Qatar isolato per accusa terrorismo: conseguenze per Petrolio e nostro Paese

Non c’è pace per il Medioriente. Fetta del Mondo collocata tra Asia e Africa molto ricca di petrolio e gas. Risorse energetiche che gli permettono la conquista del Mondo, ma al prezzo di una continua instabilità politica. Oltre le guerre che hanno già sconvolto in ordine Afghanistan, Iraq e Libia, volute da noi occidentali per rimuovere dittatori accusati di essere filo-terroristi islamici, ma ottenendo di fatto paradossalmente la loro espansione in quelle terre, ci sono anche attriti diplomatici perenni tra gli Stati stessi.

L’ultimo scossone in ordine di tempo che si sta consumando in queste ore è la decisione dei Paesi del Golfo – capeggiati dai più potenti Arabia Saudita ed Egitto – di isolare il piccolo Qatar. Paese ricchissimo soprattutto di gas, che però, secondo l’accusa, starebbe finanziando il terrorismo islamico. In che modo? E cosa succederà ora al prezzo del petrolio e ai tanti investimenti che il Qatar ha in Italia? Vediamolo di seguito.

I possibili veri motivi dell’isolamento del Qatar

Da anni si accusa il Qatar di finanziare il terrorismo islamico. La svolta però è arrivata con la recente visita del Presidente americano Donald Trump nel principale paese arabo alleato degli Stati Uniti: l’Arabia Saudita. Il Presidente repubblicano ha dato il proprio totale appoggio ad Arabia Saudita ed Egitto al fine di realizzare quella Santa Alleanza sunnita contro l’Iran e il terrorismo. All’Arabia saudita questa mossa conviene, eccome. Potrebbe comportare la resa del Qatar costretto a perdere la propria indipendenza amministrativa e diventare un protettorato. Anche se ciò è difficile. Inoltre, i sauditi sperano di far dimenticare al Mondo il sostegno all’Islam integralista wahabita, che ha comportato la sua diffusione nel mondo. Il Qatar oltre che essere molto ricco di gas – è il principale esportatore di gas naturale liquefatto, per circa ottanta milioni di tonnellate di produzione annua, in gran parte acquistati dal Giappone che è il primo importatore mondiale di gas liquido e in Europa – e in misura relativamente minore di petrolio, vanta pure importanti partecipazioni azionarie in molte società occidentali, tra cui anche il Credit Suisse. L’Arabia saudita troverebbe conveniente mettere le mani sul piccolo vicino, essendo da tempo alle prese con un deficit di bilancio a causa del crollo del prezzo del petrolio. Ma Arabia Saudita e Qatar non si contendono solo il sottosuolo, ma anche l’egemonia nei cieli, con le proprie rispettive compagnie aeree.

L’Egitto, d’altro canto, può liberarsi così della principale fonte di finanziamento all’opposizione del Presidente Al Sisi: i Fratelli musulmani. Questa scelta, infine, depotenzierebbe l’Iran (da sempre osteggiato da Usa e Paesi arabi filo-americani) che non è un esplicito alleato del Qatar, ma ne intrattiene importanti relazioni. Inoltre, sono tanti gli iraniani che vivono in quest’ultimo Paese.

Per alcuni analisti, insomma, il Qatar viene offerto al Mondo come agnello sacrificale, da additare come principale artefice dell’espansione dello jihadismo islamico. Mentre Arabia Saudita ed Egitto risolverebbero i propri problemi interni ed esterni. Oltretutto, gli Usa dimenticano i finanziamenti degli anni 2000 all’Isis in chiave anti-Assad in Siria (sul web è facile trovare foto del vicepresidente McCain con alcuni capi del sedicente Stato islamico).

Di cosa viene accusato il Qatar

Ma di cosa viene accusato il Qatar? Il piccolo ma ricchissimo Emirato sta cercando di slegarsi dal potente vicino saudita. In questi anni ha sostenuto finanziariamente i Fratelli musulmani e ha utilizzato il network televisivo Al Jazeera in modo spregiudicato (che abbiamo imparato a conoscere dai messaggi di Bin Laden nelle caverne afgane in poi). Il Qatar ospita altresì il capo religioso dei Fratelli musulmani, organizzazione che ha una lunga storia, ma viene altresì considerato dalle monarchie saudite una minaccia al loro potere. Si è visto, ad esempio, cosa hanno fatto o tentato di fare nel Nord Africa. In Egitto poi i Fratelli musulmani sono un costante pericolo. Dopo la caduta di Abu Mazen andarono al potere col Presidente Morsi, sostenuto proprio da Qatar e Turchia. Al Jazeera viene utilizzata come mezzo di comunicazione principale per criticare il colpo di Stato dell’attuale Presidente Al Sisi. L’Egitto oggi vive ancora nel terrore e nell’instabilità, a colpi di attentati in varie parti del Paese.

