Il Promotore Finanziario: chi è e cosa fa

Di questi tempi, chi ha un po’ di denaro non lo spende. Più che altro, tende a farlo fruttare, quindi a investire. Il futuro, almeno per ora, è troppo incerto per spingere i contribuenti ad acquistare beni e servizi, se non strettamente necessari.

In questo scenario, stanno acquisendo una grande importanza i promotori finanziari.

Il promotore finanziario è il rappresentante dell’istituto che gestisce gli investimenti del clienti. Può essere definito come un “intermediario dell’intermediario”, dal momento che la banca ricopre la funzione di intermediazione tra il cliente e il prodotto finanziario – e il promotore finanziario è quella figure che si frappone tra l’istituto e il cliente.

La ragione d’essere del promotore finanziario è la necessità, alle volte, di operare fuori sede. Questo professionista è deputato, infatti, a gestire il cliente non in filiale bensì “a domicilio” o in qualsiasi altro luogo che non appartenga alla banca.

La figura del promotore finanziario è riconosciuta dall’ordinamento giuridico. Nello specifico, è regolata dall’articolo 5 della legge n.1 del 2 gennaio 1991. Dunque si può affermare che il suo riconoscimento sia abbastanza recente.

Una definizione accurata del ruolo è presente nel sito dell’Albo dei Promotori Finanziari. “E’ promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di agente collegato ai sensi della direttiva 2004/39/CE , esercita professionalmente l’offerta fuori sede come dipendente, agente o mandatario. L’attività di promotore finanziario è svolta esclusivamente nell’interesse di un solo soggetto”.

A spingere alla regolamentazione della professione è stata, come accade sempre in questi casi, l’Unione Europea. Tutto è partito da una direttiva Ue.

L’importanza di questa professione è dimostrata da alcuni dati. Nel 2012, infatti, i promotori finanziari avevano contribuito a “piazzare” il 7% dei risparmi privati dei contribuenti e il 33% dei risparmi destinati ai fondi comuni di investimento. Il ruolo è, in un certo senso, anche istituzionale.

Una nota rassicurante, presente anch’essa nel sito dell’Albo, riguarda la percentuale di coloro che sono stati sanzionati. Le pecore nere rappresentano un numero veramente esiguo: nel 2012 sono stati solo 83 (su oltre 33.000) lo 0,25% del totale.

Merito anche dei vincoli deontologici posti in essere dalle prescrizioni regolamentare della Consob e dal Testo Unico della Finanza. Un ottimo deterrente è anche la possibilità di essere espulsi dall’Albo, dal momento che senza l’iscrizione a quest’ultimo non è possibile esercitare la professione.

Cosa fa

Come anticipato sopra, il compito principale del promotore finanziario è quello di offrire i prodotti finanziario al cliente in una sede diversa dalla filiale di banca, quindi anche a domicilio. Il promotore finanziario è quindi la figura più vicina al cliente, sia dal punto di vista commerciale che da quello relazionale. Questo professionista dell’intermediazione ricopre il ruolo di “uomo di fiducia”. Investire è un’azione che comporta un certo stress, dunque si instaura spesso un vero e proprio rapporto personale, utile a compensare il clima asettico – e per questo poco rassicurante – tipico delle banche.

Si tratta, ovviamente, di un rapporto asimmetrico. Tale asimmetria va compensare dal promotore finanziario attraverso la correttezza del comportamento e il rispetto del codice deontologico.

In concreto, oltre a offrire i prodotti finanziari, il “PF” seleziona i prodotti da sottoporre all’attenzione del potenziale cliente. La selezione procede da alcune regole di base.

  • Il promotore deve informarsi sulle competenze in possesso del cliente. Solo una volta compreso il livello di quest’ultimo, l’intermediario riuscirà a stabilire un dialogo costruttivo.
  • Il promotore deve informarsi sulle capacità di spesa, e di gestione del rischio, del suo cliente. Solo una volta compresa la situazione patrimoniale, l’intermediario riuscirà a selezione adeguatamente i prodotti da sottoporre.
  • Il promotore deve informarsi circa gli obiettivi del cliente. Questi possono essere vari (protezione del patrimonio, speculazione/guadagno) e determinano, in estrema sintesi, il range di offerte che il promotore mette a disposizione.

Codice deontologico

Il comportamento del promotore finanziario è vincolato da due codici deontologici. Il primo prende il nome di “Codice di autodisciplina Anasf” ed è attuato dai diretti interessati. Il secondo è chiamato “Codice di vigilanza sulle attività dei promotori finanziari ASSORETI” ed è attuato dagli istituti, il cui compito è sostanzialmente quello di vigilare.

Il codice di autodisciplina prevede alcune semplici regole, come quella che costringe i promotori finanziari a porre l’interesse del cliente sopra il proprio interesse. Il promotore, inoltre, deve informare in modo trasparente e corretto circa i costi del prodotto, sia in termini di risorse che di rischio. Tra i suoi obblighi, poi, spicca quello di fornire “assistenza continuativa”, dunque il prestarsi a ogni richiesta di chiarimento i di consigli.

I doveri dei promotori sono riassunti da tre qualità, scritte in calce nel codice: diligenza, trasparenza, correttezza. Questi riguardano anche il rapporto tra colleghi – questo incentrato anche sulla solidarietà.Importante è anche il codice appannaggio degli istituti ma che riguarda specificatamente il ruolo del promotore finanziario. La vigilanza va sviluppata a partire da alcune derive che il professionista può “esplorare”. Rischi concreti come quello della scorrettezza, dell’opacità dell’offerta, dell’occultamento (delle eventuali perdite), dell’insufficienza delle valutazioni.

L’obiettivo di fondo, anche in questo caso, è l’interesse del cliente e la garanzia dei suoi diritti. Dunque, lo scopo concreto è quello di preservare il suo patrimonio. L’effetto collaterale “cercato e voluto” è il mantenimento della sua capacità di investire, in modo da rinnovare – all’occorrenza –il rapporto con la banca e garantire la sua solvibilità.

Gli enti cui i promotori finanziari fanno riferimento sono l’Assoreti (Associazione nazionale delle Società di Intermediazione Mobiliare e delle banche), l’Anasf (Associazione Nazionale Promotori Finanziari) e la Consob (onnipresente quando si parla di investimenti e in generale di istituti di credito).