Riforma del lavoro, ecco quella epocale da parte di Virgin

Il dibattito in Europa sul tema del lavoro sta vivendo una fase controversa. Se da un lato è riconosciuta la necessità di risollevare i consumi, dall’altro si sta spingendo per una contrazione dei diritti dei lavoratori. Il tutto, almeno ufficialmente, sotto la bandiera della competitività. Sicché la maggior parte dei paesi membri, piuttosto che creare vantaggio competitivo attraverso l’innovazione, sta pensando di farlo attraverso la svalutazione del lavoro stesso. Un terreno nel quale l’Europa – almeno contro i paesi BRIC – non può assolutamente vincere.

In Italia Governo e sindacati si stanno scontrando sull’articolo 18. L’esecutivo vorrebbe abolirlo, più per “fare un piacere” ad alleati e Unione Europea a dire il vero. In ogni caso, la questione ha generato un botta e risposta febbrile che ha toccato anche altri punti, come quella dell’estensione/riduzione delle garanzie per i lavoratori.

In Francia, a tenere banco sono le proposte del presidente della Confindustria d’oltralpe, Pierre Gattaz. Se l’ideale di fondo in Italia è la flessibilità, a Parigi è la competitività. Per essere competitivi è necessario lavorare di più, e magari con qualche diritto in meno. E’ questa la sintesi delle proposte avanzate di recente dal dirigente transalpino.

Nello specifico, ha chiesto di aumentare il numero di ore di lavoro, di diminuire la soglia del salario minimo garantito, di eliminare qualche giorno festivo. Insomma, la volontà sembra quella di cancellare tutte le conquiste fatte nell’ultimo secolo e mezzo. Se questo è il futuro, assomiglia un po’ troppo al passato.

Mentre Italia e Francia fanno a gare per tagliare i diritti, c’è chi negli Usa compie scelte di segno opposto. Il riferimento è a Richard Branson, numero uno della multinazionale Virgin. Non è solo un imprenditore: negli anni ha acquisito la caratura di influencer politico. Certo, a incidere è anche la “spettacolarità del personaggio” che i suoi consulenti in comunicazione sono riusciti a cucirgli addosso. Dunque il dubbio che la sua proposta sia una boutade pubblicitaria rimane, ma è comunque impossibile non parlarne e, soprattutto, metterla in relazione a quanto sta accadendo in Europa.

Cosa ha proposto Branson? In sintesi, ha abolito l’orario di lavoro. Proprio così. In Italia si tagliano gli straordinari, in Francia si aumentano le ore lavorative e Brenson permette a tutti i lavoratori di lavorare “quando pare a loro”.

L’approccio del magnate statunitense è in verità più complesso. L’orario di lavoro muore, ma l’importanza del “progetto” aumenta. Ecco cos’ha dichiarato Brenson in una recente intervista: Contano i risultati, non le ore che passi in ufficio. Ora sarà possibile assentarsi un’ora al giorno, una settimana o un mese, senza che nessuno faccia domande”.

Branson ha ricevuto alcune critiche ma a queste ha risposto citando addirittura una case history: “Ho un amico la cui società ha fatto la stessa scelta e che ha visto un miglioramento in ogni ambito, arrivando a un picco sia rispetto alla creatività che alla produttività dell’azienda”. A fianco di Virgin, almeno a livello ideale, c’è Google. Larry Page è infatti noto anche per le sue riguardo ai ritmi di lavoro: “Per essere felici si deve lavorare meno. L’idea che tutti debbano lavorare freneticamente è semplicemente non vera”.