Ma non solo Fratelli musulmani. Il Qatar è accusato di finanziare altri gruppi non graditi dagli altri Paesi del Golfo. Hamas nella striscia di Gaza e le milizie libiche che si battono in Cirenaica contro il generale Haftar. Quest’ultimo, guarda caso, appoggiato proprio dall’Egitto e dagli Emirati arabi uniti. Tensioni comunque iniziate anni fa, che costrinsero il vecchio emiro ad abdicare in favore del figlio Tamim bin Hamad Al-Thani.

Qatar isolato dai Paesi del Golfo: quale conseguenza per il Petrolio

Per ora il prezzo del petrolio non ha subito variazioni significative, forse perché è opinione diffusa che la crisi diplomatica si risolverà presto e senza sfociare in una guerra. Un ruolo importante è quello del Kuwait, in buoni rapporti sia con Arabia saudita che col Qatar. Poi, gli stessi Stati Uniti, non vogliono un’escalation militare, dato che possiedono una base militare strategica in Qatar. Soggetto interessato è anche la Turchia, che sicuramente non auspica esplodi una guerra, visto che detiene un trattato di cooperazione militare con il Qatar. Così come lo scongiura pure l’Iran, che come detto intrattiene importanti relazioni commerciali con il paese qatariota.

Al Qatar, comunque, questo isolazionismo non conviene. Salvo testardaggini controproducenti, dovrà procedere all’espulsione di tutti i membri dei Fratelli musulmani, tagliare ogni finanziamento e chiudere il network televisivo Al Jazeera; o, quanto meno, cessare di sponsorizzare i fratelli musulmani e ogni forma di terrorismo (d’altronde Isis utilizza questa emittente spesso per lanciare i propri messaggi). Uno scenario possibile però è che l’asse capeggiato da Egitto e Arabia Saudita potrebbe ritenere queste operazioni insufficienti e ridurre il piccolo emirato ad un protettorato saudita. Mettendo le proprie grinfie sulle sue risorse energetiche e sui suoi potenti mezzi finanziari. Il tutto, pure con la fine della dinastia qatariota degli Al-Thani. Ma, a questo punto, bisognerà anche capire se gli altri paesi arabi accetteranno una tale espansione dell’Arabia Saudita.

Lo spauracchio di un’impennata del prezzo del petrolio è comunque sempre dietro l’angolo. Come hanno dimostrato altre crisi diplomatiche simili in quell’area verificatesi in passato. Ma c’è anche chi crede in un crollo del prezzo del petrolio. Come ha dichiarato Novosti Vugar Bayramov, presidente del Centro per lo sviluppo economico e sociale (CESD). A suo dire, contrariamente alle generali aspettative, si nota un calo dei prezzi del petrolio, giustificate anche dalle tensioni tra i membri dell’OPEC. Inoltre, c’è anche il rischio che possano saltare gli accordi per la riduzione delle estrazioni dell’oro nero. L’esperto ritiene altresì che potrebbe esserci un ulteriore crollo del prezzo del petrolio se la sua esportazione dal Qatar non subirà riduzioni.

Quali conseguenze per Italia con isolamento Qatar

Il Qatar, da buon paese arabo ricchissimo, ha investimenti in mezzo Mondo. Ovviamente, anche in Italia mediante il fondo sovrano qatarano Qia. E sono pure vari. In primis, il Qatar si è impossessato di una buona parte della Costa Smeralda, dove ha rilevato dall’Aga Khan tutti gli asset, (dagli hotel ai golf club), e dove, mediante il Qatar Foundation Endowment (conosciuto anche con l’acronimo Qfe, che si occupa dei settori educativo, scientifico e della ricerca) ha investito nell’ospedale Mater Olbia. Per ben 1,2 miliardi di euro.

Per il resto, controlla in toto i palazzi di Milano Porta Nuova. Nella città meneghina, il Qia controlla anche il lussuoso Hotel Gallia e gli uffici del succitato Credit Suisse. Poi gli immobili: dall’hotel Aleph di Roma preso nel 2015 da Boscolo a Inalca (in tandem con il Fondo Strategico Italiano), società del gruppo Cremonini. Il Four Season, nel Palazzo della Gherardesca a Firenze (conosciuto anche perché è sede del quartier generale dell’ex Premier Matteo Renzi). A Firenze, Qia possiede anche il Grand Hotel Baglioni. Non mancano ovviamente investimenti importanti nella Capitale: l’Hotel Excelsior e il Saint Regis. Sempre del Qatar è poi il fondo Mayhoola for investment, il quale ha rilevato nel 2012 la griffe Valentino e nel 2014 Pal Zileri.

Il Qatar ha una fetta importante anche nei cieli italiani, tramite il Qatar Airways, che prima ha acquistato il 49% di Meridiana, salvandolo da otto anni di bilanci in rosso. Si è poi spesso parlato di un interessamento per Alitalia. Sebbene pare si tratti più di una proposta dello stesso governo italiano, come accaduto lo scorso anno per Monte dei Paschi di Siena. Ricchi sì, stupidi no. Il Qatar non investirebbe mai in situazioni così disastrate.

