Ravvedimento IVA: come funziona?

Qualche giorno fa abbiamo avuto modo di comprendere cosa sia il ravvedimento, e quali sono le principali caratteristiche di questo strumento utile per cercare di correre “ai ripari” quando ci si dimentica – o si è nell’impossibilità – di poter procedere al pagamento puntuale delle scadenze.

Proseguiamo oggi questo nostro approfondimento sul ravvedimento dall’applicazione di tale strumento per le imposte dirette e per l’IVA, ricordando come l’omesso o l’insufficiente pagamento delle imposte dovute a titolo di acconto o di saldo in base alla dichiarazione dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, o ancora l’omesso o l’insufficiente versamento delle ritenute alla fonte operate dal sostituto di imposta, possano essere regolarizzate effettuato il pagamento, in via spontanea, dell’imposta dovuta, e degli interessi moratori calcolati sulla base del tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito, oltre alla sanzione, in misura ridotta.

In particolare, per quanto concerne la sanzione dovuta (che di norma è pari al 30%), il ravvedimento consente di portarla in riduzione allo 0,2% per ogni giorno di ritardo se il versamento dell’imposta viene effettuato entro 14 giorni dalla scadenza e vengono versati – entro il termine di 30 giorni della scadenza – i relativi interessi legali e la stessa sanzione, o al 3% se il pagamento dell’imposta, degli interessi e della sanzione, è eseguito tra il 15mo e il 30mo giorno della scadenza prescritta.

Infine, la sanzione risulta essere ridotta al 3,75% se il pagamento è effettuato con un ritardo superiore a 30 giorni, ma entro il termine di presentazione della dichiarazione che è relativa all’anno di imposta in cui la violazione è stata commessa.

Per quanto concerne le modalità di “regolarizzazione“, evidenziamo come per poter correggere le violazioni non è necessario presentare alcuna dichiarazione integrativa. Il tasso di interesse legale che andrà applicato per l’arco temporale del “ritardo” è attualmente pari all’1%, in seguito a quanto stabilito dal D.M. 12 dicembre 2013.

A titolo di esempio, se il contribuente non versa l’IVA per 500 euro e effettua la regolarizzazione della violazione tra il 15mo e il 30mo giorno, si troverà a dover versare – oltre all’imposta non pagata alla scadenza originaria – anche una sanzione pari al 3% dei 500 euro, e interessi legali pari all’1% per i giorni di ritardo effettivo.