Quantitative easing: gli effetti sui mercati

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La Bce ci è arrivata tardi, praticamente cinque anni dopo gli Stati Uniti e due anni dopo il Giappone, ma, a quanto pare, è giunto anche per il vecchio Continente il momento di usufruire di politiche monetarie espansive di una certa intensità. Insomma, il Quantitative Easing sta per arrivare. E’ una misura di emergenza (in alcune realtà un po’ meno di emergenza) che prevede l’acquisto dei titoli di debito da parte della banca centrale. Così come la Fed ha acquistato i titoli emessi dal Tesoro americano, anche la Bce acquisterà i titoli emessi dai vari paesi dell’Unione. Si tratta di uno strumento utile a finanziare gratis le varie economie, non a caso in questi casi si parla di “stampa di moneta”. Le interpretazioni più liberiste e monetariste aborrono politiche di questo genere perché le considerano alla stregua di una “droga” per il sistema economico. Non stupisce dunque che l’apertura del dibattuto del Quantitative Easing in Europa sia stato accompagnato da affermazioni del tipo “a mali estremi, estremi rimedi”.

Insomma, Mario Draghi sta pensando al Quantitative Easing e questa è già di per sé una notizia. Quella sensazionale è però un’altra: la Germania, anzi la Bundesbank, è d’accordo. Il sì è però vincolato ad alcune condizioni. La prima è che sia limitato al massimo a tre anni, la seconda è dopo 24 mesi si proceda con una verifica: se i livelli di inflazione saranno soddisfacenti il Quantitative Easing dovrà essere annullato.

Un’altra questione è quella del “quando”. Il tempo stringe e, vista la deflazione alle porte, occorre intervenire. Le speranze di vedere il Quantitative Easing a giugno però sono ridotte al lumicino. Draghi si prenderà certo qualche mese dall’annuncio alla realizzazione, giusto per non creare shock ingestibili in seno ai mercato. Probabilmente, se ne parla per settembre o per fine anno. Nel frattempo, la Bce procederà (per la precisione a giugno) con l’ulteriore abbassamento dei tassi.

Gli analisti stanno cercando di prevedere gli effetti del Quantitative Easing. Dal punto di vista macroeconomico, sono attesi l’aumento sostenuto della domanda e un aumento dell’inflazione verso livelli elevati. Dopo due o tre anni, però, interverrebbe la disinflazione. Ciò è un bene: si raggiungerebbe quel famoso 1,9% che è poi l’obiettivo della Bce. Il motivo di questo futuro calo risiede nella prevedibile fine dell’effetto psicologico legato proprio al Quantitative Easing.

Dal punto di vista del mercato, prevedere cosa accadrà è più difficile. Il primo nodo riguarda i titoli di debito pubblico. Molti economisti sono concordi nel convenire che gli interessi si abbasseranno in maniera consistente, fino ad assottigliare il differenziale con i titoli tedeschi o azzerarli del tutto. Questo effetto sarà più evidente con i titoli a medio termine, quelli che soffrono di interessi ancora alti. I titoli a lungo termine stanno già vivendo il periodo di “assestamento”, sicché non si dovrebbe andare oltre un calo di 20-30 punti base.

Lo stesso dicasi per i bond corporate. Quelli che sono scesi di recente scenderanno ancora, ma di poco, mentre quelli che stazionano a livelli alti scenderanno maggiormente. Si parla comunque, anche quid, di 20-30 punti base.

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