Regioni a statuto speciale: quali sono e come funzionano

Istituite nell'immediato dopoguerra, ancor prima delle Regioni ordinarie, hanno una propria autonomia amministrativa e finanziaria

Se è vero che le regioni a statuto ordinario furono istituite soltanto nel 1970, quelle a statuto speciale sono nate entro un ventennio dal dopoguerra. Una regione a statuto speciale gode di particolari forme e condizioni di autonomia. L’esigenza di una tale autonomia deriva dalle loro caratteristiche socio-linguistiche e/o dalle loro caratteristiche geografiche. Pertanto si ritenne opportuno concedere loro particolari privilegi. Sebbene, soprattutto all’emergere di notizie di scandali o abusi, tale autonomia viene sovente criticata e messa in discussione. Di seguito vediamo quali sono le regioni a statuto speciale, quando sono nate e come funzionano.

Quali sono le regioni a statuto speciale

Le Regioni a statuto speciale sono cinque:

  • Sicilia, prima a nascere tramite regio decreto n.455 del 15 maggio 1946, convertito nella legge costituzionale n.2 del 26 febbraio 1948;
  • Sardegna, mediante legge costituzionale n.3 del 26 febbraio 1948;
  • Valle d’Aosta, mediante legge costituzionale n.4 del 26 febbraio 1948;
  • Trentino-Alto Adige, legge cost. n.5 del 26 febbraio 1948. Essa è costituita a sua volta dalle Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione e dello stesso statuto speciale;
  • Friuli-Venezia Giulia, legge cost. n.1 del 31 gennaio 1963.
regioni a statuto speciale
In rosso le cinque regioni a statuto speciale

Si noterà il ritardo di ben 15 anni con cui è stata costituita l’autonomia del Friuli-Venezia Giulia. Tale ritardo fu determinato dalla delicata posizione geografica in cui essa si trovava, considerando anche la Guerra fredda in atto. In quanto, fino alla rottura di Tito con l’URSS, vi correva la divisione tra il blocco occidentale e quello socialista. Lo Statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia fu approvato con l. cost. n° 1 del 31 gennaio 1963. I territori di questa Regione furono anche teatro di pesanti scontri e diatribe durante la II guerra mondiale con la vicina ex Jugoslavia.

Da anni, la Lega Nord chiede che anche Lombardia e Veneto diventino regioni autonome, poiché, a loro dire, versano troppe tasse in favore dello Stato centrale e per il Sud. Nel 2014, la Regione Lombardia ha avviato l’iter del referendum per chiedere l’autonomia della Lombardia.

Come funziona lo statuto speciale delle Regioni a statuto speciale

Come dice il nome stesso, tali Regioni godono di uno Statuto speciale. La differenza con quello a statuto ordinario, detto invece statuto di diritto comune, è che mentre lo statuto ordinario è adottato e modificato con legge regionale, lo statuto speciale è adottato con legge costituzionale, così come ogni sua modifica. In realtà, tramite riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, anche le regioni a statuto ordinario hanno accresciuto la propria autonomia, soprattutto per un aumento delle materie con competenza concorrente tra Stato e Regione. Al punto che si parla di una riduzione delle differenze tra i due tipi di Regione.

Per ovviare a ciò, tramite legge costituzionale n. 2/2001, le Regioni a Statuto speciale possono deliberare leggi statutarie (o “di governo”). Questa categoria di atti si differenzia da una normale legge regionale, perché:

  • necessita di una sola approvazione a maggioranza assoluta del Consiglio regionale;
  • è sottoponibile a referendum confermativo preventivo su richiesta entro 3 mesi dalla pubblicazione (notiziale) da parte di 1/5 dei consiglieri regionali o di 50.000 iscritti agli albi elettorali regionali;
  • è sottoponibile a controllo preventivo di costituzionalità su richiesta entro 30 giorni dalla pubblicazione (notiziale) da parte del Governo.

In realtà, la Regione o la Provincia a statuto speciale infatti può regolare con legge statutaria la materia elettorale, la forma di governo, l’iniziativa legislativa popolare ed il referendum, ma non può porre norme di principio analoghe alle norme programmatiche statutarie degli Statuti ordinari.

I principi stabiliti negli statuti speciali vengono definiti da una Commissione paritetica Stato-Regione con i decreti legislativi di attuazione, che si differenziano dai decreti legislativi ex art. 76 giacché non necessitano di apposita legge di delega.

Autonomia legislativa delle Regioni a statuto speciale

Le regioni a statuto speciale godono di autonomia legislativa, detta anche potestà, che può essere di tre tipi:

  • la potestà esclusiva, che è la più caratteristica;
  • la potestà legislativa concorrente, che incontra gli stessi limiti delle Regioni ordinarie, ma si differenzia da esse per le materie elencate;
  • potestà integrativa e attuativa, grazie alla quale le Regioni a statu speciale possono creare norme su determinate materie, al fine di adeguare la legislazione statale alle esigenze regionali. Riservando le materie residuali allo Stato.

Autonomia amministrativa delle Regioni a statuto speciale

come funzionano regioni a statuto speciale
Con la riforma del Titolo V la differenza tra regioni speciali e ordinarie si è assottigliata

Anche dopo la riforma del Titolo V (legge 131/2001) Regioni e Province a Statuto speciale basano la propria autonomia amministrativa sempre sul “parallelismo delle funzioni”. Pertanto, la competenza amministrativa generale non è attribuita ai Comuni, come invece accade nelle Regioni a Statuto ordinario in virtù del nuovo art. 118 comma 1 della Costituzione, ma continua a valere il modello della “amministrazione indiretta necessaria” secondo il modello del vecchio art. 1183, ovvero della delega di esercizio agli enti locali da parte delle Regioni. La riforma del Titolo V ha trasferito alle regioni ulteriori competenze prima spettanti allo Stato e affermando la sopravvivenza del parallelismo delle funzioni nelle Regioni e Province a Statuto speciale con gli enti locali.

Autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale

Le cinque Regioni a statuto speciale hanno sempre goduto fin dall’inizio di una certa autonomia finanziaria, tanto da alimentare il tentativo di “migrazione” verso la Regione speciale di Comuni posti a confine con le Regioni ordinarie. D’altronde, nel 2000 è stato calcolato che la spesa media pro capite di un ente a Statuto speciale era praticamente il doppio di quella di un ente ad autonomia ordinaria (3257 euro contro 1852 euro). Tale differenza deriva dal fatto che le Regioni e Province ad autonomia speciale hanno sempre goduto della possibilità di istituire con legge tributi propri, cosa che le Regioni ordinarie hanno potuto fare solo dopo la riforma del Titolo V. Inoltre la percentuale di compartecipazione ai tributi erariali è più alta tra il 5% ed il 100% di quella delle Regioni ordinarie. Comunque, la riforma del Titolo V ha assottigliato la differenza anche in questo campo.