Risparmio abolizione Province: a che punto siamo?

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Sul finire di dicembre l’abolizione delle province era sembrata conseguire una decisiva accelerazione grazie alla promozione del disegno di legge del ministro per gli Affari regionali, Graziano del Rio. Tuttavia, nonostante tale passo in avanti venisse salutato positivamente da una parte dei rami parlamentari, poco o niente si sa ancora sull’effettivo e concreto risparmio derivante dall’abolizione delle province.

Il disegno di legge 1542/2013 punta a cancellare i consigli e le giunte provinciali, sostituendole con assemblee di sindaci del territorio della vecchia provincia di appartenenza: tradotto in termini tecnici significa che non vi saranno più (forse!) delle elezioni provinciali. Al posto dei precedenti organi prenderà parte l’assemblea dei sindaci composta da tutti i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle unioni dei comuni con più di 10 mila abitanti. L’istituzione delle città metropolitane e l’accorpamento dei comuni più piccoli costituirà l’ulteriore tassello verso l’abolizione delle province.

Ma quale sarà il risparmio dall’abolizione delle province? Il balletto di cifre è ingente ma, sottolineano gli oppositori al disegno di legge, non altrettanto ingente potrebbe essere l’effettivo taglio dei costi. Oggi le province costano allo Stato 8,6 miliardi di euro per le spese ordinarie: il costo dei dipendenti è di 2,1 miliardi di euro (pari allo stipendio lordo di 61 mila impiegati, 1.272 consiglieri, 395 assessori), e non è ancora ben chiaro quanto, i nuovi organi, potrebbero far risparmiare. Quel che è certo è che il risparmio più immediato sarà pari a 100 milioni di euro, equivalente al “guadagno” da mancate elezioni.

Ulteriore ostacolo verso l’abolizione delle province potrebbe essere rappresentato dalla possibile pronuncia della Corte Costituzionale, che già lo scorso luglio aveva espresso il proprio parere negativo sulla riforma del governo Monti che puntava ad abolire gli enti provinciali (in sintesi, veniva sostenuta l’impossibilità di effettuare riforme costituzionali con un decreto legge).

I tempi per l’abolizione degli enti e le discussioni parlamentari sembrano essere lunghi. E, intanto, le elezioni per i nuovi consigli provinciali e i nuovi presidenti delle province sono sospese. L’auspicio è, entro la prossima estate, di avere qualche riforma costituzionale concreta che possa riordinare gli enti intermedi e, tra di essi, proprio le province. Ma l’impressione è arrivare a questa meta sarà tutt’altro che semplice, anche ammettendo il prolungamento della vita di un governo (quello del premier Letta) tutt’ora appeso a troppi, flebili fili.