Rimpatrio capitali e voluntary disclosure: come funzionano?

rimpatrio capitali

Puntualmente si sente parlare di rimpatrio capitali e di decreti, in particolare nel Governo Renzi, volti a far rientrare grossi flussi di denaro dall’estero. Perché si parla di rimpatrio di capitali? Le ragioni sono varie, ma si restringe il tutto a una singola azione, ossia la non remota possibilità di avere a che fare con degli evasori fiscali che, per proteggere la propria liquidità o i propri affari sporchi, hanno spostato tutto all’estero. Si parla quindi di rimpatrio di capitali nel momento in cui si vuole fare luce su una vasta serie di transazioni che avvengono ogni giorno e per aiutare anche, con una serie di operazioni mirate, a contribuire a risanare il debito pubblico.

Norma sul rimpatrio capitali

La norma ufficiale che si riflette immediatamente sul rimpatrio capitali è quella approvata il 4 dicembre 2015 (voluntary disclosure) che permette di mettersi in regola, fiscalmente parlando, nel caso in cui si posseggano capitali all’estero andando a violare le normative fiscali attualmente in vigore in Italia, versando dunque le imposte dovute e abbattendo di molto le sanzioni. Il tutto è chiaramente effettuato per riportare questi grossi flussi di liquidità in Italia e disincentivare “fatti illeciti” che vengono a svolgersi attorno alla liquidità nostrana.rimpatrio capitali
Vediamo però prima cos’è la voluntary disclosure e qual è la sua funzione per capire meglio ed approfondire questo discorso:

La “Voluntary Disclosure” è un argomento di estrema delicatezza, fortemente caldeggiato dall’OCSE, e rappresenta probabilmente l’ultima occasione, per il contribuente che abbia trasferito all’estero i propri capitali senza dichiararli alle autorità fiscali, di regolarizzare la propria posizione.

La “Voluntary” è infatti un istituto attraverso il quale chi detiene illecitamente capitali all’estero può provvedere a regolarizzare la propria posizione “autodenunciandosi”, ossia denunciando spontaneamente al fisco del proprio Stato di appartenenza le violazioni commesse in materia di “monitoraggio” fiscale. La Voluntary Disclosure permette gli italiani che hanno interessi, attività finanziarie e patrimoni all’estero, e che sono sconosciuti all’ Agenzia delle Entrate, di fare pace con il fisco e di regolarizzare la loro posizione, anche sul piano penale, pagando le imposte scontata, e di ottenere uno sconto in alcuni casi.

La voluntary disclosure è entrata ancora di più in gioco quando si è parlato di rimpatrio di capitali dalla Svizzera. L’accordo voluto dal governo Renzi ha facilitato come già anticipato il rientro di liquidità nel nostro paese in maniera per così dire “agevolata”, ma ha anche aiutato la Svizzera stessa a ripulire la sua immagine negativa di un paese dove accantonare i proprio “risparmi” a mò di salvadanaio e tutelarli dalla fiscalità nostrana. Questo il lato positivo, quello negativo è stato ovviamente quello finanziario, soprattutto per Lugano e per il Canton Ticino che hanno visto emigrare flussi monetari verso l’Italia per cifre attorno a una quarantina di miliardi di euro. Oltre a questo, l’allontanamento è stato anche dettato dal crollo che rimarrà negli annales, del franco svizzero, per un tonfo attorno ai 100 pips nel giro di pochissimi minuti.

Cosa hanno in comune il rimpatrio capitali e il rimpatrio giuridico?

Qualora si voglia usufruire dell’istituto della voluntary disclosure per effettuare il rimpatrio capitali, si dovrà contattare l’Agenzia delle Entrate per ottenere il cosiddetto rimpatrio giuridico, con cui si va ad incaricare una fiduciaria italiana per la gestione dell’intero trasferimento dall’estero in Italia. Se si andranno a riportare letteralmente nel nostro paese le attività estere, allora ad occuparsi di ciò sarà una banca o un intermediario italiano.
Alessandro Galimberti, giornalista ed esperto di fiscalità internazionale del quotidiano economico finanziario “Il Sole24Ore” ha fatto sapere che:

“Il rimpatrio giuridico rappresenta tre quarti dell’intero ammontare, vuol dire che circa 45 miliardi sono rimasti all’estero e secondo una stima in Svizzera sono rimasti almeno 35 miliardi. In Italia è quindi rientrato poco”

 

 

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