Quando aprire la partita Iva? Quando diventa conveniente?

quando aprire la partita iva

Sapere quando aprire la partita Iva è un’informazione fondamentale per tutti i professionisti o aspiranti tali che avviano una propria attività. Negli ultimi anni più nello specifico, si è assistito all’aumento di professioni online che in via tecnica o tramite consulenza o addirittura per hobby, iniziano a praticare e arrivano a un certo punto in cui si accorgono che dovrebbero aprire un p.iva. Perché? Principalmente per due motivi: o per prendere lavori più grandi o perché semplicemente si sono sforati i limiti di guadagno annui sopra i quali è necessario per forza di cose aderire ad un regime fiscale.quando aprire la partita iva

Quando aprire la partita Iva? Cosa ci dice la legislazione italiana?

Ammettiamo che abbiate questa vostra attività per “hobby”. In Italia non c’è ancora una regolamentazione precisa a riguardo, solo nell’articolo 28 del D.Lgs. 114/98 troviamo la definizione di hobbista, non emessa direttamente, ma rimandata alle disposizioni regionali. Queste lo definiscono come un “soggetto che realizza, propone o baratta in modo non professionale, sporadico ed occasionale prodotti di modico valore, rappresentati per lo più da opere frutto della propria creatività o del proprio ingegno.” Quindi cerchiamo di scoprire insieme quando aprire la partita iva.

Chi può essere definito hobbista?

A partire da quest’ultima definizione, nella categoria di “hobbista“potrebbero rientrate tutte quelle persone che ad esempio vendono oggetti o servizi one shot, su siti come ebay o subito, dove i timori di dover dichiarare le imminenti entrate, portano istantaneamente l’improvvisato venditore a ricercare informazioni a riguardo. Più nello specifico possiamo individuare tre caratteristiche chiare dell’hobbista:

  1. Effettua un baratto o vende prodotti per cifre non esorbitanti (l’esempio più classico è chi vende vecchi elettrodomestici ad esempio)
  2. Attività occasionale: una qualunque attività di qualunque tipologia che, se non supera i 30 giorni di esecuzione, non sarà considerata come un’attività commerciale, continuativa a tutti gli effetti.
  3. Introiti sotto i 5mila euro annui: se quest’attività porta dei profitti e non superano i 5000 euro annui, allora non sarà necessario aprire p.iva

Dunque se riuscite a far rientrare la vostra attività nei tre punti qui elencati potete essere considerati come degli hobbisti, dei soggetti che prestano il proprio ingegno occasionalmente ottenendo delle piccole entrate.

E se non si rientra nei tre punti elencati?

Se ad esempio si superano i 5000€ annui di introiti, alla si è necessariamente considerati come dei commercianti e sarò necessario aprire la p.iva, iscriversi dunque alla Camera di Commercio (sezione commercianti o artigiani), a presentare una Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al comune di residenza e a tenere le varie scritture contabili. In questo caso allora dovrete fare amicizia con una figura indispensabile per l’amministrazione del vostro regime fiscale: il commercialista.

Partita Iva e mondo online

Anche per il mondo online valgono e dettano legge i tre punti sopra citati. Non basta inserire AdSense, fare i primi guadagni e pensare di dover istantaneamente dichiarare. Non basta fare un semplice lavoro di grafica, anche dove magari si incassano fino a 1000 euro per dover aprire la partita iva, ma va rispettato quanto detto. Se ad esempio iniziate un’attività di trading online che vi riesce a far guadagnare 1000 euro, al mese, allora in quel caso andranno presi i dovuti provvedimenti e due chiacchere con un commercialista risultano quantomeno di buon senso. Non possedere una partita Iva non equivale per forza di cose ad essere un evasore fiscale se si dichiarano tutti i redditi percepiti nella dichiarazione dei redditi.

Cosa serve quando aprire la partita Iva?

Per prima cosa bisognerà andare a compilare il modello di apertura definito “Apertura partita Iva AA9” che potete trovare sul sito dell’Agenzia delle Entrate a questo link. Questo modello vi servirà sia se è la prima apertura in assoluto, sia se dovrete andare a modificare alcuni dati, come quelli anagrafici, indirizzo, domicilio e codice fiscale. In più andrà spuntato il codice “ATECO” che è il codice con cui l’Agenzia delle Entrate stessa, identifica le varie attività economiche. Sempre in questo modello andrà specificato il luogo in cui si “opererà” in cui verrà svolta quest’attività, con i rendiconti delle scritture contabili.

Subito dopo andrà scelto, possibilmente con l’ausilio di un Dottore Commercialista, il regime fiscale da applicare. Si potrà optare tra il regime ordinario anche detto di “contabilità semplificata” o per il regime agevolato anche detto “regime forfettario“. Il regime fiscale è qualcosa che va scelto con la massima attenzione, perché chiaramente sbagliare, vi porta a pagare più tasse e a guadagnare meno. L’ideale è il regime fiscale forfettario, quando si rientra in tutte le condizioni secondo cui è possibile sceglierlo dove l’unico fattore su cui bisogna fare molta attenzione è a non percepire redditi da lavoro dipendente per importi superiori a 30 mila euro lordi annui. Superata questa famosa soglia sarete costretti a pagare più tasse.

 

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