Il riformismo quale Politica necessaria per uscire dalla Crisi Economica

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Quando usiamo la parola “riformismo” dobbiamo riflettere perché è una parola che fa pensare ad un processo in continuo movimento nel regolamentare la vita sociale di un Paese. Un muoversi senza respiro.

Altrimenti se non è cosi, non siamo di fronte al Riformismo ma a delle riforme una tantum, che per il loro accadere non sistematico, acquistano il vecchio sapore che ben conosciamo. Riformismo ha sostituito la classica parola di rivoluzione. Quest’ultima è una parola più sanguigna, più materiale, più popolana, più vicina alle classi povere, per cui la si capiva immediatamente.

Con l’avvento del ceto medio, della piccola e media borghesia, bisognava trovare una parola meno cruenta, più docile nell’esprimere le intenzioni, più sottile, capace di farsi intendere dalla borghesia, visto che si incammina verso questo ceto sociale.

Ma purtroppo rimane poco conosciuta per le classi più povere, le quali per vivere, devono lottare ancora fisicamente,materializzare il loro dissenso, fare appello alle loro forze originarie, perché non hanno altre armi, per il semplice motivo che sono proprio povere di tutto.
Ma per non perdere la originaria forza materiale, il riformismo non deve essere una discussione letteraria o filosofica.

Deve assurgere a sistema che porta avanti l’azione amministrativa con coraggiosa sistematicità, incidendo profondamente nel tessuto nazionale, tale da ristabilire equilibri nuovi, che diano più aspettative di uguaglianza nella scala di avanzamento nel Paese.
Se questo non avviene, allora non dobbiamo meravigliarci se movimenti di varia matrice sorgono e si affermano nel Paese.

Se il riformismo si attiva a sistema che consente la evoluzione sociale del Paese, senza sosta, allora non si avrà bisogno di essi perché il progetto di quei movimenti sarà entrato a far parte della nostra conoscenza come parte integrante del tessuto sociale e tutto questo lo potrà esprimere la politica.
Ma pur abbellendo la parola, sono convinto che, oggigiorno il riformismo deve servirsi di una penna che dovrà affondare negli strati più profondi della società, cosi come la parola rivoluzione lo ha fatto intendere in modo più esplicito nel passato recente.

Il riformismo deve saper vedere lontano l’evoluzione del Paese, per cogliere poi nel presente i programmi da assemblare secondo una traccia ben precisa.

Le riforme non devono solo scaturire da un bisogno contingente bensì da un obbiettivo a largo respiro perfettamente integrato nelle sue svariate componenti e naturalmente collegato con altri sistemi nazionali.

Il riformismo dovrà spingere ad adottare soluzioni sempre più strategiche, facendo in modo che siano ovunque rispettate le due importanti funzioni, quella della amministrazione e quella del controllo.

Tutto ciò per rendere trasparente le rispettive responsabilità in modo che il cittadino possa al momento opportuno avere precise indicazioni di scelta. Eviteremo cosi le indecisioni, come pure l’astensione, le quali poi sono determinanti ai fini dei risultati di scelta.

Avremo cosi una democrazia dinamica, più partecipativa, se resa più responsabile ai fini dei risultati raggiunti.

Il futuro è nella nostra mente, il passato è pur esso conservato nella nostra memoria, il presente è il momento magico che ci permette di viaggiare in avanti ed all’indietro come noi vogliamo. Avviamoci verso la gestione del bene quale moltiplicatore della conoscenza.

Il riformismo come motore del tempo, dovrà assurgere a conoscenza organizzata capace di vedere il lontano destino della gente.