Raja Group, chi è l’anti-Amazon già presente in italia

Amazon, si sa, non ha bisogno di presentazioni. Il colosso dell’e-commerce nato durante la bolla dei dot-com a fine anni ‘90 e sopravvissuta, per quanto fortemente ridimensionata, quando la bolla finanziaria è scoppiata nel 2000. Col nuovo millennio, il fondatore e attuale Ceo, Jeff Bezos, attualmente l’uomo più ricco del mondo secondo l’invidiabile graduatoria che Forbes stila ogni anno, Amazon si è espansa in maniera incredibile. Rilevando anno per anno vari servizi online e start up sparsi per il Mondo, nonché aumentando sempre più la platea di prodotti offerti ai clienti.

Amazon ha fatto ovviamente scuola, ma ci sono altri portali e-commerce che pure sono molto popolari. Si pensi al gruppo cinese Alibaba – il cui Ceo e fondatore Jack Ma, l’uomo più ricco della Cina, proprio mentre scriviamo, ha dichiarato di voler cedere la guida – ma anche ad eBay e al meno noto Raja Group. E pensare che quest’ultimo è giunto in Italia anche prima di Amazon.

Il gruppo Raja è approdato infatti nel nostro Paese ben 5 anni prima di Amazon, nel 2006, e proprio in quel di Piacenza. Nella fattispecie, nel polo logistico di Castel San Giovanni. Proprio quella Piacenza che alcuni mesi fa è stata teatro di uno scontro sindacale contro Amazon. Che ha creato un precedente e ha posto sotto i riflettori dei media i ritmi frenetici cui sono abituati i dipendenti dell’e-commerce. Per assicurare che ci arrivino i prodotti nei tempi stabiliti.

Sommario

Raja Group chi è

Il Gruppo Raja è un grossista di materiali da imballaggio con sede a Roissy, vicino a Parigi (Francia). Il marchio Raja offre materiali di imballaggio di tutti i settori merceologici: scatole di cartone, imballaggi postali, buste, nastri adesivi, pellicole e macchine per imballaggio. La distribuzione avviene tramite la vendita per corrispondenza del catalogo, il servizio sul campo, la telefonia e Internet.

Come Amazon, anche Raja Group basa il suo successo su magazzini pieni di merce (120 mila referenze, 210 mila metri quadrati di magazzini in 11 centri di distribuzione in Europa) in grado di raggiungere nel giro di 48 ore 700mila clienti nel Vecchio Continente (di cui il 10% solo in Italia) fornendo sia a Pmi sia a multinazionali tutto quanto serve per il confezionamento di articoli e per l’operatività aziendale quotidiana, dalla scatola di cartone (core business originario) alla cancelleria fino ai detersivi.

Certo, Raja Group fattura 561 milioni di euro di fatturato, non certo confrontabili ai 178 miliardi della creatura di Bezos. Tuttavia, il gruppo francese continua a crescere, restando fedele da ben 74 anni a un modello di società matriarcale (sono al comando le donne) attenta tanto ai bilanci quanto alla salute e al benessere della “famiglia”: 1.850 persone in Europa, 43 nella filiale italiana Rajapack, diventata in 12 anni un benchmark del Vecchio Continente per rapidità di sviluppo della piattaforma online. Basta solo pensare che in Italia le vendite sono cresciute del 14% lo scorso anno. Lo stesso trend già confermato nella prima metà del 2018.

RAJA Group è una società francese con una vasta presenza internazionale che copre 18 paesi europei attraverso 22 filiali. Creato nel 1954, RAJA Group è il principale distributore europeo di imballaggi in tutta Europa. Con la più ampia gamma di imballaggi di qualsiasi fornitore europeo e forniture, materiali di consumo e attrezzature, siamo in grado di soddisfare le esigenze aziendali dell’intera azienda in tutti i settori industriali. La più grande scelta di imballaggi in Europa, RAJA è il principale distributore europeo di imballaggi con oltre 120.000 prodotti per soddisfare tutte le vostre esigenze aziendali da protezione, sigillatura, spedizione e imballaggio.

Una politica di costante innovazione unita a una reale comprensione dei prodotti consente di offrire una gamma che presenta la selezione più ricca e ampia sul mercato. Servono i clienti in tutti i settori industriali. Il Gruppo RAJA serve oltre 700.000 clienti in tutti i settori industriali, servendo clienti di ogni dimensione, dalle principali società internazionali alle piccole e medie imprese, agli operatori economici e alle start-up. Oggi, l’attività di RAJA opera su 4 canali di vendita aggiuntivi che garantiscono una presenza solida e una migliore risposta per il cliente: cataloghi, internet, telefono e forza di vendita locale.

Raja Group storia

Raja Group è nato nel 1954 quando, a Parigi, Rachel Marcovici e l’amica Janine Rocher cominciavano a vendere scatole di cartone riciclato. Il nome dell’azienda deriva proprio dalle prime due lettere dei loro nomi. La vendita di scatole arrivava in pieno boom industriale e commerciale per l’Europa. Dunque ce ne era bisogno. Negli anni, l’azienda è rimasta in mano alle donne. La Ceo è attualmente Danièle Kapel-Marcovici. Figlia di Rachel. Una mosca bianca, anzi rosa, in un settore come quello del packaging che vede la quasi totale prevalenza di uomini.

