Rivoluzione digitale: cosa significa e situazione in Italia

La rivoluzione digitale serve viene per trasformare i mezzi di comunicazione tradizionali e crearne di nuovi

L’umanità ha già conosciuto in passato una fondamentale rivoluzione economica che ha permesso l’ammodernamento dei mezzi di produzione: la rivoluzione industriale (divisa in prima e seconda, tra il 1700 e il 1800). La quale ha sì avuto degli enormi vantaggi per lo sviluppo economico della società occidentale, ma ha anche avuto diverse controindicazioni. Su tutte l’enorme inquinamento che l’utilizzo di nuovi fossili ha comportato sull’ambiente (petrolio e carbone), sia questioni sociali come i diritti dei lavoratori. Nei primi decenni di questa rivoluzione sfruttati come moderni schiavi (si lavorava fino a 16 ore al giorno, non risparmiando donne e bambini. Le prime soprattutto nel settore tessile, i secondi nelle miniere per la loro statura). Oggi l’umanità è attraversata da una nuova rivoluzione: la rivoluzione digitale. Vediamo più da vicino di cosa si tratta e quali vantaggi e svantaggi comporta.

Rivoluzione digitale: cosa significa

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Internet ha cambiato molte sfere delle nostre vite

Per rivoluzione digitale si intende la vasta espansione che ha visto protagonisti i prodotti digitali e tutti i cambiamenti sociali, economici e politici che sono conseguiti con l’arrivo della digitalizzazione di grossa parte dei mezzi dell’informazione. La rivoluzione digitale è partita col linguaggio binario, oggi comune a tutti i media e che ormai è un fattore necessario sia per la trasformazione dei mezzi di comunicazione già esistenti, sia per la creazione di nuovi. Infatti, il primo effetto di questa rivoluzione è stato proprio la trasformazione radicale del modo di comunicare tra individui e tra autorità e individui. Negli anni, ha vissuto più tappe con l’avvento di sempre nuovi devices interattivi: si pensi al World Wide Web, al digitale terrestre, agli smartphone. I quali hanno consentito il moltiplicarsi dei canali d’accesso all’informazione.

Rivoluzione digitale: vantaggi e svantaggi

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Come tutte le cose, anche la rivoluzione digitale prevede vantaggi e svantaggi

La rivoluzione digitale ha comportato profondi cambiamenti nell’approccio alla cultura, al lavoro e al tempo libero. I mezzi di comunicazione sono diventati indispensabili, anzi preminenti a tutte le sfere sociali. Quindi, non più solo mezzo ma contenuto stesso. La differenza tra questo tipo di rivoluzione e quelli precedenti, è che non riguardano solo la comunità scientifica ma la vita di tutti i giorni. Anzi, guida essa stessa la trasformazione della società in tutte le sue forme. Incide nei rapporti tra le persone, tra i cittadini e lo Stato, tra i dipendenti e i datori di lavoro.

Ciò dunque comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Perché se da un lato ha avvicinato da un punto spazio-temporale le persone, consentendo una comunicazione immediata e senza alcun ostacolo, è anche vero che i nuovi media digitali hanno provocato alienazione nelle persone. Quanto al rapporto cittadino-Stato, ancora molto si deve fare affinché il primo ne tragga giovamento realmente (la cosiddetta sburocratizzazione). Nel mondo del lavoro, invece, se è vero che la digitalizzazione ha portato alla nascita di nuovi lavori, è anche vero che sta comportando la estinzione di altri; nonché un’occupazione costante nelle nostre vite dell’impegno lavorativo (siamo raggiungibili sempre via mail o tramite social dal nostro datore).

Rivoluzione digitale: a che punto siamo in Italia

digital divide cos'è
Renzi ha fatto della rete una sua arma di propaganda

La rivoluzione digitale, ovviamente, coinvolge anche l’Italia. Sebbene, come al solito, in modo ancora lento e con non poche crepe nel sistema. Eppure, si è partiti da diversi anni, seppur molto lentamente e senza troppe incisioni. Le cosiddette start up, ad esempio, sono ad oggi in Italia oltre cinquemila e grazie a una legge del Governo Monti che ne ha permesso l’accelerazione. Oggi chi vuole realizzare una start up, può contare sui fondi europei. Il governo successivo, quello Letta, ha invece tracciato la strada per una strategica più definita dell’agenda digitale italiana (ossia anagrafe, identità, fatturazione). Mentre il Governo Berlusconi ha dato il via alla comunicazione digitale tra cittadino e Stato tramite la cosiddetta Posta pec. Andando più indietro, si può risalire alla legge Bassanini, la stessa che ha dato anche il via al federalismo amministrativo in Italia. Quella legge, varata nel corso del Governo Prodi I, servì in materia di rapporti del cittadino col tanto odiato Fisco. Non è stato ancora al Governo, almeno ancora per oggi, ma ha dato un grande contributo alla digitalizzazione della politica il Movimento cinque stelle. Il quale, tramite il suo leader e fondatore Beppe Grillo, ha introdotto la scelta dei candidati alle elezioni online e dunque una politica tornata ”dal basso” grazie al web. Sempre in tema di politica, altro successo è stata la Dichiarazione dei diritti in internet da parte della Camera dei Deputati che l’ha votata all’unanimità.

Certo, in Italia è ancora presente il digital divide tra una parte della popolazione, che usa regolarmente internet, e chi non ne ha ancora accesso. Secondo una ricerca realizzata dall’Osservatorio sulla diffusione delle reti telematiche, chiamata “Il Futuro della Rete”, promossa nel 2014 dalla Commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera dei deputati, nel 2010 una famiglia italiana su due non aveva un collegamento e solo 1 su tre disponeva di una connessione Internet in banda larga. Nel 2014 (dunque in ben 4 anni) i progressi non sono stati tanti, visto che il 40,3% degli italiani non aveva ancora accesso alla banda larga. La media dei Paesi in seno all’Unione Europea che usufruisce della connessione internet ultraveloce ha superato il 50% della popolazione, mentre l’Italia è rimasta ferma a meno della metà: il 20%. In questi ultimi due anni i progressi sono però stati tantissimi, grazie a diversi miliardi investiti dal Governo per far sì che la banda larga presente in Italia raggiunga le medie europee. Tanto che ormai solo una porzione esigua di popolazione italiana è ancora esclusa dalla banda larga. Sebbene la situazione vari da regione a regione, con alcune, come il Molise, ancora un po’ indietro. Occorre invece ancora fare molto per il Wi-fi gratuito e per la digitalizzazione della burocrazia.