Riforma Fornero: Cronaca di un Disastro annunciato

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A un convegno dell’Aifi di Milano il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha giudicato positivamente la sua esperienza al governo. In particolare, si è complimentata con se stessa per la riforma del lavoro. “Mi darei un bel sette”, ha dichiarato. Tali complimenti rischiano però di essere gli unici. La riforma del lavoro non è piaciuta a nessuno. Non è piaciuto nemmeno ai parlamentari che sono stati costretti a votarla (è stata la legge più emendata della storia della Repubblica). Non è piaciuta soprattutto ai lavoratori, dal momento che è stata responsabile di un peggioramento diffuso dei parametri occupazionali. Le intenzioni della Fornero erano la lotta al precariato e la flessibilità, tanto in uscita quanto in entrate, e – soprattutto – il calo del tasso di disoccupazione. Ebbene, dopo quasi un anno è possibile affermare senza tema di smentita che tutti gli obiettivi sono stati falliti. A comprovarlo è uno studio della Cgia di Mestre, istituto apprezzato per la sua imparzialità.

Capitolo precari

La riforma punta a disincentivare i contratti precari imponendo, di fatto, un passaggio al contratto a tempo indeterminato o un contratto con maggiori tutele. Ebbene, la ricerca rivela che solo il 5% dei precari è stato assunto a tempo indeterminato dopo la fine del contratto e solo il 4% è passato a un contratto con maggiori tutele. Di contro, il 22% è stato costretto a firmare un contratto peggiore e il 27%, addirittura, ha perso il lavoro. E’ stato licenziato. Da questo punto di vista, la riforma si è rivelata una catastrofe. L’obbligo contrattuale, senza incentivi per chi assume e senza risorse, si è rivelato una misura controproducente.

Flessibilità

Il sogno della flessibilità senza la precarietà è uno dei miti del liberismo, e la riforma Fornero lo dimostra ancora una volta. Per l’amor di Dio, una certa flessibilità c’è stata, ma solo nella sua versione più lugubre: l’uscita dal mercato del lavoro. I numeri sono sconfortanti: da luglio a settembre 2012 sono stati mandati a casa 57mila lavoratori a progetto. Da luglio a dicembre 2012 sono andati persi, invece, 300mila posti di lavoro.

Partite Iva

La conseguenza più tragica della riforma Fornero è la proliferazione delle Partite Iva. E’ logico: le aziende non hanno i soldi per assumere, se lo fanno sono costrette a passare al contratto a tempo indeterminato e dunque… Non rimane loro che giocarsi la carta “partite Iva”. Un lavoratore indipendente non può arrancare pretese sulle tutele e alleggerisce la pressione fiscale. Peccato si trattino di finti lavoratori indipendenti e che dietro la Partita Iva ci sia, nella stragrande maggioranza di casa, una condizione lavorativa identica – negli oneri ma non nei diritti – agli assunti “tradizionali”. Valga una cifra per tutte: 549mila. Questo il numero delle Partite Iva aperte nel 2012. Più 2% rispetto al 2011, ma più 8% se si considera la fascia di professionisti al di sotto dei 35 anni. Insomma, il fenomeno riguarda i giovani. Giovani che, sempre più spesso, si vedono costretti a cedere i loro diritti per poter entrare nel mondo del lavoro.

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