Nei prossimi due anni 15 Miliardi di nuove tasse

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Se pensate che il 2012 sia stato un annus horribilis per i contribuenti, aspettate di vedere il 2014 e il 2015 (e anche quest’anno). Secondo una ricerca del Centro Studi e Ricerche di Unimpresa, infatti, nel prossimo triennio, gli italiani pagheranno 15 miliardi di euro in più di tasse. Una cifra allarmante, che richiama alla mente il concetto di “pilota automatico” che Mario Draghi ogni tanto tira fuori dal cilindro per rassicurare Europa e mercati. Insomma, il Governo potrà anche mettere in campo le famigerate politiche della crescita, ma l’austerity graverà sulle spalle dei cittadini ancora per molto tempo.

Nella fattispecie, nel 2013 si pagheranno 4,5 miliardi in più. Nel 2014, invece, si pagheranno 5,4 miliardi in più e nel 2015 4,9 miliardi in più.

La cifra dei 15 miliardi sussiste per via di alcune nuove voci e di alcune voci che sono destinate a gonfiarsi. La voce che parteciperà più attivamente alla stangata è l’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie (+3,4 miliardi). In seconda posizione, invece, si classifica la voce “accise sui carburanti” (+3.3 miliardi).

Peserà anche il taglio sulle agevolazioni. In particolare, il taglio delle agevolazioni fiscali per le auto aziendali frutteranno allo Stato 1,4 miliardi di euro. La stessa cifra verrà poi garantita dal mancato deferimento di alcune imposte sostitutive. La stretta sulle assicurazioni, infine, varrà 1,3 miliardi. Rimangono ancora 3,8 miliardi, la cui origine è da rintracciare in vari balzelli e tributi. Il totale della nuova stangata corrisponde precisamente a 14,957 miliardi di euro.

Questi numeri, benché altissimi, non tengono conto dell’Iva, che a luglio salirà di un punto percentuale deprimendo ancora di più i consumi ma – magra consolazione – ingrasserà ulteriormente le casse dello Stato. Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, ha espresso grande preoccupazione per l’aumento delle tasse: “Con questi dati vogliamo lanciare un appello al governo: basta agire sulla pressione fiscale, che va assolutamente abbassata a non può essere ulteriormente aumentata. La nostra analisi non tiene conto dell’imminente inasprimento dell’Iva che tra 30 giorni, salvo miracoli, salirà dal 21% al 22 per cento. Noi diciamo basta. Alle imprese e alle famiglie serve un segnale forte e questo segnale deve arrivare proprio dall’approvazione di un piano serio per la riduzione del carico tributario. Se ne parla tanto, ma per ora mancano i fatti”.

Quello di Unimpresa non è l’unico allarme lanciato in questi giorni. Spicca, per drammaticità, quello della Cgil, la quale ha addirittura previsto che i posto persi in questa crisi verranno recuperati interamente solo nel 2076, di questo passo. Un monito importante è quello di un altro sindacato, la Cisl, che ha ristretto le sue previsioni all’anno in corso. Nel 2013, stando a un suo studio recente, sono e saranno a rischio circa 123mila posti di lavoro.

Il lavoro, tutto ruota intorno a questo termine. Se ci fosse un reddito per ogni aspirante lavoratore, e se questo reddito fosse giusto – e se lo Stato riuscisse a erogare servizi decenti – l’aumento delle tasse non spaventerebbe come spaventa attualmente. Il Governo ha qualcosa in mente, ma forse non basterà (per saperne di più).

Foto originale by FuFu Wolf