Quanto costa aprire Partita Iva e come fare

Vediamo quali sono le disposizioni previste per quanti vogliono fare questa scelta

Con una crisi occupazionale ormai atavica, che ha drasticamente ridotto le occasioni di trovare un contratto di lavoro subordinato, sta aumentando il cosiddetto ”popolo delle Partite Iva”. Composto da persone che hanno deciso di aprire un’attività commerciale in proprio, avviare una professione come rappresentanti o affiliati di un marchio, oppure si sono visti costretti dal proprio datore di lavoro in alternativa al classico contratto di lavoro dipendente. La partita IVA altro non è che un codice identificativo della propria attività ai fini fiscali (un po’ come il codice fiscale) ed è composta da undici numeri: i primi sette identificano il contribuente; i successivi tre identificano l’Ufficio delle Entrate presso cui ci si è rivolti; l’ultimo, infine, ha carattere di controllo. Ma quanto costa aprire Partita Iva? Come si fa? Vediamolo di seguito.

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Partita Iva: come si apre

Prima di dire quanto costa aprire partita Iva, partiamo subito con una premessa. Al primo gennaio 2016 l’unica partita IVA agevolata si può aprire con il cosiddetto regime forfettario. In caso di redditi ipotizzati molto alti, invece, occorre aprire una partita IVA con regime ordinario. Chi può aprire una Partita Iva? Tutti i titolari di società e professionisti autonomi, che hanno come obiettivo quello di vendere, produrre e scambiare beni o servizi.

Veniamo ora alla seconda domanda cruciale: come si apre una Partita Iva? Innanzitutto occorre dire che farlo è molto semplice e soprattutto gratuito. Occorre comunicare all’Agenzia delle Entrate l’avvio della propria attività entro 30 giorni dal primo giorno in cui si è iniziato, mediante dichiarazione redatta su modello AA9/7 (se si tratta di ditta individuale e lavoratori autonomi) o sul modello AA7/7 (se si tratta di società). Entrambi i modelli sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Una volta scaricati e compilati, ci sono tre possibili modi per consegnarlo all’Agenzia: o recandosi di persona presso l’ufficio muniti di un valido documento di riconoscimento; inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando però una fotocopia del documento di riconoscimento; inviando la domanda mediante il software disponibile sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Ancora, quando si apre una partita IVA, bisogna scegliere il codice ATECO che si riferisce alla nostra specifica attività. E’ opportuno sapere che occorre anche selezionare il tipo di regime contabile che si preferisce: regime forfettario 2016 o contabilità ordinaria. I vecchi contribuenti in regime dei minimi possono, invece, continuare a rimanere in tale regime fino a scadenza naturale; la quale sarebbe di cinque anni o, in alternativa, entro i 35 anni di età. Il numero suddetto che ci identificherà ci accompagnerà per tutto il corso dell’attività e non può essere modificato. Infine, ai fini dei contributi Inps, occorre aprire la propria posizione previdenziale recandosi presso gli uffici con la documentazione opportuna. Una tappa ulteriore spetta a chi deve registrare una ditta individuale, giacché è obbligato a registrare la propria impresa alla Camera di Commercio, e comunicare al Comune l’avvio della propria attività.

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La partita Iva conviene a chi guadagna almeno 5mila euro annui

Quanto costa aprire Partita IVA

Veniamo ora alla terza domanda cruciale. Quella che ci fa scegliere se aprire una Partita IVA o meno. Quanto costa aprire Partita Iva? Se come detto, avviarla non costa nulla, il suo mantenimento può diventare invece gravoso, specie per chi non percepisce entrare particolarmente rilevanti.

Intanto distinguiamo tra regime di contabilità ordinaria e forfettario. Il primo conviene a chi guadagna molto, proprio per affrontare al meglio le spese di gestione. Alla Camera di Commercio occorrerà versare tra gli ottanta e i cento euro annui; al proprio commercialista, invece, circa mille euro l’anno. Poi ci sono i contributi INPS, le imposte Irpef e Irap. Il secondo è invece destinato a determinate soggetti e per guadagni relativamente bassi. Va incontro a una tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni e del 15% dal sesto anno. I contributi INPS sono del 27% sul reddito di impresa.

Per capire se ci conviene o meno aprire una P.I. dobbiamo calcolare il nostro ipotetico guadagno annuale. In genere la soglia che occorre superare è quella dei cinquemila euro annui, sotto i quali si rischia di ottenere ricavi davvero esigui, finire in pari coi costi o addirittura soccombere.