Reddito inclusione 2017: come funziona, quali sono i requisiti e chi rientra

Con la crisi che attanaglia l’Italia dal 2008, con spiragli di crescita ancora dello “zero virgola” rispetto ad altri Paesi ormai ripresisi, è aumentata la platea di chi si trova in uno stato di povertà. In particolare, ad esserci scivolata è anche una fetta della cosiddetta “classe media”. Tant’è che secondo l’ISTAT in Italia vivono 4,6 milioni di poveri, di cui un milione e 582mila famiglie. Dati preoccupanti, che fanno tornare in auge lo strumento in Italia ancora inesistente (unico caso in Europa insieme alla Grecia) del reddito di cittadinanza. Per contrastare la povertà, il Governo Gentiloni ha stanziato tramite il Def – documento economico-finanziario – un miliardo per il 2017 e 1,054 miliardi a decorrere dal 2018 per finanziare il Reddito d’inclusione (Rei).

Tale strumento è stato pensato non solo come sostegno al reddito (puro assistenzialismo) ma anche per il reinserimento sociale, visto che il sussidio è strettamente legato all’impegno di chi lo riceve a cercare impiego. Un po’ come avviene con il reddito di cittadinanza in altri Paesi. Ma come funziona il Reddito d’inclusione 2017? Chi vi rientra? Quali sono i requisiti? Vediamolo di seguito.

Reddito inclusione 2017: come funziona

Il Reddito inclusione 2017 consisterà in un importo pari a 448,07 euro agli italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Da questo importo però, vanno sottratte le somme già percepite dalle altre misure assistenziali, ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. Priorità verrà data alle famiglie con minori, disabili, over 55 disoccupati e donne in stato di gravidanza. La misura riguarderà però non solo le famiglie, ma anche i single che però riceveranno un massimo di 250 euro al mese. Infatti, la povertà sta interessando sempre più le nuove generazioni. Il denaro dovrebbe essere erogato sottoforma di carta prepagata.

Dove richiedere il Rei: coloro che vogliano richiedere il Reddito d’inclusione dovranno rivolgersi agli Uffici di riferimento presenti nel Comune di residenza. Proprio per questo motivo il governo, che per la lotta contro la povertà ha predisposto risorse per circa 2 miliardi di euro fino al 2018, verserà il 15% del totale direttamente ai territori comunali, per supportare la presa in carico del Rei e il potenziamento dei servizi. Inoltre, è stato stabilito che il Fondo della lotta contro la povertà non dovrà mai scendere al di sotto del 25% dello stesso.

Per fissarne l’importo, è necessario calcolare la differenza tra l’indicatore della situazione reddituale e il reddito disponibile. L’aiuto economico contro la povertà dovrà coprire il 70% di questa differenza, sottraendo le altre agevolazioni assistenziali erogate dallo stato, escludendo soltanto l’indennità di accompagnamento.

Reddito inclusione 2017: quali sono i requisiti e chi rientra

Reddito Isee: per rientrare nel Reddito d’inclusione, il Rei, non considera come unico dato quello dell’indicatore della situazione economica equivalente. Il punto di partenza rimane un valore Isee non superiore ai 6mila euro, soglia duplicata rispetto al precedente Sostegno d’inclusione attiva (Sia), che aveva fissato l’asticella a 3000 euro. Oltre a questo indicatore, dunque, si aggiunge anche quello del denaro disponibile: in questa maniera, verrà valutata in maniera più realistica la situazione di chi possiede un immobile ma versa in condizioni di povertà per mancanza di finanze liquide. In virtù di ciò, anche chi è intestatario della prima casa, dunque, potrà ottenere il Rei.

Reddito inclusione 2017: le principali critiche

Tra le principali critiche rivolte a questo strumento, il fatto che ne beneficerà solo un terzo tra chi è povero in Italia. I beneficiari sono stimati infatti in 1,8 milioni di italiani, a fronte di 4,6 milioni italiani poveri totali. E questa rappresenta la principale critica al reddito inclusione 2017.

Altra critica riguarda il ruolo dell’ISEE. Rinvigorito con le proprietà immobiliari, che inevitabilmente hanno fatto registrare un aumento di reddito anche per coloro che dopo mille sacrifici sono riusciti ad acquistare una casa che ora non riescono più a mantenere, l’indice privato dell’ISR (la situazione reddituale appunto) ritorna punto di riferimento per il reddito di inclusione. Pertanto, se da un lato l’ISEE diventa penalizzante, dall’altro mi avvantaggia. Il dubbio è che quindi ci si troverà dinanzi a brutte sorprese, come capitato con l’inserimento improvviso dell’ISR sulla situazione economica equivalente.

L’altra questione riguarda l’importo. I circa 450 euro previsti dal REI, più che un valore reale, per molti hanno il “sapore” di “mancia” concessa alla popolazione. La cifra, difatti, non solo non tiene conto del vero costo della vita, che peraltro varia da zona a zona di residenza, ma si presenta come una sorta di “contentino” che risolve poco e nulla i problemi di chi è povero.

Infine, lo strumento rientra nel solito “vizio assistenzialista” all’italiana. Si concede ai poveri un sussidio ma non si risolve il problema dal punto di vista strutturale. Perché, si chiedono i detrattori del REI, non mettere mano seriamente alla questione lavoro e alla questione tasse?

LEAVE A REPLY