Riforma Pensioni 2016: brutte sorprese nel DEF di aprile

La Riforma Pensioni 2016 è ancora ferma al palo. Sono molti i problemi da risolvere, la maggior parte dei quali causati dalla Legge Fornero, dunque numerosi sono gli interessi contrapposti. E’ evidente: conciliarsi appare quasi impossibile, anche perché la coperta delle risorse finanziarie è troppo corta. Accontentando una categoria, si rischia di creare malumore nell’altra. Sicché anche solo pensare a un aggiustamento della legislazione presidenziale significa condurre una estenuante partita a scacchi. A giudicare dal livello dello scontro che coinvolge politica e istituzioni, il compromesso appare ancora lontano. Di recente è stata aggiunta ulteriore carne al fuoco: il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha parlato del DEF di aprile.

Riforma Pensioni 2016

Riforma Pensioni 2016 ultimissime: la questione del DEF

Con l’acronimo DEF si indica il Documento di Economia e Finanza, ossia la relazione preliminare che fungerà da base per la redazione della Legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria), che verrà votata a fine anno. La sua funzione è settare l’agenda, quindi elencare in maniera piuttosto approssimativa gli elementi che poi verranno sviluppati nella fase successiva. In molti pensavano di trovare indicazioni “sull’affaire pensioni”. E’ ovvio: si è detto nei mesi scorsi che una riforma nell’immediato è impossibile, visti i vincoli di bilancio, dunque qualche contentino nella Legge di Stabilità sarebbe bene accetto oltre che scontato.

E invece, ecco la doccia fredda. Piero Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, ha rivelato che il DEF di aprile non conterrà alcun riferimento a modifiche del sistema pensionistico. A onor del vero va specificato che, nel corso della stessa dichiarazione, non ha escluso una presenza del tema nella Legge di Stabilità.

A frenare il Governo, oltre ai classici problemi dal punto di vista del bilancio, anche le ultime statistiche diramate dall’Inps, che impongono un momento di riflessione. L’ultima ricerca ha rivelato la presenza di oltre mezzo milione di pensionati di lungo corso, ossia che recepiscono l’assegno da oltre trentasei anni (che fa il paio con un’altra statistica inquietante). La responsabilità di ciò va alle normative passate, che consentivano di andare in pensione molto presto, magari con quattordici anni di contribuzione.

Riforma Pensioni 2016 novità: tra quota 41 e taglio dell’assegno

In questo contesto, si segnala il botta e risposta tra lo stesso Baretta e il numero uno dell’Inps, Tito Boeri. Quest’ultimo, in concorso  con il piddino Cesare Damiano, ha parlato nuovamente della necessità di introdurre la “quota 41” (pensioni con quarantuno anni di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica). Soprattutto, ha espresso la necessità di procedere con un taglio sugli assegni contributivi che appaiono immeritati e troppo abbondanti. Una sorta di redistribuzione forzata.

Baretta non si è dimostrato d’accordo, in quanto il provvedimento di Boeri significherebbe aggredire dei diritti acquisiti, il ché non appare granché costituzionale. In seguito ha rilanciato, affermando che l’impianto generale della Legge Fornero va difeso. Il motivo? Ha salvato l’Italia dalla speculazione finanziaria e dal default certo.

Nel frattempo, polemiche a parte, si lavora per trovare una soluzione. L’idea di Matteo Renzi è quella di creare una specie di finanziamento convenzionato, simile al prestito vitalizio, chiamato informalmente “prestito pensionistico“. Alcuni lavoratori anziani smettono di lavorare ma non accedono al trattamento pensionistico prima di qualche anno. Nel mentre, usufruiscono di un prestito che sostituisce il reddito/pensione in via del tutto provvisoria.