Le proposte Economiche del M5S per l’Europa

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Il V-Day del 1°dicembre ha fornito l’occasione, a Grillo, di enunciare il programma del Movimento 5 Stelle per le europee, che si terranno fra qualche mese. Ovviamente, si tratta di proposte di natura economica, visto che parlare di Unione Europea significa, oggi, parlare di economia. Sono proposte utili? Ecco un’analisi, punto per punto.

1. Referendum di permanenza nell’euro. Legittimo, ma impossibile da ottenere, almeno allo stato attuale. La nostra Costituzione vieta i referendum sui trattati internazionali. In teoria il Movimento 5 Stelle dovrebbe prima mettere mano su di essa, e poi procedere con l’indizione del referendum. Da questo punto di vista, questa proposta appare come una mossa demagogica per cercare di acquisire consenso elettorale, fermo restando che un referendum senza alcuna valenza potrebbe tornare utile come strumento di “pressing” nei confronti della classe politica.

2. Abolizione del Fiscal Compact. Dal 2015 l’Italia sarà costretta a ripagare il 2% del suo debito, quindi 40 miliardi all’anno. Per farlo, saremo costretti a tassarci fino all’inverosimile, e sarebbe la morte dell’economia.

3. Adozione degli eurobond. Anche questa è una proposta giusta. Per eurobond si intende un titolo di debito istituito per finanziare i singoli paesi membri, ma emesso dalla Bce, in modo da aumentarne le garanzie e pagare interessi minimi

4. Alleanza tra i paesi del Mediterraneo finalizzata a una politica comune e alla realizzazione di un euro 2. Questo è un punto controverso. Il tema è quello della sovranità monetaria, che impedisce ai paesi in difficoltà di reagire come dovrebbero. L’euro 2 certamente restituirebbe un po’ di sovranità a Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, ma si tratterebbe pur sempre di una moneta unica, che potrebbe agire – proprio come l’euro attuale – solo in modo omogeneo da paese a paese. Insomma, offrirebbe la stessa soluzione a realtà che sono, in verità, diverse. Si ripeterebbe l’errore di fondo dell’euro. Il pregio di questa proposta, comunque, è che permetterebbe una rinascita delle esportazioni, visto che l’euro 2 sarebbe più debole dell’euro classico.

5. Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio. Questa è la proposta migliore. D’altronde sono in tanti a chiederlo. L’abolizione del tetto annuo del deficit è ormai una priorità, perché le economie hanno bisogno di liquidità e perché tale regola si basa su studi ormai ampliamenti superati, e che avevano come presupposto un Europa perennemente in crescita del 2-3% annuo.

6. Finanziamento per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni. Le esportazioni vanno maluccio in Europa (la bilancia è positiva ma di poco), ma ad andare veramente male sono i consumi interni. La domanda è ridotta al minimo,e questo deprime le aziende che non riescono a vendere all’estero, instaurando un circolo vizioso in cui aumenta la disoccupazione e si aggrava la recessione.

7. Abolizione del pareggio di bilancio. Si tratta di un intervento fotocopia, o comunque strettamente correlato, all’abbattimento del tetto del 3%. La spesa a deficit, in una economia capitalista, rappresenta uno strumento imprescindibile per uscire dalla crisi economiche. Da questo punto di vista, appare fondamentale accompagnare il tutto con un passaggio parlamentare in Italia: l’obbligo del pareggio di bilancio è scritto ormai in Costituzione.