Il ritorno di Antonio Fazio, ne ha per tutti: dalla politica italiana all’Ue

E’ un Antonio Fazio che non ti aspetti quello che ha parlato in questi giorni, nel corso di un convegno a Roma su “Sistema bancario italiano in Europa: il rapporto con l’economia reale”. Egli era presente come oratore, insieme ad altri protagonisti della sua stagione. Antonio Fazio, lo ricordiamo, è stato l’ultimo Governatore “a vita” di Bankitalia, un po’ come i Papi. Prima che anche questo ruolo diventasse a termine.

Antonio Fazio assolve gli istituti e i banchieri nazionali, malgrado i vari scandali che hanno macchiato il sistema bancario italiano. Ha criticato la vigilanza a livello europeo, nonché tutta la politica italiana. Forse perché non gli ha più dedicato un posto e un ruolo. Ritiene che essa sia rea di non aver impostato una chiara politica economica al Paese, lasciando l’Italia così allo sbando. Infine, aspetto più spiazzante, ha anche aperto vagamento al Movimento Cinquestelle. D’altronde, era immancabile una opinione sulle prossime elezioni. Che vedono in grande rampa di lancio proprio questi ultimi, sebbene per la legge elettorale che il Parlamento ha partorito, si paventa più una nuova larga intesa Pd-Forza Italia; più altri partitini centristi. Dato che occorre raggiungere il 40% per avere una maggioranza che garantisca una stabilità di Governo. Cosa che forse solo il centrodestra potrebbe garantire.

Fazio critica la vigilanza creditizia europea

A detta dell’ex Governatore della Banca d’Italia, la vigilanza creditizia impostata dall’Unione europea “non fa un buon lavoro, bisogna ritornare con una vigilanza in capo ai paesi, la vigilanza deve stare vicino alle banche, essere preventiva”. Quindi auspica che si ritorni ad una vigilanza che sia di livello nazionale, proprio perché più vicina territorialmente ai problemi. Ma in passato non ci sembra che una simile impostazione abbia dato grandi frutti in tema di controllo preventivo. Forse era il sistema Italia più connivente e tante cose venivano perdonate per una pax reciproca.

Le critiche di Antonio Fazio alla Banca d’Italia, ma l’assoluzione ai banchieri

Ma Antonio Fazio critica anche l’istituto di cui egli stesso è stato il numero uno. A suo dire, “la Banca d’Italia deve essere in grado di vedere quando le cose cominciano a peggiorare, non di intervenire solo dopo. Si possono mettere delle norme generali ma la vigilanza la deve fare chi sta sul posto”. Quindi non crede al ruolo della Banca centrale europea, che in 3 anni fa non ha preso in cura i 130 maggiori istituti. Però assolve le banche italiane, che a suo dire non hanno grandi colpe. Egli infatti imputa le colpe all’economia che non va bene e ciò ha causato la chiusura di molte aziende. Assolve quindi anche i banchieri, tanto quelli incapaci che quelli disonesti. Quelli che hanno avuto grosse liquidazioni e hanno mandato al macello gli istituti che rappresentavano. Senza passare la mano e restando avvinghiati alle loro poltrone. Si pensi ai casi delle Pop venete (a Vicenza, Montebelluna e Marostica), e ancora Monte dei Paschi Siena (clamoroso essendo la banca più vecchia del Mondo, nata nel 1500), Rimini, Cesena, San Miniato, Carige e Creval.

Antonio Fazio critica la politica italiana

Antonio Fazio ne ha anche per la politica italiana. Ritiene che le colpe principali vadano imputati al fatto che investimenti produttivi, export, costo del lavoro e Pil dal 2005 a oggi hanno marciato più lenti degli altri paesi europei. E snocciola qualche dato: dal 2005 al 2017, il Pil italiano è sceso mediamente dello 0,2% all’anno, nel resto dell’Europa è salito dell’1,1%. E non vede positivo neanche in vista delle prossime elezioni, dato che nessuno tra i candidati ha un programma economico chiaro. Dice che l’unico ad averne uno è il Movimento 5 stelle, sebbene non lo sottoscriverebbe.

