Riforma pensioni ultime notizie: Proposta di Boeri ma BCE boccia

La stretta sulla riforma delle pensioni 2015 non semra arrivare. Anche Tito Boeri (presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, INPS) è in attesa di capire quali saranno le decisioni del Governo in merito. L’orientamento dell’esecutivo, infatti, sarà importante per comprendere la sorte di molti cittadini italiani. Ma facciamo un passo indietro.

Nei giorni scorsi è arrivata (come una doccia gelata, è il caso di dirlo!) la bocciatura da parte della BCE e dell’Unione Europea sulle proposte di flessibilità inerenti la riforma delle pensioni. Di fatto, il governo Renzi è stato costretto a fare un passo indietro in quanto le previsioni relative alle uscite dal sistema pensionistico erano fin troppo ottimistiche.

Queste, infatti, dipendevano per la maggior parte dal rilancio della produttività e dell’occupazione…e (come è stato ribadito più volte!) non è detto che ciò possa avvenire in tempi brevi! L’Unione Europea, secondo le ultime indiscrezioni, si è praticamente affidata alle riflessioni fatte da Tito Boeri: quest’ultimo aveva chiaramente allertato il governo sui costi relativi alla riforma del sistema pensionistico.

In sostanza, l‘uscita anticipata sarebbe potuta costare al governo fino a 10 miliardi di euro. La questione, quindi, è stata affrontata dallo stesso Draghi e dalla Bce: l’Italia ha un livello di occupazione molto bassa, e la produttività del lavoro (al momento) non prevede nessun tipo di rilancio.

Da qui, l’allarme dell’Unioone Europea: l’Italia spende troppo per la previdenza, ed urge (quindi) un cambiamento immediato. Il Premier Renzi, a questo punto, sembra aver mutato completamente il suo atteggiamento chiedendo il confronto con i sindacati.

A questo proposito, sembra che l’Inps di Boeri abbia richiesto per il prosismo 9 luglio un incontro con Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil per discutere sia sulle indicizzazioni delle pensioni che sul nodo inerenti i “rimborsi”. Non solo: sul tavolo verrranno messe questioni importanti quali l’uscita flessibile, e il possibile passaggio al metodo contributivo pieno. I sindacati pare abbiano accettato l’invito, ma la trattativa potrebbe rivelarsi davvero lunga (ed estenunate).

Il dibattito, in particolar modo, si concentra sulle possibili proposte inerenti la riforma del sistema pensionistico. La più quotata, ad oggi, semrba essere la “Quota 97”, ovvero 62 anni di età e 35 anni di contribuzione ma con una forma di penalizzazione dell’8% (la clausola salva-precoci, però, concederebbe la pensione piena con i 41 anni di contribuzione).

La Quota 100, invece, prevede 62 anni di età e 38 anni di contribuzione senza nessuna forma di penalizzazione, e la proposta Boeri, per ultima, propone il passaggio ad una forma contributiva piena. Parlando di costi, invece, le tre proposte porterebbero a tre strade diverse: la Quota 97 costerebbe 8,5 miliardi di euro, la Quota 100 sarebbe vicina ai 10 miliardi di eruo, e il metodo contributivo di Boeri porterebbe a liberare i fondi dalla previdenza.