Quantitative Easing, Cresce l’Ottimismo Sui Prestiti nella Zona Euro

Qualcosa, nel nebuloso mondo del credito europeo, sembra finalmente muoversi. O, almeno, così è possibile intuire leggendo gli ultimi dati emersi dal sondaggio della Banca centrale europea sui prestiti degli istituti di credito dell’area euro (Bank lending survey), laddove si comprende come i prestiti stiano leggermente aumentando e come – soprattutto – si attenda una ripresa delle erogazioni più sostenuta nel corso dei prossimi mesi.

Stando al sondaggio – compiuto tra il 6 e il 23 marzo scorsi – gli istituti di credito dell’eurozona si aspetterebbero un incremento consistente della domanda di prestiti da parte delle imprese nel secondo trimestre. Più nel dettaglio, nel periodo aprile – giugno le banche attendono condizioni meno restrittive per i finanziamenti alle attività imprenditoriali e per il credito al consumo, pur confermando il rischio di un’ulteriore stretta sugli standard creditizi per i mutui.

Dati che, sinteticamente, vengono confermati anche dalla stessa Bankitalia, secondo cui nel primo trimestre è proseguito l’allentamento dei criteri di offerta dei prestiti a imprese e famiglie, beneficiando principalmente della maggiore pressione concorrenziale esistente tra le banche, e il miglioramento della posizione di liquidità degli stessi istituti. Il tutto, in un contesto di ulteriore riduzione dei margini applicati alla media dei prestiti e – per quanto attiene per le sole erogazioni alle imprese – un lieve aumento dell’ammontare concesso.

E per il trimestre in corso? Secondo gli esperti di via Nazionale, gli intermediari si attendono sostanzialmente un nuovo allentamento delle condizioni di offerta dei prestiti alle imprese, con i criteri di offerta che tuttavia si manterrebbero invariati per i prestiti alle famiglie. Sempre secondo le valutazioni degli stessi intermediari interessati, la domanda di prestiti da parte delle imprese è rimasta invariata, mentre quella delle famiglie è aumentata. Nel trimestre in corso, la domanda di finanziamenti proveniente dalle famiglie e dalle imprese si rafforzerebbe inoltre in misura significativa.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perchè se è vero che lentamente – complice la strategia di quantitative easing – le condizioni si stanno allentando e favorendo, è altrettanto vero che i problemi degli istituti di credito non sembrano giungere a pronta conclusione. Sei mesi dopo il termine del comprehensive assessment, infatti, che nel solo nostro Paese ha generato richieste di nuovo capitale per 3,8 miliardi di euro (trascurabile il quantitativo già raccolto), dopo i 10,8 miliardi di euro ottenuti nel 2014, la Bce sta mettendo in mano ai criteri di riferimento che, in ultima istanza, potrebbero provocare una nuova richiesta di ricapitalizzazione da parte delle banche europee (e, in esse, alcune di quelle italiane).

Fonti bene informate riportano infatti che la Bce si starebbe affrettando a ridurre la discrezionalità nazionale (anche in merito alla valutazione di presidio da parte degli istituti). I tempi di tale previsione dovrebbero essere molto stretti, così come le conseguenze di tale azione: non si escludono, tuttavia, esigenze di capitale aggiuntivo per almeno 50 miliardi di euro in tutta Europa…