Reddito di solidarietà: in quali regioni è stato adottato?

reddito di solidarietà

L’Emilia Romagna è ufficialmente la prima regione ad aver lanciato il cosiddetto “reddito di solidarietà“, ossia un’entrata di 400 euro al mese per chi ha un reddito inferiore a 3000 euro all’anno. Un provvedimento democratico che mira ad aiutare i ceti più bassi e quindi le persone più in difficoltà, simile al concetto di reddito di cittadinanza già da tempo sponsorizzato dal Movimento Cinque Stelle.

Come fare per ottenere il reddito di solidarietà?

Ci sono dei requisiti minimi per accedere al reddito di solidarietà, come quello già citato dell’isee inferiore a 3000 euro o l’essere residenti in regione da almeno due anni. Oltre a ciò, si specifica come il reddito di solidarietà possa essere richiesta solo una volta per un anno e successivamente potrà essere richiesto dopo altrettanti sei mesi di stop. Si prospettano aiuti nei confronti di almeno 35 mila famiglie. L’assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, ha affermato che con questo provvedimento si guarda “alla dignità delle persone e al loro reinserimento sociale e lavorativo”. Provvedimento che è stato approvato dopo varie peripezie da PD e Sel, astenuti invece quelli del Movimento Cinque Stelle, mentre per quanto riguarda Forza Italia e Lega Nord, erano d’accordo, ma volevano spostare il reddito di solidarietà a chi avesse un isee inferiore a 7500 euro e a chi fosse residente in regione da almeno 5 anni. Quindi da una parte questa proposta cerca di abbracciare un bacino di persone più ampio, ma al contempo cerca di farci rientrare nella misura minore possibile, gli stranieri. I 5 stelle hanno fatto sapere che questo reddito di solidarietà secondo loro è solo un reddito di cittadinanza “fatto male” e che monitoreranno quello che succederà con questa distribuzione reddituale in modo tale che quando ripresenteranno la stessa proposta al Governo, l’avranno migliorata e avranno meno problemi per farla approvare.reddito di solidarietà

Specifiche sul reddito di solidarietà

L’Emilia Romagna ha così seguito l’esempio della Regione Puglia, che aveva già introdotto il reddito di dignità. Saranno esclusi coloro che già percepiscono l’assegno di disoccupazione. Tuttavia, chi usufruirà del res (reddito di solidarietà) non dovrà rimanere con le mani in mano, anzi, in questo punto la misura sembra molto simile al reddito di cittadinanza. Infatti, ogni cittadino che ne beneficerà, dovrà impegnarsi costantemente nella ricerca di lavoro o in corsi di formazione finalizzati, giustamente, ad ottenere un impiego.
Per il res sono stati stanziati dalla giunta comunale ben 35 milioni di euro e per questo 2017 si prospetta possa interessare almeno 80 mila cittadini che vivono però in condizioni di estrema povertà e che avrebbero bisogno del reddito di solidarietà.

Reddito di solidarietà anche in Toscana

Stando ad una news del 08/02/2017, sembrerebbe che anche in Toscana si stiano depositando le fondamenta giuridiche per approvare e creare un reddito di solidarietà. L’idea è stata fortemente voluta dal PD dopo aver visto le regioni gemelle, quali appunto Emilia Romagna e Puglia. Si parla più nello specifico di “reddito di solidarietà attiva“. L’obiettivo è quello di:

“reperire 35 milioni attraverso un’attenta valutazione sull’attuale destinazione delle risorse provenienti dalla programmazione 2014-2020 del Fondo sociale europeo in materia di politiche attive del lavoro, nonché attraverso un’attenta revisione della spesa del bilancio regionale che preveda il superamento di quelle misure non prioritarie per l’azione di governo”

Obiettivo non da poco conto e non così facilmente realizzabile. La regione dovrà essere molto cauta nello stanziare puntualmente i giusti fondi. Il capogruppo del PD, Leonardo Marras, fa sapere che in Toscana si è a un livello critico per quanto riguarda alcune fasce della popolazione. E’ stato calcolato che per cinquattro mila famiglie è davvero difficile arrivare a fine mese, ma ancora di più è quasi impossibile raggiungere livelli ottimali di nutrimento riuscendo ad avere un’alimentazione “normale” ed equilibrata. Più in generale questa situazione sembra essere stata aggravata anche dagli sfratti sempre più intensi e frequenti, motivo per cui nel testo rilasciato dalla giunta regionale, al primo punto, si legge quanto sia importante andare a rafforzare le politiche sulla casa, identificata come “strumento centrale nella lotta alla povertà e al disagio sociale”.
Un’idea voluta dal PD e che va contro Rossi è quella di utilizzare i soldi che vengono impiegati per la comunicazione e quindi per lo più per campagne di comunicazione politica, semplicemente per aiutare chi più ne ha bisogno, quindi non si tratta nient’altro che di una redestinazione dei fondi che già esistono, ma che possono essere impiegati in maniere “migliori”.

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