Sempre un paio di anni fa, Fazio aveva criticato la politica Berlino-dipendente imposta all’Europa. “Non bisogna ragionare, come talora si fa in Europa, come se i soldi fossero già in cassa – disse all’epoca – questo è un ragionare da contabili, non tenendo conto delle più elementari nozioni di macroeconomia”. Ricordò poi come l’area dell’euro soffrisse di problemi gravi di disoccupazione. La domanda globale è insufficiente. I riflessi sociali sono evidenti, seguiranno purtroppo riflessi anche politici”. Riteneva invece più giusto che il surplus di bilancia dei pagamenti di alcuni paesi dovrebbe essere impiegato in investimenti reali, non finanziari, in patria o in altri paesi dell’area”. Così facendo, una siffatta politica sosterrebbe non poco pure l’economia a livello mondiale. Non a caso, la bilancia commerciale della Germania è positiva, unico Paese ad aver beneficiato dell’introduzione della moneta unica. Di fatti, con un Marco forte le esportazioni nell’attuale Eurozona erano nettamente inferiori.

Fazio e lo scetticismo sull’Euro

Nel suo intervento, Antonio Fazio ha parlato anche di Euro. Egli infatti ritiene che la moneta unica sia nata “in modo sbagliato e viene amministrato in maniera dannosa per noi”.

Poi entra nello specifico, tornando indietro al fatidico 1997: “Nel marzo del 1997, quando venne finalizzata la trattativa per decidere quali paesi europei avrebbero aderito alla moneta unica, il mio scetticismo era noto. Sui 14 paesi, facenti allora dell’ Unione europea, Gran Bretagna, Danimarca e Svezia si erano già chiamate fuori”. Tra i Paesi aderenti, gli unici in regola erano Germania, Olanda, Lussemburgo. Mentre, ricorda, Italia e Belgio per il loro debito pubblico non potevano entrare, anche se il Belgio aveva già impostato da tempo un programma efficace di riduzione del debito.

Egli ricorda di aver detto a Carlo Azeglio Ciampi (allora ministro del Tesoro e futuro Presidente della Repubblica) che l’Italia non aveva i requisiti per farlo. Egli quindi ritiene che più che una strategia economica, fu una scelta dettata da fini politici. In quanto, ritiene che “senza Italia sarebbe saltato lo Sme e anche l’unione monetaria”. Egli ammette che avrebbe potuto lasciare il tavolo e che “ti puoi anche mettere un abito che non è il tuo, ma ti devi anche ricordare che l’abito non fa il monaco”. Fatto sta che l’Euro si fece, noi ci entrammo, e ancora oggi paghiamo care le storture di un sistema monetario sbagliato.

Sempre in tema di politica monetaria europea, arriva un’altra stoccata all’Europa: “se la Bce invece di comprare i titoli di Stato del debito pubblico dei paesi dell’euro avesse fatto un programma di 300 miliardi all’anno di acquisto di obbligazioni emesse dalla Bei l’Italia sarebbe già ripartita”.

In effetti, già all’epoca disse: «Sentite, noi entriamo, ma il problema è come restare nell’euro (…) Quando si perde la manovra del cambio, si dovrebbe riacquistare una flessibilità del costo del lavoro e della finanza pubblica che ci permetta di rimanere competitivi». Poi usa una metafora geologica, asserendo che sebbene entrando nell’Euro non avremo più i terremoti monetari, avremo avuto comunque “una sorta di bradisismo”. Proprio come avviene a Pozzuoli, dove il terreno che si abbassa sotto il livello del mare gradualmente. Con questa metafora volle mettere in allarma sul fatto che ogni anno avremo perso qualcosa in termini di crescita rispetto agli altri paesi. Un “bradisismo” che di fatto dura ancora, dal PIL alla produzione industriale al costo del lavoro per unità di prodotto, al commercio con l’estero.

Due anni fa confermò le sue critiche all’Euro ed elogiò l’ex ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis. Che è stato tanto criticato, ma aveva capito le cose meglio degli altri. Dopo la svolta filo-europeista di Tsipras, Varoufakis diede le dimissioni dedicandosi a convegni in giro per il mondo e alla pubblicazione di libri. Come fanno altri vate di sinistra come Obama, Blair, Clinton, ecc.

Sempre nel 2016 e sempre in un Convegno organizzato dalla Fondazione Formiche, Fazio sottolineò come il Regno unito che non sta nell’Euro ma nell’Ue sia cresciuto del 7%. Così come la Germania che ha approfittato moltissimo della situazione del cambio. Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna sono invece diminuiti del 7%. Poi ricorda come Stiglitz, che è antipatico ma anche un Premio Nobel, abbia ammesso quanto «l’euro fosse una istituzione fallita.

