Referendum Catalogna: cosa succede ora

Nonostante il clima teso e il fatto che l’espressione di voto democratica sia stata letteralmente repressa nel sangue dalle autorità spagnole – tanto da rievocare il periodo della dittatura franchista – il referendum nella regione spagnola della Catalogna è stato un successo. Infatti, il “sì” all’indipendenza della Catalogna ha ottenuto il 90% dei voti, malgrado il fatto che si siano verificate pesanti cariche e spari da parte della polizia inviata da Madrid. Il “no” ha raggiunto solo il 7,87% dei voti. A votare ci è andato il 42,3% degli aventi diritto, ossia 2,26 milioni di catalani. Dati che potevano essere ancora più alti se il governo centrale non avesse usato la forza intimidatoria e la repressione. Chiudendo molti seggi ed impedendo di votare.

Ma non essendoci Quorum per il referendum catalogna, il Sì ha comunque vino. Non ha dubbi il leader della Catalogna, Carles Puigdemont, il quale afferma che in quella che lui definisce una “giornata di speranza e sofferenza”, i catalani hanno ottenuto “il diritto a uno Stato indipendente in forma di Repubblica”.

Ma cosa succede ora dopo il referendum in Catalogna? E quali conseguenze ha avuto sulle borse? Vediamolo di seguito.

Referendum Catalogna: i fatti e le reazioni

Puigdemont ha poi aggiunto che nei prossimi giorni il governo regionale catalano invierà i risultati del voto al parlamento catalano, per ratificare definitivamente l’indipendenza. Ha poi aggiunto che l’Unione europea non può voltarsi dall’altra parte, anzi si auspica una risoluzione internazionale. Ma l’Ue ha già fugato ogni dubbio sulla sua posizione: “E’ una questione interna spagnola”. Il leader catalano ha poi detto di aver incassato la solidarietà di altre regioni spagnole e si dice disposto a dialogare con governo centrale con sede a Madrid, purché ritiri le migliaia di agenti inviati da quest’ultimo in terra catalana al fine di impedire il referendum. E vuole anche istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulle violenze consumatesi domenica, con 893 persone inermi rimaste ferite. Tra le quali anche persone anziane, come certificano alcune foto circolate sul web.

Il day after

Nel day-after di lunedì 2 ottobre, migliaia di persone si sono ritrovate a mezzogiorno davanti a municipi, imprese, scuole catalane per manifestare il proprio dissenso. Per poi ritrovarsi tutte verso la piazza dell’Università, cantando slogan ostili al premier Rajoy e in favore della repubblica catalana. A proposito, cosa dice il Premier spagnolo Mariano Rajoy? Il quale peraltro ha incassato critiche trasversali per come ha gestito il referendum. Intanto, ha convocato un vertice nel pomeriggio con i leader di tutti i partiti spagnoli per “riflettere sul futuro”. Poi ha incontrato i leader dei partiti di opposizione, Psoe e Ciudadanos, ossia Pedro Sanchez e Albert Rivera, i quali hanno comunque appoggiato a sua strategia in Catalogna. Le parti devono attuare una nuova strategia. Ma difficilmente il governo centrale spagnolo darà concessioni. Come fa capire già il coordinatore generale del Partido popular (Pp) al governo, Fernando Martinez-Maillo. Il quale esorta la Catalogna a tornare nella legalità e nell’ambito della Costituzione, giacché fuori da ciò non è possibile alcun dialogo. Poi rincara la dose affermando che alcuni risponderanno di quanto fatto davanti alla giustizia.

Cosa dice l’Unione europea

Intanto, l’Unione europea, come le stelle, sta a guardare. Ritiene come detto che sia una questione interna, sebbene, per bocca del portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, ammonisce tra le righe Rajoy poiché la violenza non porta da nessuna parte. La portavoce ha però già avvertito che un referendum che fosse in linea con la costituzione spagnola e che portasse ad una effettiva indipendenza, resterebbe fuori dal territorio dell’Ue. Sicuramente il Parlamento europeo, che punta per forza di cose all’unità dei Paesi del vecchio continente, non può certo ammettere che all’interno di uno di essi si creino siffatte secessioni. Peraltro, stiamo parlando della regione più ricca della Spagna. E una sua fuoriuscita dal Paese destabilizzerebbe non solo esso, ma anche i già labili equilibri economici dell’Unione europea.

