Quanto sono sicuri i soldi sul conto corrente?

In tempi di particolare scetticismo nei confronti del mondo delle banche e della finanza in generale, può essere utile cercare di fissare alcuni paletti che – forse – vi permetteranno di rapportarvi con maggiore consapevolezza e serenità nei confronti dei risparmi depositati nel vostro istituto di credito di fiducia.

In particolare, vogliamo oggi contribuire a fornire una risposta puntuale e trasparente su un tema che ancora oggi si ripropone frequentemente nelle menti dei correntisti: quando sono sicuri i soldi sul conto corrente? Cosa si rischia?

La garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi?

Cominciamo con il ricordare che le garanzie sui conti correnti e sui conti deposito sono proposte dalla presenza del c.d. “Fondo interbancari di tutela dei depositi”, uno strumento che interviene per rimborsare il correntista in caso di default della propria banca, ad alcune specifiche condizioni.

In particolare, il Fondo interviene per un importo garantito massimo di 100.000 euro (e non dunque di 103.000 euro, come ancora potete trovare scritto su alcuni siti web), quale previsione introdotta dal d.lgs. 24 marzo 2011, n. 49, in conformità a quanto dettato dalla disciplina europea di cui alla direttiva 2009/147CE, che dispone – appunto – l’applicazione di un limite massimo di rimborso per depositante nella misura pari a 100.000 euro.

Copertura per depositante e per banca?

È proprio la normativa europea a prevedere che il rimborso debba essere riconosciuto per depositante, su banca. Ma cosa significa? Cerchiamo di compiere qualche esempio concreto, in maniera tale che possa essere più chiaro il funzionamento potenziale di questo strumento.

Innanzitutto, se il conto corrente risulta essere cointestato (ad esempio, a due coniugi), la garanzia si intenderà estesa a ciascuno dei depositanti. Pertanto, se il conto corrente ha un saldo di 200.000 euro, la garanzia è da intendersi per 100.000 euro per intestatario: il Fondo andrà dunque a rimborsare l’intero saldo. Se invece il saldo del conto corrente è pari a 300.000 euro, e il rapporto risulta essere intestato a due cointestatari, il Fondo non rimborserà l’intera giacenza, ma solo nei limiti di 200.000 euro (ovvero, 100.000 euro per depositante).

Alla luce di quanto sopra dovrebbe inoltre essere chiaro come la garanzia intervenga anche “per banca”. Questo significa che se il correntista dispone di due rapporti in due istituti di credito distinti, la garanzia dei 100.000 euro andrà ad applicarsi in ciascuna delle due banche.

Essendo una garanzia “per depositante e per banca”, ne deriva altresì che se lo stesso depositante dispone di due conti correnti da 100.000 euro ciascuno presso la stessa banca, la garanzia si intenderà applicata al cumulo dei depositi. In altre parole, la garanzia non andrà ad applicarsi su ciascuno dei due conti, ma solamente sulla sommatoria delle giacenze dei rapporti in essere, ovvero sul totale del denaro che è depositato nei conti della banca.

Come sfruttare al meglio la garanzia del Fondo?

Ragionando in termini puramente teorici – e, dunque, accantonando l’idea che sia piuttosto difficile che il Fondo possa essere realmente attivato in seguito a una crisi bancaria – ne consegue che il correntista che vuole sfruttare adeguatamente tale garanzia dovrà aprire un nuovo conto presso un diverso istituto di credito nel caso in cui le proprie giacenze dovessero superare i 100.000 euro.

Dunque, se in un conto corrente il cliente della banca dispone di 140.000 euro, potrebbe scegliere di suddividere tale saldo in due rapporti presso due istituti diversi, a patto che sia l’unico intestatario del rapporto (se fosse cointestato con il coniuge, la garanzia si intenderebbe infatti raddoppiata).

Nel caso di conto cointestato, con giacenza di 240.000 euro, si riproporrebbe peraltro la stessa preferenza verso l’apertura di un nuovo conto presso un altro istituto, ove depositare le somme eccedenti la garanzia del Fondo.

A cosa si applica la garanzia del Fondo?

Per condividere ancora qualche ulteriore chiarimento sul tema, ricordiamo altresì che la garanzia si applica sia ai conti correnti che ai conti deposito, e sia alle banche tradizionali che alle banche online. Non solo: la garanzia copre anche le filiali italiani delle banche estere, a patto che abbiano regolarmente aderito al fondo (potete verificarlo sul sito internet dello strumento, fitd.it).

A cosa non si applica la garanzia del Fondo?

Di contro, la garanzia non opera nei confronti di strumenti di investimento, come i pronti contro termine e le obbligazioni bancarie.

La motivazione è piuttosto semplice e ben condivisibile: il fondo vuole coprire solo i risparmi in senso stretto, intesi come “denaro in deposito”, e non gli investimenti. Per altri motivi non sono invece tutelati nemmeno i certificati di deposito al portatore, mentre sono protetti gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi.

Se la banca fallisce il Fondo agisce veramente?

La domanda finale con la quale vogliamo salutarvi è però un’altra. Teoria a parte, se la banca fallisce siamo certi che il Fondo interverrà effettivamente?

Purtroppo, dare una risposta a tale quesito non è facile, perché se è vero che da un punto di vista teorico i nostri soldi saranno protetti fino a 100.000 euro per depositante e per banca, è anche vero che in pratica non è ben noto come si esplicherà questa protezione.

Il fondo non è infatti offerto dallo Stato (come molti ritengono) bensì da un consorzio di banche, al quale gli istituti di credito sono obbligati ad aderire. Insomma, il fondo nasce dalla volontà delle banche di fornire liquidità agli istituti in difficoltà, al fine di tutelarne i correntisti, con la conseguenza che se una banca “salta”, le altre dovrebbero intuibilmente collaborare e fornire liquidità ai clienti.

E se ad andare in crisi fosse una banca di grandissime dimensioni, come una delle 2-3 maggiori in Italia? A quel punto, nessuno sa esattamente che cosa accada, visto e considerato che potrebbero sorgere difficoltà di copertura…

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