Rapporto Italia di Eurispes: ecco il vero stato dell’economia e degli italiani

Nulla è tanto difficile che a forza di cercare non se ne possa venire a capo”. Con questa citazione di Terenzio il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha presentato il 27esimo Rapporto Italia, indagine sullo stato dell’economia e degli italiani.

Una citazione che in qualche modo fa pensare all’ottimismo. Ma gli italiani ottimisti proprio non lo sono. Almeno a giudicare dall’intervista che lo stesso Fara ha rilasciato al mensile del Gruppo 24 Ore “L’impresa”.

Otto italiani su dieci ritengono che la situazione economica del paese sia peggiorata nel corso degli ultimi dodici mesi. Più della metà è convinta che questo scenario peggiorerà nel 2015. Il 42% degli italiani non riesce ad arrivare a fine mese e il 62% deve mettere mano ai risparmi per far quadrare i bilanci”.

Il presidente non ha dubbi sul perché del declino economico degli italiani. La crisi internazionale, e quindi i fattori internazionali, non sono gli unici elementi a incidere profondamente sul tenore di vita dei cittadini. “Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il massimo storico, la capacità di spesa delle famiglie è ridotta al lumicino. Il fisco predatorio fa il resto”.

Il vero vulnus per l’Italia, però, è la compromissione dell’economia sana con l’economia malata della criminalità organizzata. E’ in atto non solo una infiltrazione ma una vera e propria fusione tra le due dimensioni. Questo fenomeno è evidente soprattutto in quello che è il Money Dirtying, che consiste nell’investimento di realtà sane in attività mafiose. Una sorta di percorso inverso: “Molti tra coloro che dispongono di liquidità prodotta all’interno dei settori attivi nonostante la crisi trovano conveniente perseguire forme di investimento non ortodosso con l’obiettivo di ottenere il massimo vantaggio possibile”. A sorprendere non è tanto il concetto, di cui ormai si è acquisita una certa consapevolezza, ma le cifre: “Secondo i nostri calcoli, almeno un miliardo e mezzo transitano, sotto forma di investimento, dall’economia sana a quella illegale”.

Questo fenomeno si accompagna a quelli che vantano un radicamento maggiore, come la semplice collusione tra Stato e Mafia, che ultimamente sta intaccando il settore che dovrebbe trainare una eventuale ripresa: il Made in Italy. “I criminali si sono seduti sulla nostra tavola, fiutando le opportunità che arrivano da uno dei più importanti e decisivi comparti”.

Oltre agli ostacoli, però, l’Italia deve affrontare anche le resistenze. Da parte di molti, soprattutto tra i poteri forti, emerge una certa volontà di mantenere lo status quo, specie quello fatto di privilegi spartizioni e poteri privilegiati. Fara, però, pensa che le resistenze peggiori siano quelle esterne. Un pensiero, questo, dichiarato implicitamente, sotto forma di domanda: “I nostri partner europei, al di là delle esternazioni ufficiali di cui stiamo avendo prova in questo periodo, vogliono veramente una Italia più forte, più moderna, più concentrata nella valorizzazione dei propri asset, più appetibile sul piano economico finanziario, insomma più autorevole sulla scena internazionale?

Una domanda che appare sempre più retorica, soprattutto alla luce degli scontri tra Grecia e Unione Europea, caratterizzati da una malcelata intenzione di quest’ultima ad anteporre “i patti” al tenore di vita di un popolo intero.