Reddito di Cittadinanza: scontro sulle coperture ma c’è un particolare

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Lo ha promesse e lo ha fatto. Il Movimento 5 Stelle ha redatto una legge sul reddito di cittadinanza. La normativa è semplice: hanno diritto al contributo coloro che, disoccupati e non, percepiscono un reddito inferiore a 600 euro mensili. La cifra è variabile da persona a persona, pari appunto al denaro necessario al raggiungimento della soglia dei 600 euro. L’avente diritto decade se rifiuta tre offerte lavorative (consone al suo curriculum) proposte dagli uffici di collocamento.

L’idea, pur foriera di alcune riserve, è buona. Perplessità, ed è logico che sia così, scaturiscono dal capitolo coperture. La stima più prudente parla di 30 miliardi l’anno. Dove prenderli? Il Movimento 5 Stelle ha dichiarato fin dall’inizio di aver trovato le coperture anche se le ha diffuse solo l’8 novembre, giorno in cui è stato presentato il testo integrale. Le coperture che i pentastellati propongono sono le seguenti: tagli al Ministero della Difesa, Imu sui beni immobiliari della chiesa, prelievo perpetuo dalle pensioni d’oro, prelievo dalle società che commerciano in slot machine, patrimoniali sui beni – immobiliari e mobiliari – di valore superiore al milione e mezzo di euro. Sono previsti, infine, ritocchi alla fiscalità sulle fasce abbienti, sviluppata in base al criterio di progressività.

La prima domanda che viene in mente è: basta? Secondo il Movimento 5 Stelle sì, anche secondo Sel che, unico in tutto l’arco costituzionale, sta appoggiando almeno in queste prime ore la manovra proposta dal compagno di opposizione.

Non sono dello stesso avviso tutti gli altri partiti, i quali hanno già annunciato il loro parere contrario. Particolare critico si è rivelato Stefano Fassina, responsabile economico del Pd e sottosegretario all’Economia. La sua è una stroncatura totale, che fa il paio con le accuse, rivolte dallo stesso interesso a Grillo, di “demagogo” e “racconta-balle”.

Ecco il parere di Fassina: “L’eventuale Imu sui beni della Chiesa utilizzati per attività miste porterebbe un gettito aggiuntivo di alcune decine di milioni di euro all’anno. Infine, l’azzeramento delle spese militari, non soltanto gli F-35 ma tutto, proprio tutto, a parte il ‘dettaglio’ dell’impossibilità di utilizzare risorse in conto capitale per finanziare spesa corrente, libererebbe circa 3,5 miliardi all’anno. In totale, in una generosissima valutazione, si arriverebbe intorno a 4 miliardi disponibili soltanto per alcuni anni”.

Lasciamo ai contabili e alle Commissioni parlamentari il calcolo dell’introito generato dalle coperture suggerite dai grillini. Per ora basti una considerazione: anche se ammettessimo che la verità sta nel mezzo, e assumessimo quindi una posizione equidistante, il gettito risulterebbe assolutamente insufficiente.

C’è comunque un paio di riflessioni squisitamente qualitative che nessuna delle due parti ha affrontato. Il primo punto riguarda un passaggio propedeutico a qualsiasi ragionamento sul reddito di cittadinanza: il lavoro nero. L’economia sommersa è diffusa in Italia, e si stima pesi per il 30% del Pil. Per farla breve: un grandissimo numero di persone risultano disoccupate quando, invece, lavorano. Ebbene, il reddito di cittadinanza andrebbe anche a loro, ossia a chi non ne ha bisogno.

Il secondo punto riguarda la situazione del mercato del lavoro. Il reddito di cittadinanza funziona solo in un caso: quando non è una misura di puro welfare, bensì quando serve ad aiutare il cittadino a cercare un’occupazione. Scopo, questo, che viene palesemente meno in presenza di una situazione come quella odierna. Prima di pensare al reddito di cittadinanza, dunque, occorre ragionare su come sconfiggere il lavoro nero e su come migliorare il mercato del lavoro.