La condanna ad Antonio Fazio

Ricordiamo, per dovere di cronaca, che Antonio Fazio nel 2012 ha subito una condanna per aggiotaggio a due anni e mezzo. Confermata dalla Cassazione, a causa della tentata scalata di Popolare di Lodi a Banca Antonveneta. Clamoroso fu il caso del “bacio in fronte” promessogli da Gianpiero Fiorani quando consentì a Lodi l’assalto all’Antonveneta, contro il parere dei capi della vigilanza. Ma oggi le cose sono cambiate e la vigilanza sugli istituti bancari parte dall’Unione europea. Un sistema che Fazio non gradisce. E non è difficile capire perché. Eppure, dopo la rivalutazione internazionale della figura di Berlusconi, una certa nostalgia per certi establishment non sorprende. Una sorta di restaurazione contro quei movimenti che vengono bollati come “populisti” e pericolosi, solo perché vogliono porre fine a certi meccanismi che hanno rovinato il nostro Paese.

Di cosa si è parlato al convegno

Il convegno tenutosi a Roma mercoledì 31 gennaio dal titolo “Sistema bancario italiano in Europa: il rapporto con l’economia reale” ha avuto come scopo degli organizzatori – tra i quali figura la fondazione Formiche e la multinazionale polacca Kruk che opera nella gestione dei crediti – quello di fare il punto sul sistema bancario. Si è quindi discusso sulla sua solidità, il rapporto con l’economia reale, un’analisi critica della Vigilanza unica della BCE. Il tutto con un occhio ai problemi istituzionali e funzionali dell’Organo di controllo.

L’obiettivo era quello di fornire un controcanto puntuale e serio ai lavori elaborati dalla commissione sul caso banche, istituita fuori tempo massimo e presieduta da Pier Ferdinando Casini (il che è tutto dire. Al centro anche di una polemica politica dato che è candidato nella rossa Bologna nelle fila del Pd. Lui vecchio democristiano). La commissione è stata più volte criticata per la sua inutilità (un po’ come tutte le commissioni), dato che non ha toccato i veri nodi. In primis, si è concentrata sul caso di piccole banche il cui salvataggio è avvenuto ad opera del solido sistema bancario italiano e non certo per l’intervento di Renzi o del governo.

Quindi, il convegno vuole mettere i puntini sulle “i” non discutendo del coinvolgimento della Boschi nel caso Banca Etruria, bensì di come la vigilanza bancaria, debba essere realmente e correttamente svolta. Le relazioni hanno tenuto conto degli effettivi indicatori economico-finanziari utili a una indagine seria sullo stato del Sistema Italia anche alla luce degli orientamenti comunitari. Una sorta di vero programma di politica economica». La platea peraltro è stata selezionatissima, proprio perché la sala scelta, forse volutamente, aveva pochi posti a sedere.

Oltre all’ex Governatore della Banca d’Italia, al quale sono state affidate le considerazioni finali alle ore 12, gli altri relatori erano:

  • Giuseppe Di Taranto (docente Luiss), che ha parlato di ‘economia reale e banche nella crisi dell’eurozona’
  • Angelo De Mattia (già direttore centrale Banca d’Italia) di ‘banche e vigilanza europea’
  • Fabrizio Palenzona (già vice presidente Unicredit) di ‘banche e territorio’ Paolo Fiorentino (ad banca Carige) di ‘banche e crisi: il caso Carige spa’
  • Divo Gronchi (presidente cassa risparmio San Miniato) della ‘esperienza di un banchiere’
  • Gaetano Miccichè (presidente banca IMI – Intesa San Paolo) toccherà la parola su un aspetto decisivo: ‘il finanziamento delle imprese e le innovazioni finanziarie’.

A tenere banco sono state anche le parole di Paolo Fiorentino, amministratore delegato di Banca Carige. Fiorentino, nel suo intervento ha infatti dichiarato che lo scorso 17 novembre la banca ligure ha rischiato di saltare. Fiorentino ha spiegato che il 17 novembre scorso Banca Carige ha vissuto una giornata drammatica e che è fondamentale uscire dall’ossessione patrimoniale, sottolineando che le banche non saltano per mancanza di capitale, ma di liquidità. Infatti, il 17 novembre si stava verificando per Banca Carige quello che si verificò col lunedì nero del ‘29: lunghe file di clienti hanno ritirato i loro soldi agli sportelli della Carige. Impauriti dalle voci che stavano correndo.