Rachel Marcovici ha fondato nel 1954 l’azienda Carton Raja, insieme a Janine Rocher, per vendere i cartoni usati a basso costo. Marcovici ha acquisito nuovi clienti e fornitori, Rocher ha elaborato ordini e un responsabile del magazzino ha assunto la spedizione. Nuovi cartoni, carta da imballaggio e cartone ondulato in seguito hanno aggiunto le scatole usate. Alla fine del 1950, l’operazione è stato uno dei 10 dipendenti e un fatturato salito a un milione di franchi (circa € 150.000).

Negli anni ’70 furono scoperti i materiali plastici. Rachel Marcovici ha riconosciuto l’importanza di questo sviluppo, offrendo ai propri clienti un corrispondente programma di imballaggio con nastro adesivo, pluriball, materiali da imballaggio e molto altro ancora. Il primo catalogo includeva 24 pagine in bianco e nero. Una tiratura di 10.000 pezzi ha supportato la forza vendita.

Nel 1982 Danièle Kapel-Marcovici ha assunto ufficialmente la gestione dell’azienda. L’attività di vendita per corrispondenza del catalogo è diventata l’obiettivo di vendita e, insieme all’espansione della gamma di prodotti, il motore di crescita dell’azienda Raja. Come parte dell’internazionalizzazione è stato il cambiamento da Raja Kartons – Raja nel 1990. Con l’acquisizione del belga BINPAC nel 1994, l’espansione internazionale nei mercati europei progredì rapidamente. Nel 1999, è stata fondata la filiale tedesca Rajapack GmbH a Birkenfeld vicino a Pforzheim.

Nel 2008 Raja si trova nei più importanti paesi europei (Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Austria, Italia, Repubblica Ceca, Svizzera). La strategia multicanale si basa su catalogo, assistenza sul campo, centro di assistenza clienti e una piattaforma Internet con sistemi di vendita. Nel marchio Raja Food sono state realizzate espansioni di prodotti nell’area dell’imballaggio alimentare. Nel 2007 è stato acquisito L’Equipier, uno specialista di spedizioni per prodotti per l’igiene e la pulizia. Nel 2008, Welcome Office, un discount per articoli per ufficio su Internet, è entrato a far parte del gruppo Raja. Nel 2015 ha acquisito Morplan, un rivenditore di vendita per corrispondenza e merchandising nel Regno Unito. Il gruppo francese indipendente RAJA è presente con 22 società in 18 paesi europei.

Raja Group, una mosca rosa nel packaging

In totale, le donne al comando di Raja Group sono il 71%, come spiega Lorenza Zanardi, Direttore Generale di Rajapack Italia, scelta personalmente da Danièle Marcovici nel 2010, allora 32enne: «non abbiamo mai tradito la filosofia originaria di avere al centro delle nostre strategie il benessere delle persone, che siano i nostri dipendenti, i nostri fornitori e i nostri clienti».

Danièle spiega perché la scelse: «giovane donna con figli, poliglotta e, quel che più conta, sorridente», precisa la carismatica presidente francese oggi 75enne. La sua filosofia aziendale è questa: «Bisogna stare bene e a proprio agio in azienda, perché qui si passano le giornate lavorative. E bisogna divertirsi e riposarsi quando si è fuori, altrimenti non si stimola la creatività».

Danièle kapel-Marcovici è entrata a 16 anni in azienda (quando si chiamava Carton Raja) e dopo dieci anni di gavetta a Parigi nel commerciale, negli anni Ottanta affianca ai rappresentanti la vendita su catalogo e, nel 2004 il canale web, che oggi veicola oltre il 50% dei volumi. Quanto alla sede, piacentina, è passata dai 3.800 metri quadrati iniziali agli attuali 6.300.

Sotto la guida della Zanardi. Rajapack Italia è riuscita a triplicare il fatturato dai 5,5 milioni del suo arrivo a Piacenza, nel 2010, ai 17,7 di fine 2017. E si prepara ora a toccare la soglia dei 20 milioni. Vantano 700 fornitori specializzati in Europa che garantiscono il 92% degli approvvigionamenti, che poi l’azienda stocca e distribuisce.

La Marcovici, peraltro, non ha mai voluto rendere pubblica l’azienda quotandola in Borsa o affidandola a fondi di investimento. E’ anche una imprenditrice filantropica, avendo creato la Fondazione Raja-Danièle Marcovici che sostiene l’emancipazione e il lavoro femminile, ma anche interessata all’arte: a nord della capitale francese ha realizzato una collezione permanente di arte contemporanea “Raja Art”. La quale vanta oltre cento pezzi tra pitture, sculture, foto e installazioni ispirate al cartone e all’imballaggio firmati da noti artisti e giovani talenti internazionali.

