Quantitative Easing: l’opinione di Stephen Roach

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Stephen Roach, senior executive di Morgan Stanley e famoso economista, ha pubblicato un editoriale su Il Sole 24 Ore nel quale parla di uno strumento utilizzato dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea e degli effetti sull’economia reale: il Quantitative Easing.

Con Quantitative Easing si designa l’immissione di denaro nel sistema economico da parte di una Banca Centrale. In genere si ricorre a questo strumento quando è necessario incrementare la domanda aggregata, ossia sostenere i consumi della popolazione, aumentare la spesa e via dicendo.

L’immissione di denaro nel sistema economico è uno strumento che può causare importanti effetti collaterali, come la crescita dell’inflazione. Per questo la Banca Centrale Europea, tradizionalmente, ne ripudia l’utilizzo. La matrice ideologica è quella della Germania, terrorizzata “atavicamente” dall’aumento dei prezzi (il ricordo dell’inflazione mostruosa degli anni venti è ancora vivido).

La Federal Reserve, invece, ha abbondato questo strumento fin dai primi mesi della crisi economica. Si calcola che abbia “stampato moneta” per circa 4mila miliardi di dollari.

Anche la Banca Centrale Europa, nel 2011, dopo aver realizzato che l’economia dell’Unione Europea era a un passo del colosso finanziario, ha messo in campo qualcosa di molto simile al Quantitative Easing: l’LTRO, ossia il “ programma di rifinanziamento a lungo termine”. In buona sostanza, ha regalato (di fatti è un prestito ma con tassi vicini allo zero) un trilione di euro alle banche. Lo scopo di tale provvedimento era sbloccare l’economia, in modo da allentare la stretta sul credito. Qualcosa però è andato storto: le imprese, nonostante la donazione della BCE, continuano tutt’ora a soffrire di mancanza di liquidità. Le banche non concedono prestiti, perché?

E’ proprio Roach a spiegarlo, ponendo però a esempio quanto accaduto negli Stati Uniti. “Le economie post-bolla sono rimaste impantanate in una classica trappola della liquidità. Sono più focalizzate a pagare i massicci debiti accumulati prima e durante crisi che ad assumere nuovi debiti e incentivare la domanda aggregata”.

Insomma, le banche pagano i loro debiti e non concedono i prestiti alle imprese. In questo modo, però, le “donazioni” della BCE e la massa monetaria messa in circolo dalla Fed “non hanno suscitato nulla che si avvicinasse a una normale ripresa ciclica”.

Il risultato di questa politica, che negli Usa si trascina dal 2008, è che la fase peggiore della crisi – la prima – è stata sì addomesticata. Dall’altra parte, però, non è stata garantita una ripresa degna di questo nome.

Foto originale by ctj71081