Le conclusioni della Commissione sulle banche

Ma quali sono le conclusioni a cui è arrivata la Commissione sul caso banche? Essa ha concluso i suoi lavori lo scorso 31 gennaio. La relazione finale della Commissione d’inchiesta sulle banche, presentata dal vice presidente Marino, è passata con 19 voti favorevoli (Pd e centristi). I contrari sono stati 15, sei gli assenti.

Il Presidente della Commissione, l’onorevole Casini, che in Parlamento ci è entrato grazie alla regola del meno peggio in termini di consensi prevista dalla passata legge elettorale, ha definito la relazione finale: “seria, decisa e allo stesso tempo equilibrata, non elettorale che risponde agli obiettivi istituzionali che la commissione aveva nel suo oggetto istitutivo”. Ha perfino parlato di mezzo miracolo data la ristrettezza dei tempi. Del resto, come detto, è una Commissione messa in piedi in poco tempo e con le elezioni alle porte.

Nella relazione si ammette che “Nello scenario che ha caratterizzato l’ultimo decennio, l’esercizio dell’attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace”. E ancora prosegue “La Commissione è giunta a ritenere che in tutti i 7 casi” di crisi bancarie oggetto di indagine “le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio”. E ci mancherebbe, aggiungiamo noi. E’ stato un fatto lapalissiano.

Poi si passa alle responsabilità di Bankitalia e Consob, la cui azione di vigilanza ha messo in luce “oggettive debolezze nella collaborazione e nello scambio reciproco di informazioni rilevanti tra i due organismi”.

La commissione si concentra poi sulla Consob: “gli interventi attuati dalla Consob non hanno portato all’individuazione tempestiva di quelle criticità che solo l’Autorità Giudiziaria ha poi accertato, quando ormai i fatti contestati si erano da tempo consumati”.

La relazione avanza anche la proposta di “allargare a Banca d’Italia i poteri investigativi già riconosciuti a Consob dal Tuf e quindi, tra l’altro, il potere di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni”. Infatti, la Commissione ritiene che tra Consob e Banca d’Italia la collaborazione sia stata carente.

In realtà, la relazione finale non ha ottenuto come visto una larga maggioranza. I Sì hanno prevalso per solo 4 voti sui No e considerando che ci sono stati pure sei assenti. I quali forse hanno preferito astenersi. Non c’è accordo su una relazione unitaria della commissione d’inchiesta sulle banche. E’ quanto è emerso al termine dell’ufficio di presidenza.

Molto critico nei confronti della relazione il Movimento cinque stelle, che, per bocca dell’onorevole avellinese Carlo Sibilia del M5S ha affermato che il documento non riconosce “responsabilità”, precisando che le risposte sono diluite, “non ci sono ristori per i risparmiatori, non possiamo accettare che dopo due mesi intensi di lavori questa sia la conclusione”. Per Sibilia si è solo trattato di mettere la polvere sotto il tappeto e di barattare la stabilità del sistema.

Si riconosce insomma quello che è evidente a tutti, ma non si è affondato il coltello. In pieno stile italiano.

Antonio Fazio biografia

Antonio Fazio è nato ad Alvito, in provincia di Frosinone, l’11 ottobre 1936. E’ un economista italiano, nominato governatore della Banca d’Italia nel 1993, quando la carica era a vita. Ma fu costretto a dimettersi nel 2005 a causa di un’inchiesta che lo ha coinvolto. Questa vicenda giudiziaria portò l’incarico dei Governatori di Bankitalia a durare solo 6 anni. Rinnovabili una volta sola.

Laureatosi in Economia a Roma nel 1960, vince subito una borsa di studio per specializzazione presso il servizio studi della Banca d’Italia, dove lavora anche come docente. Due anni dopo segue corsi di specializzazione in macroeconomia e in teoria dello sviluppo economico e monetario presso il prestigioso istituto Massachusetts Institute of Technology, guidato dal premio Nobel Franco Modigliani.

Nel 1963, torna in Banca d’Italia come esperto all’ufficio ricerche econometriche, dove collabora a mettere a punto il primo modello econometrico (M1BI). Nel 1966 viene assunto di ruolo. Comincia la sua scalata in Bankitalia, acquisendo ruoli su ruoli per tutto il corso degli anni ‘70. Fino a che nel 1982 viene nominato vicedirettore generale.

