Russia – Ucraina, verso epilogo finale della vicenda gas

gas-russia-ucraina

La disputa sulla fornitura del gas russo all’Ucraina sembra non trovare una conclusione e vede il paese ex-stato-satellite sempre più pressato dalla Russia che minaccia di “chiudere i rubinetti”.

Di fatti l’Ucraina venerdì, dopo la riunione con la Russia e l’Unione europea a Berlino, nella speranza di poter fermare, nel marasma generale, almeno il problema della crisi energetica, ha sottoscritto un pagamento di 786 milioni di dollari (su oltre 5 miliardi totali dovuti) a Gazprom, il colosso russo dei gasdotti. Tuttavia passato il 31 di maggio Gazprom non ha ancora ricevuto il compenso e le parti hanno convenuto di incontrarsi nuovamente il 2 giugno per definire meglio le condizioni di dilazione del restante pagamento.

Günther Oettinger, ministro europeo dell’energia, ha detto di sperare in un accordo prima di martedì 3 giugno dichiarandosi fiducioso visti i progressi raggiunti negli ultimi giorni. Oettinger ha inoltre assicurato come il pagamento da parte dell’Ucraina sarà presente nelle casse della società controllata dallo stato russo lunedì mattina attraverso una banca di New York.

I negoziati sono ovviamente osservati con una certa apprensione dall’Europa (che riceve il 15% del fabbisogno di gas dalla Russia), dove i ricordi delle interruzioni delle forniture nel 2006 e poi nel 2009 sono ancora freschi. Mosca, tuttavia, ha ammorbidito la sua posizione nelle ultime settimane esprimendo la possibilità di ridurre il prezzo del gas all’Ucraina che attualmente si vede costretta a sborsare $485 per mille metri cubi.

I negoziati non sembrano smuoversi ed è probabile che la decisione verrà accordata all’ultimo minuto. Alexei Miller, amministratore delegato di Gazprom, sul finire di maggio ha ribadito come il piano della società sia quello di costringere l’Ucraina ad un sistema di prepagamento rispetto alle erogazioni di gas così da assicurare le committenze. Lo stesso ha poi aggiunto che se non arrivassero i soldi entro il lunedì notte di giugno i rifornimenti verrebbero subito interrotti dalla mattina seguente.

Recentemente però il ministro dell’energia russo, Alexander Novak, ha dichiarato che Mosca sta cercando di evitare l’interruzione delle forniture. Lo stesso Novak a tal proposito ha commentato che “non vogliamo vedere una situazione dove dal 3 giugno in poi il sistema di prepagamenti dovrà essere messo in atto”, quanto a sottolineare implicitamente la volontà di tenere stretto a sé un partner fondamentale (almeno per il momento) come l’Ucraina, per il mercato europeo. Arseniy Yatseniuk, primo ministro ad interim dell’Ucraina, ha controbattuto al ricatto di Miller che se i colloqui con la Russia non dovessero condurre ad un accordo equilibrato le parti, Kiev potrebbe portare davanti al tribunale di Stoccolma Gazprom.

La Commissione europea chiede a Kiev di pagare almeno 2 miliardi di dollari (sicuramente meno della Russia che vuole tutti i soldi e subito) per sedersi nuovamente al tavolo delle trattative superata la prima settimana di giugno. Contemporaneamente la stessa UE è impegnata nel cercare di trattenere l’avanzamento del nuovo gasdotto russo in progettazione, il South Stream, che significherebbe bypassare l’Ucraina e ridurne l’importanza strategica assoggettandola completamente alle volontà del Cremlino.