Rapporto Istat 2016: profilo del declino italiano

L’annuale rapporto Istat sul sistema-Italia mostra un Paese in forte declino, con segnali di ripresa troppo deboli e un quadro complessivo a tratti disarmante. Gli italiani non si sposano più, fanno pochi figli e la popolazione invecchia come poche altre al mondo. Non per molto, per la fortuna del sistema pensionistico: la speranza di vita media degli italiani torna a scendere, grave sintomo di un sistema che non riesce più ad avere cura del benessere dei suoi cittadini.
Il reddito medio delle famiglie sfiora i 30 mila euro, ma le disuguaglianze sono forti e, a fronte di pochi ricchi, oltre il 15% vive in povertà. Colpisce il dato della disoccupazione tra i giovani, che resta sopra il 40 per cento: il doppio dei livelli pre-crisi. Arrivano meno stranieri non comunitari, mentre tra gli italiani chi può fa le valigie.

Rapporto Istat 2016: l’Italia non è un Paese per giovani

Continua il progressivo invecchiamento del Paese, con un pesante impatto sulle capacità produttive complessive: per ogni 100 giovani sotto i 15 anni ci sono 157 anziani over 65: un indice di vecchiaia tra i più alti al mondo. La Liguria è di gran lunga la regione più vecchia d’Italia, mentre la Campania la più giovane. Per di più, su ogni 100 persone in età lavorativa, ce ne sono 55 che invece non lo sono, con un conseguente pesante carico demografico a danno dei primi e una situazione di forte squilibrio generazionale.
L’invecchiamento generalizzato è una diretta conseguenza della bassa natalità, con in media 1,37 figli per ogni donna: ne occorrerebbero almeno due per assicurare il ricambio generazionale. Esiste, tuttavia, una ragione di fondo al crollo della natalità: le difficoltà economiche delle famiglie. Ci si sposa poco, molto meno che nella media europea, perché non si riesce ad intravedere un futuro per i propri possibili figli.

Sette milioni a rischio povertà ed esclusione, ma gli italiani sono “soddisfatti”

rapporto istat 2016
Individui in condizioni di grave deprivazione materiale, ossia a rischio povertà ed esclusione

Le condizioni economiche delle famiglie italiane non sono in peggioramento, almeno dal punto di vista della loro percezione. Quasi una persona su due (il 47,4%) si dichiara per lo meno “abbastanza soddisfatto” della propria situazione economica. In realtà, l’incidenza della povertà è rimasta sostanzialmente stabile, sia quella relativa (circa il 10% delle famiglie) sia quella assoluta (il 5,7%).
L’indicatore di grave deprivazione materiale è invece sceso in media dello 0,7% su base nazionale, ma continua a interessare oltre 4 milioni di persone al Sud (quasi il 20% della popolazione) e altre 3 milioni di persone nel Centro-Nord (il 7,2%), per un totale di sette milioni di individui a rischio povertà ed esclusione.
Il reddito netto disponibile delle famiglie italiane sfiora i 30 mila euro annui, ma il rapporto Istat 2016 mostra grandi differenze sia tra le regioni, con la consueta forbice Nord-Sud, sia all’interno delle singole regioni, con redditi più diffusi ed equamente distribuiti nelle zone alpine che nel Mezzogiorno.

Il tasso di disoccupazione scende, ma resta alto al Sud, per le donne e tra i giovani

Istat 2016 Tasso di disoccupazione giovanile
Il tasso di disoccupazione giovanile è il doppio rispetto ailivelli pre-crisi

A leggere il mero dato del tasso di disoccupazione nazionale ci sarebbe da rallegrarsene: dopo due anni torna sotto il 12%, con una diminuzione di 0,8 punti percentuali. Disaggregando i dati del rapporto Istat “Noi Italia” del 2016, tuttavia, emergono tutte le storture del sistema occupazionale, che come sempre penalizza il Mezzogiorno (con un tasso quasi del 20%) e le donne (50,6% le donne in età 20-64 anni occupate, a fronte del 70,6% degli uomini).

Anche la qualità del lavoro è peggiorata, con un aumento dell’incidenza del lavoro a termine (nel 2015 al 14%). A destare allarme è soprattutto il dato Istat della disoccupazione tra i giovani, pur in miglioramento: quattro su dieci continuano a non avere lavoro.

Crolla la speranza di vita degli italiani: colpa della minore spesa sanitaria pubblica?

Istat 2016 Itali Spesa sanitaria pubblica
La spesa sanitaria pubblica corrente è pari al 6,8% del Pil (1.817 euro annui per abitante)

L’Italia non è un Paese in salute. Dopo dieci anni, torna a diminuire la speranza di vita alla nascita, con un quadro più fosco al Sud che nel Centro-Nord. Adesso un uomo può contare di arrivare in media a 80,1 anni (-0,2), e una donna a 84,7 anni (-0,3).

Eppure, il tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e di benessere di un paese, In Italia continua a scendere, arrivando a meno di 3 per mille nati vivi che è in assoluto uno dei migliori valori a livello europeo. Anche lo stile di vita degli italiani migliora, con una diminuzione generale dei comportamenti a rischio (alcool, fumo, obesità), così come la mortalità per tumori, grazie ai passi in avanti in fatto di prevenzione, diagnosi e terapia.
Le ragioni della diminuzione nella speranza di vita, a leggere i dati del rapporto Istat 2016, possono essere ricavate nella minore cura dello Stato per il benessere dei propri cittadini, con una sensibile diminuzione a partire dal 2013 della spesa sanitaria pubblica per abitante (ora al 6,8% del Pil).

Rapporto Istat: in Italia meno immigrati, più emigranti

Gli stranieri residenti in Italia nel 2015 erano oltre 5 milioni, l’8,2 per cento della popolazione residente totale, di cui 4 milioni non comunitari. Il flusso dei cittadini non comunitari verso l’Italia, stando ai nuovi permessi rilasciati, è in flessione, con una diminuzione del 3% rispetto all’anno precedente più marcata al Nord che al Sud, dove invece si fanno sentire gli effetti dei ripetuti sbarchi via mare. I livelli di istruzione degli stranieri solo solo leggermente più bassi della media degli italiani, con circa il 40% di diplomati e il 10% di laureati.

Tasso di crescita naturale
Tasso di crescita naturale in picchiata

La flessione nell’apporto migratorio fa sentire il suo peso sul crollo del tasso di crescita naturale del Paese, che tocca un picco negativo (-1,6 per mille abitanti) mai raggiunto fin dai tempi della prima guerra mondiale. Complice l’accennato calo del tasso di fecondità delle donne italiane, ma anche il continuo incremento dell’emigrazione italiana verso l’estero: chi può fa le valigie, e non più soltanto tra i giovani.

Rapporto Istat “Noi Italia” 2016