Quantitative Easing, prime impressioni sulla Liquidità targata Draghi

Il quantitative easing funziona. A dirlo non siamo noi, ma la principale parte in causa: Mario Draghi. Il governatore della Banca Centrale Europea ha infatti accolto positivamente la flessione dei rendimenti dei titoli di Stato verificata subito dopo il varo del maxi piano di acquisto di bond da parte dell’istituto monetario, affermando altresì che sarebbe in corso anche un’inversione di tendenza sulla crescita economica, grazie anche al calo del prezzo del greggio e, contemporaneamente, al deprezzamento dell’euro, che sta favorendo le esportazioni del mercato continentale verso aree extra europee.

“La reazione riscontrata sui mercati all’avvio del piano di allentamento quantitativo varato lunedì dalla Bce dimostra che il piano di acquisti funziona” – ha dichiarato Mario Draghi commentando i primi effetti del piano di quantitative easing da 60 miliardi di euro al mese. Nel suo discorso di poco fa, a Francoforte, Draghi ha spiegato che la politica monetaria condotta dalla Bce – che già dallo scorso autunno ha ridotto i tassi di riferimento ai minimi storici – starebbe “sostenendo la ripresa” dell’area euro.

Ad ogni modo, oltre a prendersi – sostanzialmente e formalmente – il merito per quanto effettuato, Draghi ha limato gli effetti benefici del suo QE con la sinergia con una ulteriore serie di fattori determinanti, come il calo del prezzo del petrolio (che “ha portato ad una revisione delle stime del Pil, anche grazie al calo dell’euro”). In sintesi, aggiungeva il presidente della Bce, alla luce di tali segnali “la ripresa economica può gradualmente ampliarsi e probabilmente rafforzarsi, riusciremo a stabilizzare le attese dell’inflazione”.

Il cauto ottimismo sembra essere mediato da condizioni macro ancora troppo aleatorie. Draghi ricorda come gli sviluppi congiunturali al momento vadano nella giusta direzione: “il rallentamento della crescita ha invertito la tendenza” – ha spiegato Draghi – “il Pil dell’area dell’euro ha registrato una crescita dello 0,3% trimestrale nell’ultima parte del 2014, un pò più di quanto ci aspettavamo” con “le indicazioni che sono di un ulteriore miglioramento della congiuntura all’inizio di quest’anno”.

Dunque, il peggio è passato? Quel che sembra certo è la convinzione – mai così solida, dalle parti dell’Eurotower – che la prospettiva sia “di un ampliamento e di un rafforzamento graduale della ripresa”, con un tasso di disoccupazione nell’area già sceso a un nuovo minimo da agosto 2012, e con miglioramenti che, pur non riconducibili alla sola politica di allentamento monetario, sembrano essere favorevolmente supportati dalla politica monetaria dell’istituto.

Infine, un ultimo cenno alla crisi greca, ove non mancano tiepidi segnali di ottimismo. “Assistiamo” – ha detto Draghi – “a nuovi cali dei rendimenti sovrani del Portogallo e e di altri Paesi, nonostante la rinnovata crisi greca. Questo ci suggerisce che il programma di acquisto bond mette al riparo l’area euro dal contagio”. Non mancano tuttavia i rischi: “Siamo consapevoli che le nostre misure possono comportare dei rischi alla stabilità finanziaria ma questi rischi sono contenuti. Il programma di acquisto bond” – ha detto ancora Draghi – “può funzionare e si sta dispiegando in modo da stabilizzare l’inflazione”.