Quasi 900 feriti, usati anche proiettili di gomma

Fatto sta che l’atteggiamento violento e autoritario del governo spagnolo è ritenuto inaccettabile e lascerà sicuramente degli strascichi. Come detto, secondo le autorità catalane, i feriti sono stati 893, di cui due gravi. Mentre un centinaio di denunce sono già state presentate dai feriti contro la polizia spagnola. Madrid, da parte sua, parla di dodici agenti feriti e tre persone arrestate. Sono stati chiusi 92 seggi e ciò ha inciso pesantemente sul numero dei votanti (poco più del 40%). I numeri però sono in disaccordo con quanto asseriscono le autorità catalane, secondo le quali ad essere chiusi sono stati chiusi 319 seggi sui 2.300 aperti in tutta la regione. A

La polizia nazionale e la guardia civil una volta entrati nei seggi, hanno sequestrato le urne e cercato di impedire il voto. In alcune zone ci sono stati scontri e la folla è stata spostata con la forza. A Barcellona alcuni video mostrano come la polizia abbia persino sparato contro le persone usando proiettili di gomma. Ferendo una persona anziana e colpendo l’occhio di un manifestante. Sono poi stati utilizzati un po’ ovunque lacrimogeni e manganellate, anche contro dei vigili del fuoco che presiedevano un seggio. Una persona è stata colpita a un occhio e un’anziana è rimasta ferita. La Catalogna vuole portare la Spagna dinanzi ai tribunali internazionali per violazione dei diritti umani. Lo stesso Puigdemont è stato costretto a cambiare seggio per votare.

Dove si trova la Catalogna

Assodato che la Catalogna si trova in Spagna, dove si posiziona geograficamente? Trattasi di una regione situata all’estremità nord-orientale della penisola iberica, tra i Pirenei e il Mediterraneo. Estesa per oltre 32mila Kmq, ha una popolazione di 7 522 596 abitanti. Capoluogo è Barcellona, che ne diventerebbe la capitale in caso di secessione. Confina a nord con Francia e Andorra, a ovest con l’Aragona, ad est con il mar Mediterraneo, e a sud con la Comunità Valenzana. Si compone di quattro province: Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona.

Referendum Catalogna, batosta spagnola anche per le Borse

Non solo i catalani, ma anche la borsa spagnola esce dal referendum del primo ottobre con le ossa rotte. Infatti, se in generale le principali piazze sono state caratterizzate da una seduta in lieve rialzo – Milano +0,51%, Londra +0,9%, Francoforte +0,58%, Parigi +0,39% – Madrid accusa pesantemente il colpo delle tensioni causate dal referendum catalano. Facendo registrare un calo dell’1,79%. Wall Street chiude con tutti e tre i

listini che aggiornano i record: Dow Jones +0,7% a 22.559,24 punti, l’S&P 500 +0,4% a 2.529,23 e Nasdaq +0,3% a 6.516,17 punti.

Il referendum catalano si è fatto sentire soprattutto sugli spread: il differenziale di rendimento tra Btp e Bund ha chiuso in rialzo a 175 punti con il rendimento del decennale italiano al 2,14%. Il differenziale tra Bonos e Bund si è allargato invece a 120 punti, crescendo di oltre 7 punti, con tasso decennale iberico all’1,68%. Questo è solo un assaggio di quanto potrebbe accadere in Borsa se la secessione si consumasse davvero. Pure l’Euro del day-after ha perso smalto per quanto accaduto in Catalogna: al cambio con il dollaro vale 1,1744 contro l’1,1821 della chiusura di venerdì. Il cambio euro/yen si attesta invece a 132,9. quanto alle altre valute, si sta rafforzando il dollaro dopo le prime notizie trapelate sulla prossima riforma fiscale annunciata dal Presidente americano Donald Trump la scorsa settimana. Egli inoltre sta spingendo per la successione alla guida della Fed in favore di un candidato più orientato ad accelerare una stretta monetaria. Tokyo ha invece chiuso in lieve rialzo registrando un +0,22%.

Perchè la Catalogna vuole indipendenza

In tanti però giustamente si chiedono: perché la Catalogna vuole la secessione dalla Spagna? I motivi sono presto detti. Trattasi di una delle regioni più ricche della Spagna, con una forte identità culturale e una propria lingua. Che vanta altresì di aver dato i natali ad artisti come Salvador Dalì, Joan Miro e Antoni Gaudì. Questa regione è stata integrata alla Spagna nel quindicesimo secolo, per volere dei sovrano d’Aragona. Nel 1800 però il senso identitario di quest’aria crebbe, fino a quando con la nascita della Repubblica spagnola nel 1931, gli fu concessa particolare autonomia. Tuttavia, la pace col governo centrale di Madrid durò poco, in quanto pochi anni dopo esplose la guerra civile tra franchisti e repubblichini, e la Catalogna fu proprio una delle aree più attive contro il franchismo. Non a caso, con l’avvento nel 1936 di Francisco Franco al potere, questa regione perse i propri privilegi. La dittatura cadde nel 1975 e bisogna però aspettare il 1978 affinché la Costituzione democratica spagnola concedesse un alto livello di autonomia alla Catalogna, dotata peraltro di una sua propria polizia: i Mossos d’Esquadra. Inoltre il catalano, addirittura vietato durante la dittatura franchista, è diventato lingua ufficiale assieme allo spagnolo.

