Redditometro viola la Privacy?

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Il redditometro, il nuovo strumento dell’Agenzia delle Entrate utile per cercare di scovare sacche di evasione fiscale, viola la privacy? La domanda è stata posta in maniera ripetuta nel corso degli ultimi mesi e, finalmente, qualche riposta sembra affacciarsi all’orizzonte, peraltro in senso positivo.

Il giudice della sezione di Pozzuoli, del tribunale di Napoli, ha infatti accolto il ricorso di un contribuente, pensionato, vietando di fatto l’applicazione del redditometro poiché invaderebbe la privacy, penalizzando i contribuenti delle zone più disagiate. In maniera più specifica, il giudice campano avrebbe evidenziato il diritto del pensionato alla riservatezza su alcuni aspetti più delicati della propria vita privata: si pensi, in merito, alla spesa per l’acquisto dei farmaci, o ancora alla sfera legata all’educazione  Spese che entrano a far parte delle tante voci consultabili dal redditometro, e che il contribuente ha ritenuto oggetto di analisi invasiva sulla propria privacy.

Insomma, in altri termini la sentenza avrebbe bocciato il redditometro quale strumento in grado di sopprimere “il diritto del contribuente e della sua famiglia ad avere una vita privata”. Una pronuncia che saprà certamente sollevare nuove polemiche sull’accuratezza e sulla congruità di tale strumento, soprattutto considerato il fatto che il giudice ha ritenuto che attraverso il redditometro si corre il rischio di accomunare situazioni territoriali evidentemente diverse, a principale svantaggio dei contribuenti che vivono nelle zone più disagiate.

Soddisfatta, in tal modo, la domanda del pensionato. Il contribuente campano potrà in tal modo evitare di essere soggetto all’applicazione del redditometro e, di contro, l’Agenzia delle Entrate non dovrà intraprendere verifiche, archiviazioni o attività di conoscenza e di utilizzo dei dati sul contribuente in questione, ordinando tra l’altro la distruzione degli elementi informativi già – eventualmente – acquisiti.

Ricordiamo in proposito che il redditometro punta a scovare dei margini evidenti di evasione fiscale, confrontando il reddito dichiarato dal contribuente con il suo tenore di vita: pertanto, le spese farmaceutiche o legate all’educazione (quelle principalmente lamentate dal contribuente quali aspetti delle propria vita privata), contribuiscono a fotografare il livello di qualità della vita del cliente e, di conseguenza, permettono al Fisco di comprendere se il tenore di esistenza di un soggetto sia o meno in linea con quanto dichiarato alle Entrate. In caso di evidenti difformità, il contribuente è invitato a fornire le opportune precisazioni andando a chiarire perché si sono mostrate tali divergenze, e in che modo sono state finanziariamente coperte (es. prestito, donazione, ecc.).