Il ruolo delle banche centrali nell’economia

In questo periodo stanno giocano un ruolo di primo piano le banche centrali. A loro è demandato un compito piuttosto scomodo: trovare una soluzione alla crisi. In prima fila tra gli interventisti c’è Mario Draghi, presidente della Bce, che ultimamente ha messo in campo alcune misure per sconfiggere il grande nemico che si sta affacciano oggi in Europa: la deflazione.

Ma cosa sono le banche centrali? Qual è il loro ruolo?

Secondo la definizione canonica, una banca centrale è quell’istituto finanziario che realizza politiche economiche per una area caratterizzata dalla presenza della stessa moneta. Esistono, quindi, tante banche centrali quante sono le monete in circolazione. Questo perché a loro, in genere, è assegnata la responsabilità di emettere la moneta. Di norma – ma per esempio non accadeva così in Italia fino al 1893 – la banca centrale detiene il monopolio dell’emissione.

Detto questo, le banche centrali possono avere vari obiettivi e, anzi, un primo criterio di differenziazione è dato dalla quantità di obiettivi che sono chiamati a raggiungere.

Un obiettivo condiviso da tutti è la stabilità dei prezzi. Si fissa una soglia entro la quale l’inflazione non deve salire. La Bce ha scelto il 2%, la Fed e la Boj preferiscono decidere la soglia di volta in volta. Il modo più utilizzato per “manipolare” l’indice dei prezzi è la regolazione della quantità di moneta. A causa della legge di circolazione della moneta, maggiore è la massa monetaria presente in un sistema economico maggiore è l’inflazione. Si tratta di una teoria alcune volte confutata dalla pratica, ma comunque in grado di reggere con il passare dei decenni.

A sua volta, la quantità di moneta è regolabile attraverso la leva dei tassi di riferimento, ossia l’interesse a cui la banca centrale presta denaro alle banche commerciali. Se per queste ultime il denaro “costa” di più, ne prenderanno in prestito di meno e minori saranno i prestiti a famiglie e imprese (quindi all’economia reale). Anche questo strumento è un punto in comune. Alternative spesso praticate sono finanziamenti di diverso tipo alle banche centrali, come il Tltro e l’Ltro introdotto dalla Bce negli ultimi quattro anni.

C’è una discriminante in grado di rappresentare uno spartiacque tra banche centrali di un tipo e banche centrali di un altro tipo: è la possibilità di stampare moneta. Questa espressione è più gergale che tecnica e corrisponde all’acquisto di titoli di debito emesso dal Tesoro nazionale. L’effetto richiama, appunto, la “creazione di moneta” perché da un lato il governo “chiede” e la banca “concede”.

La Fed (vedi programmi di Quantitative Easing) stampa moneta, la Bce no, sebbene da più parti si sta chiedendo a Draghi di potenziare il suo istituto proprio in questo senso. Il tema della stampa di moneta si lega a quello dell’indipendenza. La Banca Centrale Europea è indipendente da qualsiasi organo politico, sia comunitario che nazionale. Se potesse agire come la Fed, lo sarebbe di meno in quanta vincolata alla volontà di spesa di questo o quel governo. Il dibattito sul rinnovamento della Bce è tutt’ora apertissimo. La critica più aspra all’assetto attuale è rappresentata dalla “pochezza” egli obiettivi. Di fatti, solo e semplicemente la stabilità dei prezzi. Un po’ poco per combattere la crisi.