Cosa rischiano tutti questi investimenti? Nel lungo periodo invece dipende dai rapporti tra il Qatar e le altre monarchie arabe. Se dovessero aggravarsi in modo estremo le cose potrebbero cambiare negativamente.

Certo, il pericolo è che gli altri Paesi del Golfo ostili nei confronti del Qatar, possano chiedere all’Italia di disimpegnarsi dai legami finanziari con il Qatar. Sebbene, sia un rischio remoto, visto che il Paese ha investimenti in tanti altri Paesi. Anche economicamente più importanti del nostro. Altro pericolo, il Qatar in difficoltà politiche potrebbe ritirare i propri investimenti, ma anche qui appare una scelta improbabile, visto che il fondo Qia vanta ingenti investimenti nel nostro Paese pari a 335 miliardi di dollari. Anche qualora si alzino i costi dei titoli di Stato, il paese emiro avrebbe sufficiente liquidità per far fronte all’aumento dei costi. Certo, c’è la questione elezioni politiche, come in paesi come il nostro, la Gran Bretagna e la Germania. Avere rapporti economici con un Paese bollato di filo-terrorismo non aiuta certo i partiti al governo che chiedono la conferma. Ma come potrebbero, d’altro canto, fare a meno di tutti quei petroldollari?

Caso a sé è quello di Qatar Airways, che potrebbe risentire di alcune restrinzioni interne. Se il blocco stradale ai confini con l’Arabia Saudita è facile da attuare più complicato sarebbe bloccare navi ed aerei. Sebbene bloccare i porti sarebbe un vero e proprio atto di guerra. Al limite potrebbe intervenire la guardia costiera per bloccare le imbarcazioni da Doha dirette verso Arabia o Emirati. I voli aerei soppressi sono, per il momento, quelli di Etihad, Emirates e FlyDubai diretti a Doha. Qatar Airways ha a sua volta interrotto i voli verso l’Arabia Saudita. Insomma, Meridiana ha le antenne dritte su quanto accade nel paese emiro.

Dunque, in sintesi, non dovrebbero esserci problemi per gli investimenti qatarioti in Italia. Tuttavia, c’è una Regione italiana su tutte che deve interessarsi molto su quanto sta capitando nel paese qatariota: la Lombardia.

Secondo un Report della Camera di Commercio di Milano, il Qatar vale per la regione lombarda circa 400 milioni di euro di scambi l’anno. Vale a dire 69 milioni di imilport e 290 di export. La Lombardia, pertanto vale da sola l’8% nazionale sull’import e il 32% sull’export. Mentre Veneto, Toscana ed Emilia insieme valgono circa 200 milioni di scambi (tra import ed export). La città meneghina, peraltro, con le sue aziende lo scorso anno ha rafforzato i suoi rapporti economici con Doha del 2%.

Stando a quanto riporta l’Aice Confcommercio – Associazione italiana per il commercio estero – le aziende italiane già stanno risentendo nel loro import/export col Qatar. Dato che in queste ore il passaggio delle merci attraverso gli Emirati è infatti bloccato. Ciò significa che i prodotti inviati verso il paese emiro non arrivino a destinazione. O lo facciano con madornale ritardo. Il settore più proficuo è quello manifatturiero, ma stanno crescendo anche altri settori. La preoccupazione, pertanto, è che le imprese italiane, con quelle lombarde in testa, perdano una partner fondamentale e in crescita. E che in vista dei Mondiali che ospiterà nel 2022, sarà messa ulteriormente in vetrina. Proprio come è accaduto alle imprese del Nordest con le sanzioni alla Russia.

Gli investimenti del Qatar nel Mondo

Oltre all’Italia, il Qatar vanta ingenti investimenti anche nel resto d’Europa e nel Mondo. Conta il 10% di controllo sulla Borsa di Londra, il 17% di Volkswagen, il 9,75% di Rosneft, il 2,13% di Royal Dutch Shell. E’ proprietaria del Paris Saint Germain, vanta 35 miliardi di investimenti immobiliari nel Regno Unito, quote dei magazzini Harrod’s e Sainsbury, il 20% dell’aeroporto di Heathrow. Oltre al 49% di Meridiana, Qatar Airways possiede anche il 20% della holding che controlla Iberia, British Airways e AerLingus (Aig). Nelle banche, detiene il 6% di Barclays, una quota di Credit Suiss e di Deutsche Bank.

Se si guarda ai Paesi a livello complessivo, a livello mondiale primeggia la Cina, che beneficia del 30% degli investimenti qatarioti. Segue la Germania con il 21%. Molto limitati quelli nei paesi arabi limitrofi.

Insomma, il caso Qatar è solo agli inizi e gli sviluppi sono tutti a venire. Certo, il destino di un paesino di soli 11.437 km² di estensione, poco più di 2 milioni di abitanti, governato da una Monarchia dal 1850 (i succitati Al-Thani), sebbene sia stato una colonia britannica fino al 1971, non avrebbe interessato nessuno o quasi. Se non fosse per i succitati ingenti investimenti sparsi per il Mondo, il cui rischio spaventa non pochi. Miracoli del Gas.

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