Ranking università 2016: Italia fuori dai giochi

Nella classifica delle migliori università del mondo l'Italia resta esclusa. Mancano investimenti e fondi per ricerca, marketing e sviluppo.

L’Italia, pur con il suo glorioso patrimonio universitario  (in lotta erano presenti ben 34 atenei dello stivale) negli ultimi anni ha introdotto numerose riforme che hanno penalizzato la qualità.

Tra tutte, la riforma del 2004 che ha legato i finanziamenti universitari delle università italiane al numero di studenti iscritti e alle performance di didattica e ricerca.

Quello che le manca per competere con le potenze in ascesa, europee e non, deve aumentare il suo investimento nell’istruzione.

È pun vero infatti che la classifica si basa su un dato statisticamente rappresentativo (viene interpellato un campione di studenti, chiedendo di esprimere la propria opinione in forma anonima) ed entrare nel Ranking è estremamente difficile.

In ogni caso, non bisogna dimenticare che questa seppur prestigiosa lista rappresenta solo lo 0,5 per cento degli istituti di istruzione superiore del mondo.

Entrare nella lista, significa porre grande attenzione alla pubblicazione, utilizzare i fondi per la ricerca più innovativa e concentrarsi su obiettivi di internazionalizzazione e marketing, temi sui quali lè università italiane non rappresentano l’eccellenza.

La lista conferma poi la costante ascesa delle università di Cina, Hong Kong, Giappone e Corea del Sud, visibili a partire dal 12esimo posto (università di Tokyo).

Fuori dal territorio italiano, in Europa la situazione è frastagliata. Germania e Francia ritrovano numerosi atenei nella top 100, mentre Danimarca e Finlandia restano fuori classifica.

E mentre Canada, Australia e Russia mantengono i loro atenei all’interno della preziosa lista, non c’è traccia di università indiane o sudafricane.

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