Non solo Raja Group, anche i supermercati si tecnologizzano per sfidare Amazon

Ma a sfidare Amazon sono anche le catene della Gdo tradizionali. Ideando un servizio del tutto innovativo: una mini telecamera all’ingresso del punto vendita, in grado di far riconoscere i clienti al cervellone informatico, così da essere in grado di proporgli – attraverso un’app sullo smartphone – offerte e promozioni su misura. Si pensi a celiaci, vegani, diabetici, biologisti, chi soffre di intolleranze alimentari e quant’altro. Del resto, oggi i supermercati si stanno adeguando alle nuove correnti di pensiero riguardo l’alimentazione.

Il sistema è in fase di sperimentazione nel laboratorio del gruppo VéGé a Milano, sviluppato con l’Università di Parma grazie a una partnership tra VéGé e quattro big del largo consumo: Barilla, Coca-Cola, Ferrero e Lavazza. Entro il prossimo autunno il sistema farà il debutto all’interno di un punto vendita del gruppo, a Nocera Inferiore.

E a chi parla di invasione della privacy, c’è già la risposta dell’ad: solo chi scaricherà la app sul proprio smartphone potrà beneficiare dell’iniziativa.

Inoltre, occorre pure specificare che il sistema non sarà applicato a tutti i prodotti o in tutti i negozi del gruppo. Per ora si tratta solo di un progetto di ricerca, che ha il fine di sperimentare nuove tecnologie che in futuro potranno essere implementate, con lo scopo di implementare offerta e servizi in favore dei clienti. E contrastare l’ascesa di Amazon, che ormai vende anche prodotti alimentari.

Un altro servizio che sarà attivo entro Natale è il sistema geofencing. Anche in questo caso si parte da una App, in grado di geolocalizzare l’utente, tramite Gps, in un raggio di 100 metri di distanza dal punto vendita e di accedere ad alcune informazioni personali (età e interessi) in base alle quali l’utente riceverà sul telefonino notifiche promozionali o informative. Una volta all’interno del negozio il sistema potrà inviare altri messaggi, più dettagliati, questa volta grazie ai beacon, dispositivi che funzionano via Bluetooth. Anche in tal caso, non bisogna gridare alla violazione della privacy, dato che è lo stesso cliente a decidere se aderire all’iniziativa scaricando l’apposita app.

Anche Coop Italia non sta a guardare e lancia la propria tecnologia. Lanciando al punto vendita di Milano Bicocca, che vanta uno spazio di 700 metri quadrati, con circa 6mila prodotti in vendita, le cosiddette “Vele”, che forniscono ai clienti le informazioni sui valori nutrizionali, l’origine degli ingredienti, la stagionalità, oltre a quelle obbligatorie, di tutti i prodotti a marchio Coop. Un esempio? Al bancone dell’ortofrutta basta puntare il dito su un alimento e automaticamente sullo schermo appaiono tutte le specifiche.

Saranno poi lanciati anche i “Totem” (stazioni informative lungo le corsie) dove i clienti potranno anche sapere dove sono disposti i prodotti a cui sono interessati nel negozio, per velocizzare gli acquisti.

Abbiamo poi le etichette elettroniche (o parlanti) sviluppate in collaborazione con Pricer Italia, applicate per la prima volta il mese scorso e in via di implementazione, che utilizzano la luce (e non Gps o Bluetooth) per trasmettere le informazioni. Già oggi questa tecnologia consente di aggiornare i prezzi nel modo più rapido e preciso possibile. A breve sarà possibile anche localizzare i prodotti all’interno del supermercato, rendendoli riconoscibili tramite luci o notifiche sui cellulari, favorendone la ricerca da parte dei clienti, ma anche da parte dei dipendenti che devono sistemare i prodotti sugli scaffali o fare la spesa ordinata online dai clienti.

Infine, l’idea di Pam Panorama, che a Milano ha un punto vendita che funziona anche come laboratorio: nel supermercato di via Bazzini vengono testati quotidianamente progetti di innovazione. A breve entrerà in funzione un servizio di accesso wifi per tutti i clienti che, attraverso la connessione al Crm aziendale, calcolerà in tempo reale la risposta alle offerte promozionali, per valutarne l’efficacia.

Ma Amazon sorride, con le azioni che volano in Borsa

Tutte belle sfide, che vedremo se in futuro mitigheranno la fuga di clienti dai negozi tradizionali verso le piattaforme e-commerce. Nel frattempo, Amazon gode in Borsa. I

l 4 settembre il colosso di Jeff Bezos è volato a Wall Street fino a raggiungere e superare la fatidica quota dei 2.050,27 dollari per azione. Entrando quindi nel club delle società da mille miliardi di capitalizzazione, dove, oltre al colosso di Seattle, c’è solo Apple. Un traguardo storico per la multinazionale americana, che culmina la corsa in Borsa degli ultimi 12 mesi con i titoli della società che hanno raddoppiato il loro valore: da gennaio 2018 le azioni Amazon sono salite del 75%, aggiungendo 435 miliardi di dollari di valore alla società.

E non a caso, Goldman Sachs ritiene che le azioni Amazon siano quelle verso cui conviene investire anche nel 2019, ipotizzando una crescita dei fatturati del +22%. Chissà perché, non stentiamo a crederci.

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