Responsabilità e solidarietà: valori aggiunti dell’economia

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La responsabilità è frutto della convivenza nella comunità, altrimenti non avrebbe motivo di esistere al di fuori della stessa non essendoci soggetto cui fare riferimento. Quindi la responsabilità è necessaria nel contesto della comunità perché devono essere rispettate le regole, la metodologia.

L’osservanza degli obbiettivi fissati dalla comunità.

D’ altra parte la responsabilità si poggia sulle singole solidarietà dei componenti della comunità. E solidarietà non vuol significare solo assistenza finanziaria ai più bisognosi bensì reciprocità di interessi e benefici tra soggetti che vivono nella comunità. Avremo allora che la solidarietà ha la forza di generare valore da distribuire tra la comunità.

Solidarietà nel risolvere i problemi, solidarietà nel rischio, solidarietà nella spartizione del valore aggiunto, solidarietà nella difesa dei principi, solidarietà nelle battaglie per raggiungere gli obbiettivi comuni.

Come si vede, tutte queste solidarietà devono essere organizzate e per far questo è necessaria la responsabilità individuale e collettiva. Quella di ognuno di noi insieme a quella che la comunità affida ad altri per coordinare l’amministrazione economica.

Allora possiamo sicuramente affermare che la solidarietà operante nella economia ha bisogno della responsabilità dei soggetti altrimenti non produce valore aggiunto e quindi non è competitiva.

Solidarietà e responsabilità sono quindi concetti che vivono insieme nello stesso corpo sociale.

Devono necessariamente coesistere per rafforzare il sistema, sono le chiavi per attivare lo sviluppo di un Paese, sono i famosi valori che oggi mancano, o quando ci sono, sono affievoliti.

Quindi la solidarietà dovrà essere “utilizzata“come strumento sociale capace di rendere effettivo e reale il sentimento di partecipazione per la risoluzione dei problemi delle classi meno abbienti.

La ricchezza prodotta dalla collettività del paese non può essere negata in fase di distribuzione a componenti che per loro non colpa non abbiano potuto partecipare in forma diretta ed attiva alla produzione della stessa ricchezza.

Il residuo non utilizzato di risorse, di capacità, di queste forze che non hanno avuto modo di esercitare e riversarsi in una qualsiasi attività di lavoro non può essere cancellato, ma deve diventare una riserva attiva e pronta a cui far ricorso non appena la società darà loro l’occasione e l’opportunità. E questa occasione ed opportunità deve nascere da un’esigenza di porsi il problema di questo residuo o riserva attiva facendo diventare il problema che è necessario affrontare in una prospettiva dinamica, in un contesto globale che tenga conto di tutte le potenzialità di crescita dei soggetti attraverso una gestione di accumulo di esperienze da destinarsi quanto prima alla realtà di lavoro del mercato. Non dimentichiamo che questo residuo non utilizzato è la conseguenza di una politica che ha prediletto l’aspetto competitivo dello stile di lavoro e di rapporti e non invece quello collaborativo” (Tagliagambe – Usai 1996).

E’ necessario legarsi ad un diverso tipo di cultura economica che il Paese dovrà cominciare a portare avanti se vuole veramente allinearsi con le società avanzate. Quella cultura che deve dare sempre più importanza ai valori immateriali dell’impresa concepita come sistema ordinato che si inserisce armonicamente nel tessuto economico nazionale.

Solo quando un sistema è organizzato in un modo “integrato può essere in grado di produrre ricchezza e quindi occupazione”.