Quantitative easing europeo: gli effetti sul Forex

quantitative-easing-euro-dollaro

Ha fatto scalpore il discorso dell’8 maggio di Draghi in cui questi ha fissato un orizzonte temporale per l’eventuale (e ormai non più tanto improbabile) adozione delle misure di politica monetaria espansiva. Il Forex ha subito effetti immediati, sebbene seguiti da una stabilizzazione abbastanza repentina. Questo, però, è stato evidentemente solo un assaggio.

La domanda che molti investitori si pongono è: cosa accadrebbe nel mercato valutario se l’Europa si dotasse di strumenti di politica monetaria espansiva? Questi ultimi, chiamati anche “misure non convenzionali” (anzi, è proprio questa l’espressione utilizzata da Draghi), si riducono essenzialmente all’istituzione del Quantitative Easing, ossia all’acquisto di titoli di debito nazionale da parte della Bce.

Un’altra espressione utilizzata è “stampa di moneta” ma per alcuni è gergale e fuorviante. Il capitolo “effetti sul Forex” è stato sviscerato da uno studio di IG. Questa sigla identifica uno dei broker più importanti del panorama del mercato valutario. Londinese, tra i più utilizzati, almeno in Italia, è solito impegnare le proprie risorse anche nella realizzazione di studi previsionali.

Le previsioni di IG parlano di una sorta di terremoto per il Forex. Il Quantitative Easing, infatti, si prevede che inoltrerà di liquidità il mercato. D’altronde, è una necessità. Gli stati europei sono a corto di denaro per realizzare investimenti produttivi e, particolare non trascurabile (anzi forse è quello decisivo) il Continente ha bisogno di aggiungere alla voce inflazione almeno due punti percentuali.

Gli effetti maggiori si registreranno sull’euro e nella fattispecie nel cambio euro-dollaro. Il motivo va rintracciato nell’incrocio di due contingente. Da una parte, come affermato sopra, l’aumento della massa monetaria in circolo, dall’altro l’intensificazione del Tapering americano e il miglioramento dei parametri dell’economia statunitense.

L’IG ha anche stimato l’intensità di questo effetto. La cifra è significativa. Gli analisti del broker prevedono un crollo dell’EUR/USD all’1,26 nel medio periodo. Una discesa quasi verticale, considerando che attualmente il cambio si assesta poco al di sotto dell’1,40. Le stime del broker parlano anche di un’inflazione vicina, sempre nel medio periodo, agli obiettivi storici fissati dalla Bce. Si parla, nello specifico, di un 1,5% stabile per almeno un paio d’anni (salvo intensificazione del progamma di acquisto titoli).

Parallelamente, però, non si assisterà all’aumento dei tassi di rendimento dei titoli di Stato “classici”, quelli immessi regolarmente nel mercato. La ragione è semplice: il mercato ha già incamerato le conseguenze di un futuro Quantitative Easing sotto questo aspetto.Stando alle parole di IG, si attende un autunno caldo per il Forex. La cosa però non è affatto scontata. Il Quantitative Easing non è stato esplicitamente citato da Draghi nelle ultime dichiarazoni e quindi alcuni pensano all’imminenza non di questo strumento, bensì dell’ennesima modifica sui tassi. Senza contare che, ammesso che Draghi stia pensando realmente al QU, il percorso verso la loro introduzione è tutt’ora irto di ostacoli. Ostacoli soprattutto politici: la Germania è contraria all’utilizzo di misure di politica monetaria espansiva poiché un tale avvenimento porrebbe fine al regime attuale, che privilegia gli stati del Nord e svantaggia quelli del Sud.

Certo è che la deflazione è alle porte, e si avverte forte l’esigenza di procedere con misure drastiche…