Quantitative Easing al via: tutto quello che dovete sapere!

Mario Draghi, presidente Bce, ha dato ufficialmente il via alla nuova stagione di Quantitative Easing. Ma cosa è? Perchè è utile (o dovrebbe essere utile)? E come si realizza? E, ancora, quali saranno i vantaggi sperati per le imprese e per gli Stati? Ecco una guida definitiva a tutto quello che dovete sapere!

Perchè il QE arriva proprio ora?

Iniziamo con una domanda da un milione di dollari. Il QE arriva ora perchè dalla crisi non si riesce proprio a uscire, e perchè l’inflazione dell’Eurozona, che la Bce dovrebbe cercare di “gestire” intorno al 2%, è oggi in territorio addirittura negativo. Contrariamente a quanto si possa superficialmente pensare, avere un’inflazione così bassa, con i prezzi stabili o in calo, non è affatto positivo: vengono rinviati consumi e investimenti, rallenta l’economia, incrementa la disoccupazione. Lo spettro della deflazione è insomma troppo vicino. E la crisi, in fondo, ha nuova linfa per espandersi.

Perchè non prima?

Proseguendo il ragionamento delle righe che precedono, possiamo altresì ribadire che la Bce ha cercato di contrastare questa difficile situazione con una serie di metodi più convenzionali. Tra i vari, la possibilità di ridurre il benchmark ai minimi livelli storici: niente però sembra essere servito in maniera incisiva. Di qui, la scelta di avviare un programma per stimolare l’inflazione comprando titoli di Stato e immettendo liquidità nell’economia. Molti analisti sostengono che l’intervento del QE di Draghi giunge tardivo. Altri osservatori sono invece convinti della sua appropriatezza in tempi congrui. A nostro giudizio, i primi non hanno tutti i torti…

Come si realizza?

Il QE di Mario Draghi è quantificabile in circa 60 miliardi di euro al mese (1.140 miliardi di euro fino alla fine dell’intervento, a settembre 2016). Questo immane ammontare di denaro viene periodicamente trasferito alle Banche centrali nazionali (in Italia, la Banca d’Italia), affinchè acquistino titoli di Stato sul mercato secondario (pertanto, non all’asta, nel mercato primario, bensì nel mercato secondario, che è quello dei titoli già emessi).

Non ho capito: perchè comprare titoli di Stato fa incrementare l’inflazione?

È la domanda più “complessa” da spiegare, soprattutto perchè le logiche alla sua base sono altrettanto ricche di particolarità. Cerchiamo tuttavia di schematizzare.

Se le Banche centrali, grazie all’iniezione di liquidità della Bce, aumentano la quantità di euro in circolazione, l’euro sarà portato a deprezzarsi nei confronti delle principali valute di riferimento. Questo vuol dire che l’euro sarà più debole, e diverrà più caro importare dall’estero. Per il rovescio della medaglia, l’euro così debole potrebbe essere un incentivo a esportare, considerando che gli acquirenti esteri avranno una maggiore appetibilità a fare del commercio con il nostro Paese. Di qui, un fondamentale impulso alla produzione domestica.

E qui sorge il primo dilemma. Quanto si deprezzerà ancora l’euro, visto e considerato che la moneta unica appare già essere in condizioni di precaria forza (la quota 1,10 non è più un miraggio, e non lo è nemmeno la parità di cambio?). Anche in questo caso, il “dilemma” non è facilmente spiegabile. L’euro si è infatti fortemente deprezzato fin da quando la realizzazione del Quantitative Easing si è trasformato da mera ipotesi a passo concreto. Questo vuol dire che una parte dell’effetto positivo del QE potrebbe già essere incorporato dall’attuale tasso di cambio Euro / Dollaro. In linea di massima, però, la quota parità potrebbe davvero non essere utopistica…

In ogni caso, quanto sopra è solo una parte dei tanti risvolti del QE. Un secondo, importante riflesso, è quello legato alle imprese. L’acquisto massiccio dei titoli di Stato comandato dalla BCE permetterà infatti al rendimento dei titoli di scendere ulteriormente. Questo dovrebbe altresì comportare che gli investitori, non più attratti da un rendimento così basso, spingano verso l’acquisto di azioni e di obbligazioni di imprese che hanno un maggiore rendimento, garantendo quindi alle imprese una maggiore liquidità a disposizione e, dunque, l’incremento degli investimenti. Un elemento che, sul fronte PMI, potrebbe essere sinergico a quanto avverrà nei confronti delle nuove politiche creditizie delle banche, teoricamente più “generose” nella concessione di finanziamenti ed elasticità di cassa (ribadiamo: almeno in teoria!).

Le buone notizie si estendono altresì ai singoli Stati. Acquistando titoli di Stato, e garantendo così una domanda ingente dei bond governativi, lo spread subirà una nuova flessione. Di qui il calo delle spese per interessi su debito e deficit e, pertanto, maggiori risorse da investire nell’economia. Su quanto siano elevate tali maggiore risorse, è ignoto: bisogna tuttavia affidarsi alle stime formulate dalla Bce, che parlano di circa 14 miliardi di euro tra questo e il prossimo anno.

Fin qui, la teoria. La pratica, come insegnato dalla storia, potrebbe essere molto diversa. L’auspicio è tuttavia che il gioco didattico che precede possa effettivamente tradursi in realtà, garantendo dunque al nostro Paese, e all’intera Eurozona, un prossimo biennio meno grigio del precedente.