Reddito minimo: cosa accade nel resto d’Europa

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Mentre in Italia si cerca faticosamente di predisporre le basi per la realizzazione di un reddito minimo di cittadinanza, nel resto del vecchio Continente i sussidi contro la povertà sono una realtà molto più affermata, tanto da rendere il nostro Paese, insieme alla Grecia, l’unico Stato a non essersi ancora attrezzato in proposito.

Nonostante questa arretratezza di intenti, i tempi sembrano finalmente essere maturi. Parola di Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, secondo cui il reddito minimo (che si chiamerà “sostegno di inclusione attiva“) sarà il frutto di una elaborazione da parte di un gruppo di esperti che ha stimato l’erogazione di un supporto a coloro che hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà. “Un’integrazione” – ha dichiarato Giovannini al quotidiano La Repubblica – “che si riceverà solo a condizione che ci si attivi seriamente a cercare un lavoro, e che nel caso si abbia figli, li si faccia frequentare la scuola e li si porti alle visite di controllo medico“.

E nel resto d’Europa, come funziona il reddito minimo?

La “mappa” del reddito minimo è piuttosto eterogenea, nell’auspicio che presto si possa arrivare a forme di sostegno uguali per tutta l’Unione Europea. In Belgio, ad esempio, viene elargita una rendita di 650 euro a titolo individuale (denominata “Minimax”), mentre nel vicino Lussemburgo la rendita è di 1.100 euro, fino al raggiungimento di una soglia minima di stabilità economica.

Sicuramente più creative sono le forme di sostegno dell’Olanda, che prevede l’erogazione individuale del Beinstand (una sorta di sostegno per affitto, trasporti e accesso a vari servizi) o, in alternativa, il Wik (una specie di incentivo che viene erogato nei confronti degli artisti).

Il reddito di “esistenza” è invece di produzione norvegese: 500 euro elargiti individualmente, a copertura dell’affitto e dell’elettricità. Simile approccio per il reddito sociale (o “aiuto sociale“) in Austria, mentre in Germania si possono ottenere fino a 345 euro al mese a copertura dei principali costi della vita quotidiana (la rendita tedesca, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi, non è illimitata nel tempo, ma viene garantita anche ai cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno).

Nell’area extra euro, particolarmente ricca di spunti interpretativi è la platea di sostegni alla cittadinanza proposti dalla Gran Bretagna, che affianca la rendita individuale tra 300 e 500 euro in favore dei maggiorenni che non riescono a ottenere un reddito annuo superiore ai 12.775 euro, alla copertura dell’affitto e agli assegni di mantenimento dei figli. Chi ha un lavoro ma non riesce a occuparsi per più di 16 ore settimanali può invece ricorrere all’Income support, una variante dell’integrazione reddituale.

Ancora, in Francia si può contare su un reddito minimo di 425 euro per i single, fino ad arrivare ai 900 euro in caso di due figli, e vari bonus per permettere la frequenza scolastica dei più giovani.