Referendum catalogna: i motivi economici

Come dicevamo, la Catalogna è una delle regioni più ricche della Spagna. Sia perché è tra le principali mete turistiche iberiche – trainata da Barcellona, riqualificata e rinata dopo le Olimpiadi del 1992 – sia perché è fortemente industrializzata. Basti pensare che qui hanno sede fabbriche automobilistiche rinomate anche da noi come la Seat e la Nissan, oltre a ben 7mila multinazionali. Vanta 7,5 milioni di abitanti, il 16% della popolazione spagnola, contribuendo di fatto al 19% del Pil spagnolo. Il reddito pro capite è di 27.663 euro contro 24.100 della media spagnola e la disoccupazione è al 13,2% rispetto al 17,2% del resto del paese. Le tensioni tra Barcellona e Madrid si sono acuite a partire dal 2008, anno d’inizio della recessione economica. Il governo centrale ha infatti attuato misure di austerity che hanno contribuito a fomentare un sentimento separatista che prima coinvolgeva solo un catalano su cinque. Ora abbiamo visto che nonostante a molti residenti catalani sia stato negato al voto, comunque a votare ci sono andate 4 persone su 10, delle quali 9 su 10 hanno detto Sì.

I catalani che vogliono la secessione ritengono che la regione in cui vivono sovvenziona con le sue tasse tutto lo stato spagnolo, con fino a 10 miliardi di euro l’anno. Pertanto, spingono per la secessione e per l’autodeterminazione, così da poter gestire in proprio favore i soldi che producono. Tuttavia, il ministro dell’Economia spagnolo Luis de Guindos ritiene che qualora si consumasse realmente la secessione, ci sarebbe un crollo dell’economia di un terzo o di un quarto della regione, anche perché uscirebbe pure dall’Unione Europea.

Referendum Catalogna: i motivi politici

Poi c’è la questione politica. La Costituzione spagnola concede alle singole Comunità Autonome un ampio margine decisionale su materie come istruzione e sanità. Tuttavia, tante altre restano di competenza esclusiva dello Stato centrale. Al referendum si è arrivati con fatti precedenti: nel 2010 il Tribunale Costituzionale spagnolo ha ritenuto nulli alcuni punti dello statuto autonomo della Catalogna, una sorta di costituzione per questa regione. Due anni dopo, invece, il governo di Madrid si è rifiutato di concedere maggiore autonomia fiscale alla Catalogna. Tutte decisioni che hanno solo inasprito i toni, fino alla scelta di indire un referendum secessionista non previsto dalla Costituzione spagnola.

Referendum catalogna: cosa dice ETA

Sul referendum della Catalogna si è espresso anche il gruppo separatista basco dell’Eta, il quale ha definito lo stato spagnolo “un carcere per i popoli” giacché nega le identità dei popoli che ricadono sul suo territorio. Non a caso l’Eta – acronimo di Euskadi Ta Askatasuna, attivo dal 1959 – è stato autore della morte di almeno 829 persone. L’Eta invece combatte per l’indipendenza di queste province: Álava, Biscaglia e Guipúzcoa. Il gruppo separatista non ha perso tempo nel rimarcare come la convinzione che con la violenza non si ottenga nulla, è solo un falso.

Cosa succede dopo referendum Catalogna

E ora tutti si chiedono anche: cosa succede ora dopo il referendum della Catalogna? Vediamo i possibili scenari.

Ratifica della Catalogna del referendum

Puigdemont ha fatto riferimento alla legge approvata dal Parlamento catalano lo scorso 6 settembre scorso la quale sancisce che in caso di vittoria del Sì, le autorità catalane sarebbero state vincolate a dichiarare unilateralmente l’indipendenza della loro regione dal resto del Paese spagnolo. In questi giorni il leader catalano presenterà dunque al Parlamento una dichiarazione d’indipendenza al fine di applicare l’esito delle virulente urne. Il passaggio successivo dovrebbe essere l’appoggio definitivo del Parlamento – dove i partiti separatisti peraltro hanno la maggioranza – che così ratificherà quanto decretato dal Referendum.

Madrid non concederà l’indipendenza catalana

Tuttavia, questi passaggi potrebbero restare inutili. In primis, il referendum potrebbe restare illegale. La Legge del referendum è stata votata dal Parlamento catalano senza la maggioranza necessaria dei 2/3 richiesta per modificare lo Statuto di Autonomia della Catalogna, e in più senza avere ottenuto il parere preventivo del Consell de Garanties Estatutàries. Che sarebbe il Tribunale Costituzionale della Catalogna, l’organismo che svrintende la legalità delle leggi approvate dalla comunità autonoma catalana. Oltretutto, il referendum era stato pure sospeso dal Tribunale Costituzionale spagnolo perché considerato contro i principi costituzionali della Spagna. Tradotto in soldoni: la Spagna non lo considera valido, e di conseguenza non considererà legittime le prossime mosse del Parlamento catalano.

