Reddito reale, passo indietro di 30 anni

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Secondo quanto calcolato da Nomisma, il potere d’acquisto delle famiglie italiane nel corso del 2013 sarebbe calato di 1,3 punti percentuali, portando al – 13% il crollo registrato con la crisi. A soffrire sarebbero maggiormente le giovani generazioni, che subiscono gli effetti più gravi del deterioramento degli standard dei tenori di vita.

Ad ogni modo, quella che precede non è l’unica panoramica di grande interesse formulata da Nomisma, che ha di fatti osservato come – pur di non pregiudicare la stabilità del proprio tenore di vita – le famiglie abbiano da tempo iniziato a intaccare i propri risparmi. Tuttavia, la tendenza ad assorbire nel risparmio la diminuzione del reddito si sarebbe bruscamente interrotta proprio nel 2013, quando alla caduta del potere d’acquisto delle famiglie italiane è stata accompagnata una riduzione grave della spesa per i consumi pro capite, precipitata di 2,8 punti in termini reali. Ne è derivato l’incremento della tendenza media al risparmio, ora pari al 9,8%, con un incremento dell’1,4 per cento rispetto al 2012.

L’indagine compiuta da Nomisma per il 2014 ha inoltre sottolineato l’impatto della crisi sulle diverse fasce d’età, evidenziando come “la caduta dei redditi e degli standard di vita è stata avvertita dalle famiglie giovani più che da quelle anziane, relativamente più coperte dalla caduta dei redditi“.

La notizia, pur non inattesa, ha certamente creato qualche velato malumore all’interno degli analisti, sancendo come – di fatto – il reddito reale degli italiani sia oggi tornato ai livelli degli anni Ottanta. Un elemento informativo che va ad aggiungersi ai tanti altri dati piuttosto deludenti sulle “performance” reali italiani, con Bankitalia che già un anno fa segnalava come per il 65% delle famiglie il reddito non fosse sufficiente a coprire tutte le spese utili per poter mantenere il proprio tenore di vita, e come la povertà sia oramai salita verso il 20% delle famiglie italiane.