Nel 1993 diventa Governatore di Bankitalia prendendo il posto di Carlo Azeglio Ciampi, nominato Presidente del Consiglio in seguito allo scandalo di Mani pulite che aveva travolto la politica italiana. Nonché presidente dell’Ufficio Italiano Cambi, cariche che ha ricoperto fino alle dimissioni, avvenute il 19 dicembre 2005. quando emerge lo Scandalo della Banca Antonveneta e in concomitanza con le rivelazioni del banchiere Giampiero Fiorani, ex amministratore di Banca Popolare Italiana.

Come Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio è riconosciuto come uno dei principali fautori della stabilità economica italiana necessaria per il passaggio alla moneta unica europea. Sebbene abbia mantenuto, come detto in precedenza, sempre un certo scetticismo nei confronti dell’Euro. Ritenendolo più un passaggio storicamente dovuto che un fatto positivo per l’Italia.

Egli ebbe un iniziale buon rapporto col governo Berlusconi, parlando di n possibile nuovo miracolo economico grazie al suo piano economico. Miracolo economico che già avrebbe dovuto realizzarsi nel ‘94, quando poi il primo governo Berlusconi durò 9 mesi. I rapporti con il Ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti si incrinano a seguito di una pubblica contestazione del Governatore di alcuni punti della manovra finanziaria varata nel 2003. Il disaccordo tra governo e Governatore culmina con il caso Parmalat a cavallo tra il 2003 e il 2004. Giulio Tremonti si dimetterà.

Anche i rapporto tra tra Fazio e il mondo sindacale si erano però deteriorati, a causa della decisione del Governatore (nel 2003) di mantenere in servizio, in violazione degli accordi sindacali vigenti, tre alti funzionari della Banca centrale. Benché essi avessero raggiunto l’età del pensionamento per vecchiaia. Tale decisione venne non a caso ritenuta illegittima dal Tribunale di Roma.

Antonio Fazio procedimenti giudiziari

Nel luglio 2005 Fazio rimane implicato in uno scandalo che scoppia in seguito alla pubblicazione da parte de Il Giornale di alcune intercettazioni telefoniche che evidenziano potenzialmente un ruolo improprio del Governatore affinché la Banca Centrale approvasse un’offerta pubblica d’acquisto da parte di Banca Popolare di Lodi della Banca Antonveneta. Tale operazione era però già stata considerata illegittima da parte di Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, capi dei Servizi dell’Area Vigilanza della Banca d’Italia, competenti in materia.

Le intercettazioni facevano trasparire che alla base dell’approvazione del Governatore ci sarebbero stati rapporti non ufficiali fra lo stesso Governatore ed un gruppo composto sia da imprenditori che da politici. Antonio Fazio, pressato da più parti, decise di rassegnare le dimissioni il 19 dicembre 2005. Diventando di fatto l’ultimo Governatore a vita di Banca Italia. Ma anche l’ultimo Governatore della Lira e il primo dell’Euro.

Dopo sei anni, in data 28 maggio 2011, Fazio è stato condannato dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano a 4 anni di reclusione e un milione e mezzo di euro di multa per aggiotaggio nel processo sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi. Dopo una lieve riduzione della pena in appello (da 4 anni a 2 anni e mezzo di reclusione), la condanna è stata confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione il 28 novembre 2012.

Pochi mesi dopo dello stesso anno, il 31 ottobre, Fazio è stato condannato dalla prima sezione del Tribunale di Milano a 3 anni e 6 mesi di reclusione e a una multa di 1 milione di euro per insider trading ed ostacolo alle funzioni di vigilanza nel processo sulla tentata scalata di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro. Condanne arrivarono anche per Giovanni Consorte e Francesco Gaetano Caltagirone. Tuttavia, l’anno seguente, il 31 maggio 2012 la Corte d’appello di Milano ha annullato la condanna inflittagli in primo grado e lo ha assolto assieme a molti altri imputati.

Ma a sua volta, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, ordinando la ripetizione del processo davanti ad altra sezione della Corte d’Appello di Milano. Ma per Fazio arrivò la prescrizione nel dicembre 2012. Giusto un anno dopo, la Corte d’Appello assolve Fazio in quanto il fatto non sussiste. Il 6 maggio 2015 la Cassazione conferma la sentenza di assoluzione.

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