Rispolverare Keynes per uscire dalla Crisi Economica

In questi mesi si fa un gran parlare di debito pubblico, di spread, di rigore e austerità. Affermazioni del tipo “Dobbiamo mettere i conti a posto” appaiono oggi come propositi di buon senso e indiscutibili. Eppure esiste una teoria economica che ha fatto la storia dell’economia e che propone l’esatto contrario. E’ la teoria keynesiana, il punto di svolta del Novecento, la bacchetta magica che risolse la crisi economica del ’29, la più terribile che l’uomo ricordi.

Keynes proponeva una cosa molto semplice. In tempi di crisi economiche, che in genere sono anche crisi di consumi, lo Stato non deve preoccuparsi del bilancio. Anzi: deve stimolare il sistema economico spendendo più di quanto abbia realmente in cassa. Solo spendendo, infatti, uno Stato può garantire la costruzione di opere in grado di dare occupazione. Solo spendendo, può garantire i servizi alla popolazione in modo che questa, meno gravata da oneri economici per curarsi o per spostarsi, possa spendere e invertire, indirettamente, il ciclo economico. Il disavanzo creato nel processo di ripresa verrà poi compensato dagli avanzi (tramite politiche di rigore alla Monti) creati nei periodi di crescita economica. Insomma, secondo Keynes, la creazione di nuovo debito è necessaria in tempi di crisi.

Oggi, come tra l’altro è sotto gli occhi di tutti, Keynes è relegato in soffitta. Non è questa la sede per raccontare la storia dei conflitti tra le teorie economiche, ma basti sapere che il ruolo dei vincitori è occupato, attualmente, da chi la pensa in maniera opposta al salvatore degli anni Trenta. I neoliberisti, come ora vengono chiamati, pensano che il rigore e l’austerità vadano perseguiti anche in tempo di crisi e che il tirare la cinghia porterà, nel lungo periodo, benefici superiori a quelli delle politiche keynesiane. Pensano che Keynes sia dannoso perché, sempre nel lungo periodo, il disavanzo creato per finanziare la ripresa causerà il collasso dei sistemi economici. A niente sono valse le critiche a questa visione, a niente è valsa l’ironia cui è stata fatta oggetto dallo stesso Keynes (“Non importa il lungo periodo, nel lungo periodo siamo tutti morti!”), i neoliberisti detengono il processo decisionale e lo detengono da più di trent’anni.
E’ proprio questo il punto: la crisi è scoppiata nel bel mezzo del dominio neoliberista. Gli stessi neoliberisti non sono riusciti a risolverla, anzi: si vive oggi in una situazione di avvitamento nel quale all’austerità segue la recessione e nella quale la recessione impone nuove politiche di austerità. Dunque non sarà il caso, visto che Keynes si è dimostrato il deus ex machina di una crisi simile a quella attuale, di spolverare la teoria keynesiana dal soffitto e brandirla come arma risolutrice? E’ una richiesta che proviene da un consistente numero di analisti economici ma che è finora è rimasta inascoltata.