Riforma del catasto e maggior coinvolgimento dei comuni

Si torna a parlare di riforma del catasto con le parole del viceministro dell’economia, Luigi Casero, il quale ha riconfermato l’intenzione di ritornare sulla riforma prevedendo l’invarianza di gettito a livello comunale.

Modifica rendita catastale
riforma rendita immobiliare

Riforma del catasto 2015

Per ora la riforma del catasto è stata messa in pausa da parte dell’esecutivo per necessita più urgenti, come ad esempio l’approntamento delle riforme del Def. Tuttavia gli addetti ai lavori continuano a lavorare sulla riforma con l’intento di introdurre un sistema integrato nel quale sia contemporaneamente possibile reperire informazioni tecniche, censuarie, dei dati Omi e relativi agli immobili. Come riferito dallo stesso vicedirettore Gabriella Alemanno, la riforma è stata per ora fermata in relazione alle stime degli immobili, ma è comunque proseguita l’attività di aggiornamento dei database. Pertanto all’interno delle banche dati sono state eliminate le particelle catastali incoerenti (solo nel 2015 ne sono state trovate oltre 650 mila), sono stati corretti i classamenti giudicati non normali, è stato introdotto il classamento in metri quadri delle unità (informazioni disponibili a partire dal 9 novembre del 2015).

Il presidente dei geometri, Maurizio Savoncelli, ha introdotto l’argomento di un maggior coinvolgimento da parte dei tecnici all’interno della procedura di riforma del catasto (basti pensare che nel 2015 i geometri hanno effettuate circa 1 milione e 260 mila Docfa, procedure necessarie per variazioni o nuove costruzioni). Savoncelli ha inoltre posto l’accento sul necessario scambio di informazioni tra Agenzia e professionisti,  nonostante le comunicazioni siano inviate sempre più in modalità telematica.

Riforma del catasto dei fabbricati

Nel processo di riforma sarà necessario inoltre un sempre maggior coinvolgimento degli enti comunali, che nel passato non sono stati coinvolti nel processo di manutenzione della propria base imponibile, ossia nel corretto processo di attribuzione della rendita catastale ai vari immobili (al riguardo occorre segnalare che sono numerose le città che presentano unità immobiliari a rendita zero in quanto immobili in costruzione o collabenti). I comuni grazie alla riforma del catasto hanno quindi la possibilità di rivedere le rendite catastali degli immobili ubicati nel territorio comunale garantendo maggiore equità a livello di prelievo fiscale.

Per completare il processo di riforma del catasto sarà però necessario garantire ai cittadini  che non vi saranno eccessivi rincari nella tassazione e che non saranno attuate misure che non garantiscono l’equità nel prelievo tributario. In tale ottica occorre leggere l’abolizione della tassazione sulle prime case tenuto conto che, come dichiarato dallo stesso direttore generale Lapecorella, le prime case sono possedute dal 36 % e per il 40 % da cittadini pensionati.