milioni di passeggeri. 19 sono le basi attualmente attive nel paese, ma la crescita prevista, secondo le stime degli analisti, scivolerà verso il basso, assestandosi dal 19% a un timidissimo 6%.

Ecco che il pericolo non è più lontano ma sempre più vicino e concreto, tanto da spingere i vertici della compagnia irlandese a chiedere provvedimenti al governo britannico, considerando che il ciclo ella Brexit si concluderà naturalmente nel 2019. Tutti i voli verranno quindi schedati entro la data del 2018 e, a conti fatti, manca meno di un anno per mettere in pratica un piano che potrebbe cambiare drasticamente il flusso aereo in terra inglese.

Le dichiarazioni di Kenny Jacobs, il numero due della compagnia aerea irlandese sottolineano questo punto, perché a nove mesi dal risultato del referendum Ryanair, così come tutte le altre compagnie aeree operative in Gran Bretagna, non conoscono gli effetti sull’aviazione civile di questa manovra. Secondo il manager, la stessa Londra non sa come affrontare questo spinoso problema e non ha un piano B da proporre alle aziende che operano nel settore dei trasporti, soprattutto nei flussi aerei da e per il paese. Jacobs ha quindi chiesto al governo di aprire il dialogo e di inserire fra i primi punti dell’agenda l’introduzione di un piano specifico ricolto all’aviazione. Solo la definizione di un piano ad hoc potrebbe salvare ciò che sembra attualmente molto a rischio: l’intero flusso di voli della Gran Bretagna.

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