Esito del voto messo in discussione

Un altro aspetto riguarda le votazioni in sé, dato che sono state mosse accuse di irregolarità. Ad esempio, si dice che alcuni votanti abbiano votato più volte. Come leggere poi i dati delle urne? L’affluenza è stata più o meno analoga a quella della consultazione popolare del 2014, e tutto sommato apprezzabili considerando il clima di guerriglia urbana fuori i seggi. Alcuni seggi sono rimasti chiusi, altri chiusi con la forza successivamente, in altri ancora non si è potuto votare a causa dei problemi al sistema informatico. Molti elettori sono rimasti a casa intimoriti dalla repressione della polizia spagnola. Ma c’è anche chi ritiene che, non prendendo in considerazione tutti questi fattori, il 42% dei votanti non sia sufficiente per dichiarare l’indipendenza della regione catalana.

Catalogna fuori dall’Ue o dentro tra diversi anni

Comunque, una soluzione non sarà sicuramente facile da prendere. Oltretutto, non bisogna neanche dare per scontata la ratifica del referendum da parte del Parlamento. Infatti, malgrado sia presente una maggioranza indipendentista, nell’ultima settimana alcuni deputati che appoggiano il governo catalano hanno detto di preferire una soluzione negoziata con Madrid, al posto di un atto unilaterale da parte della regione che rappresentano. Pertanto, potrebbe essere intrapresa la strada del dialogo anziché quella dello scontro paventata dal leader catalano Puigdemont. Manca poi una legislazione internazionale su come uno stato diventi indipendente. L’Unione europea ha paura ovviamente di una secessione, ma, come detto, scarica sulla Spagna ogni decisione. In realtà, la Catalogna vuole restare nell’Ue. Ma l’adesione non è una cosa che si fa da un giorno all’altro. Servono vari passaggi che richiedono anni e varie ratifiche. Nel frattempo, la sua uscita dal resto dello Stato spagnolo provocherebbe una destabilizzazione economica per sé e il resto d’Europa.

Sospensione autonomia Catalogna

La Spagna potrebbe anche arrivare ad una ulteriore mossa autoritaria: il governo di Madrid potrebbe chiedere al Senato spagnolo di approvare l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, il quale prevede la sospensione dell’autonomia catalana con contestuale sostituzione dei membri del governo locale. Molto significative le parole di un articolo pubblicato il day-after del voto su Confidencial; il quale senza girarci intorno parla di profonda frattura istituzionale tra Spagna e Catalogna, abisso della politica spagnola e del governo di Mariano Rajoy troppo debole per affrontare la situazione. Addirittura, Confidencial parla di una fase nuova e incerta per la democrazia costituzionale spagnola, tutto sommato giovane essendo partita solo 39 anni fa.

Referendum catalogna altra cosa da quello in Lombardia e Veneto

Giusto chiudere il discorso con un distinguo: il referendum proclamato in Catalogna è tutt’altra cosa rispetto a quello indetto dalle regioni italiane Lombardia e Veneto per il prossimo 22 ottobre. Queste due regioni, sebbene in passato abbiano avuto istanze secessioniste fomentate soprattutto dalla Lega Nord negli anni ‘90, oggi chiedono solo maggiore autonomia fiscale e su determinate competenze. Come sanità, sicurezza ed immigrazione. Il referendum è peraltro solo consultivo, pertanto, anche qualora vincesse il Sì, significherebbe che si aprirebbero delle trattative tra queste due regioni e lo Stato centrale. E non che le istanze vengano concesse in automatico. Ecco perché i rispettivi governatori regionali, Maroni e Zaia, entrambi leghisti, chiedono una netta vittoria del Sì. Proprio per avere maggiore forza contrattuale.

Vera chicca di queste votazioni è la presenza di un sistema completamente telematico, sostitutivo della tradizionale scheda cartacea. Nelle urne, lombardi e veneti troveranno un dispositivo elettronico sul quale potranno cliccare tre opzioni: Sì, No o Scheda bianca. Possono anche chiedere l’annullamento del voto una sola volta. Alla fine delle votazioni, il presidente di seggio dovrà solo pigiare un bottone e il risultato finale sarà stampato subito. Quindi niente scoccianti e lunghi spogli. Un sistema che potrebbe spingere molti al voto anche solo per provarlo. E che ci auspichiamo diventi presto la norma. Ricordiamo infine che si vota dalle 7 alle 23 e che il raggiungimento del quorum è previsto solo per il Veneto.

LEAVE A REPLY