Che cosa è il ravvedimento?

Il ravvedimento è un utile strumento per evitare che “dimenticanze” nel pagamento delle tasse possa sfociare in sanzioni molto gravi per il contribuente. Si tratta pertanto di uno strumento utile per correggere mancanze nell’adempimento delle scadenze fiscali, riconducendo la propria situazione nei confronti del Fisco in un ambito di regolarità, mediante fruizione di alcuni benefici che limiteranno le maggiorazioni da versare e, soprattutto, eviteranno conseguenze ben peggiori nelle ipotesi in cui non si decida, tempestivamente, di correre ai ripari. Ma come funziona il ravvedimento? E quanti tipi di ravvedimento esistono oggi nell’ordinamento fiscale italiano?

Quando è possibile ricorrere al ravvedimento

Il ravvedimento è uno strumento che viene permesso al contribuente solamente se la violazione non è già stata constatata dall’ufficio delle Entrate, e notificata dall’autore della stessa. Non devono inoltre essere iniziati accessi, ispezioni e verifiche: in altri termini, il contribuente deve “spontaneamente” ricorrere al ravvedimento, il quale non può essere uno strumento di “risposta” tardiva all’avvio di verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate. Lo stesso vale per altre attività amministrative di accertamento, purchè siano formalmente comunicate all’autore o ai soggetti con questo solidamente obbligati: si pensi a notifiche di inviti a comparire, richieste di esibizione di documenti, invio di questionari, e così via.

Sanzioni ridotte

Per coloro i quali possono ricorrere al ravvedimento, i benefici sono evidenti. La sanzione è infatti ridotta:

  • a 1/10 del minimo nei casi in cui il mancato pagamento del tributo venga effettuato entro 30 giorni dalla data dell’omissione
  • a 1/8 del minimo se la regolarizzazione degli errori o delle omissioni avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore
  • a 1/10 del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se questa viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni.

L’espressione “dichiarazione” va intesa in senso lato e, quindi, comprensiva anche della nozione di “atto” o “denuncia”.

Ricordiamo altresì che i contribuenti che regolarizzano gli omessi o i tardivi versamenti di imposta e di ritenute, con un ritardo che non è superiore ai 15 giorni, possono ridurre ulteriormente la misura della sanzione: in queste ipotesi di ravvedimento “brevissimo”, infatti, la sanzione è ridotta allo 0,2% per ogni giorno di ritardo (pertanto, per pagamenti al quinto giorno, sarà pari all’1%).