Riforma Madia su società partecipate: quanto si può risparmiare?

Con le società partecipate gli enti pubblici fanno impresa, ma aggiungono sprechi su sprechi a quelli che già caratterizzano la pubblica amministrazione in Italia. La galassia delle società partecipate pesa come un buco nero sui bilanci nazionali: migliaia di stipendifici che si muovono come privati, ma a spese del pubblico e sui quali persino la magistratura contabile afferma di avere le mani legate.

riforma Madia su società partecipate Credits funzionepubblica.gov.it
Il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia

All’inizio del 2016, con l’arrivo dei primi decreti attuativi, la riforma Madia della Pubblica amministrazione è entrata nel vivo anche per quel che riguarda il suo obiettivo principale: la riduzione da circa 8.000 a 1.000, circa l’85% in meno, delle imprese con partecipazione pubblica, sia a livello nazionale che locale. Quanto può farci risparmiare la riforma Madia se dovesse riuscire a vincere le forti resistenze che sta già incontrando e a mantenere le sue promesse?
Uno studio di Confindustria fa i conti: le amministrazioni statali e locali, spesso con lo scopo di aggirare i vincoli di bilancio e sfuggire ai controlli della Corte dei Conti, si lanciano in costose partecipazioni societarie, con oneri per i contribuenti che ogni anno ammontano a quasi 23 miliardi. Se si tagliassero quelle società partecipate che non erogano alcun tipo di servizio pubblico, ossia i due terzi di esse, i conti pubblici sarebbero più leggeri per 12,8 miliardi.

Nelle società partecipate gli amici della casta

I maggiori privilegiati d’Italia non siedono più in Parlamento. I partiti, per rinverdire le proprie file, li hanno spediti a dirigere le partecipate, con tanto di mega stipendi e auto blu. Politici bocciati alle elezioni, amici e familiari piazzati in consigli d’amministrazione e collegi sindacali di imprese di Stato, agenzie e consorzi a partecipazione pubblica: un esercito di 30 mila persone che dipendono ufficialmente da imprese private ma vengono pagati con soldi pubblici. E a piene mani. L’ex ragioniere generale della Regione Sicilia, ad esempio, è stato messo a capo della società finanziaria Irfis con uno stipendio di 212 mila euro l’anno: più di quanto percepiva per l’incarico istituzionale.

Società private con fondi pubblici

Le privatizzazioni delle utility pubbliche all'origine della nascità di molte società partecipate. Credits Nicola Angrisano flickr
Le privatizzazioni delle utility pubbliche all’origine della nascità di molte società partecipate.

Il presidente dell’Upi Antonio Saitta lo ha denunciato già da tempo: l’utilizzo di società partecipate e altri enti strumentali da parte delle amministrazioni pubbliche sta divenendo una fonte d’abuso sempre più diffusa, attraverso la quale si eludono i patti di stabilità e i controlli contabili dello Stato. Un fenomeno sospinto dai continui piani di privatizzazione e nei confronti del quale le norme varate negli ultimi anni si sono rivelate inefficaci: in alcuni casi le novità legislative, a giudizio di Confindustria, riescono addirittura a indebolire ulteriormente i presidi di rigore imposti in precedenza.

Le cifre delle partecipazioni pubbliche

Secondo il Centro Studi di Confindustria, che riprende dati ministeriali, le amministrazioni pubbliche sia centrali che locali detengono circa 40.000 partecipazioni in 7.712 organismi esterni. L’onere complessivo sostenuto dalle pubbliche amministrazioni per il mantenimento di questi organismi è stato pari complessivamente a 22,7 miliardi in un anno, circa l’1,4% del Pil. Il 63,9% di questi enti producono servizi che con il pubblico non hanno nulla a che fare: se si eliminassero si risparmierebbero quasi 13 miliardi.

Società partecipate con deficit cronici

Credits robinbos flickrI calcoli del Centro Studi di Confindustria rivelano che oltre un terzo delle società partecipate ha registrato una perdita netta, con un aggravio per le finanze pubbliche intorno ai 4 miliardi. Per il 7% di queste società il bilancio in negativo non è una novità: i deficit si susseguono da almeno tre anni consecutivi, con un onere per le pubbliche amministrazione stimabile in 1,8 miliardi. E i loro debiti sono spesso omessi dai bilanci degli enti pubblici, per evitare di dichiarare il dissesto finanziario e il default.

Con le imprese di Stato il mercato non è più libero

L’eliminazione degli organismi partecipati di interesse non generale permetterebbe non solo di liberare risorse utilizzabili per ridurre il debito pubblico e la pressione fiscale sui cittadini, ma anche di sgomberare il mercato da un elemento di turbativa: lo Stato. La presenza statale nell’economia, a giudizio dell’associazione italiana degli industriali presieduta da Vincenzo Boccia, è in questo caso impropria, perché con le società partecipate le amministrazione pubbliche sfruttano una posizione dominante e la possibilità di eludere i vincoli nel reclutamento del personale e nell’acquisto di beni e servizi.

Società partecipate: la chiave per aggirare il patto di stabilità interna

La banca dati del Ministero dell’economia rivela che i costi degli enti strumentali crescono di anno in anno, nell’ordine del miliardo di euro ad ogni cambio di calendario. L’utilizzo più diffuso delle società partecipate lo fanno gli enti locali, che spesso se ne avvalgono per eludere i vincoli di finanza pubblica. Per Confindustria, in testa vi sono, per costo, le istituzioni che hanno sede legale nel Lazio (9,5 miliardi), seguite da quelle in Lombardia (5,5 miliardi), Veneto (1,1 miliardi) e Piemonte (1 miliardo).

Il buco nero del Lazio

Credits NASA Goddard Photo and Video flickrNel Lazio quella delle società partecipate è una vera e propria galassia, anzi, un buco nero che inghiotte ogni anno centinaia di milioni dalle casse regionali. I giudici contabili ammettono che all’oggi regna un’assoluta incertezza, anche da parte degli stessi organi regionali, sul numero e la natura degli enti che affiancano la Regione Lazio nell’assolvimento dei compiti istituzionali. Di certo, negli ultimi anni le partecipate si sono moltiplicate, con un unico apparente scopo reale: creare posti di lavoro da distribuire in maniera clientelare.

Società partecipate: denaro pubblico sottratto ai controlli

La natura giuridica delle società partecipate rende difficile l’eliminazione degli sprechi pubblici che le attraversano. Sia le ex municipalizzate che le aziende strumentali create più di recente, infatti, sono strutturate come società per azioni. Anche se le amministrazioni pubbliche ne detengono la maggioranza, la giurisdizione appartiene ai tribunali ordinari, come precisato dalla Cassazione, e soltanto i soci possono adire una causa per eventuali danni.

Gli sprechi con l’impunità

Credits Peter Glyn flickrI giudici della Corte dei Conti hanno dunque le mani legate anche qualora emergano sprechi che causano un danno patrimoniale alle casse pubbliche, magari trascinando nel dissesto gli enti di riferimento, e il risarcimento degli sperperi risulta sempre incerto. In questo modo, come denunciato dall’ex procuratore generale della Corte Salvatore Nottola, viene a mancare l’iniziativa pubblica, a cura di un pubblico ministero neutrale e indipendente, il che equivale a una sorta di impunità. Link: i dati del Centro Studi di Confindustria sulle società partecipate in Italia