Il Programma Economico del futuro, Governo delle larghe intese

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Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica. Una rielezione che precede, secondo molti analisti, la formazione di un governo delle larghe intese. Quali sono le ripercussioni economiche di questa scelta? Quale politica economica e fiscale il futuro esecutivo – se di larghe intese sarà – metterà in campo? E’ tutto già scritto nella relazione dei “dieci saggi”, la commissione che il Capo dello Stato ha istituito per trovare soluzioni in campo economico e istituzionale. La commissione, chiamata ufficialmente “gruppo di lavoro” è l’immagine di un governo di larghe intese: è composto da personalità del centrosinistra, personalità del centrodestra e tecnici.

La relazione parte bene, almeno per quanto riguarda gli obiettivi: “Riavviare lo sviluppo economico, renderlo più equo e sostenibile”. Il problema principale, come sempre in questi casi, è il “come”. Ecco alcune delle proposte più significative.

Tutela dei risparmiatori. Sotto questa dicitura, la relatori celano l’intenzione di voler proseguire con le politiche di bilancio allo scopo di raffreddare ulteriormente lo spread e di non precipitare nel rischio insolvenza.

Sostegno alle Pmi. In particolare: completamento dei pagamenti arretrati: implementazione del Fondo Centrale di Garanzia, attraverso lo sviluppo dei confidi, allo scopo di sbloccare finanziamenti per le imprese nell’ordine – futuribile – di 30 miliardi.

Sostegno alla famiglie. In particolare: destinazione di “qualunque sopravvenienza finanziare” (praticamente le briciole) al sostegno delle persone e delle famiglie in condizioni di indigenza; rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga; risoluzione del problema degli esodati (come?); riconoscimento di un credito d’imposta ai lavoratori a bassa retribuzione; ridefinizione dell’indicatore Isee; valutazione delle “diverse ipotesi relative all’eventuale introduzione di un reddito minimo garantito” (il redditi di cittadinanza alla Beppe Grillo, presentato con una caterva di subordinate e dunque in maniera assai cauta); partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa.

Potenziamento capitale umano e istruzione. In particolare: contrasto del fenomeno dell’abbandono scolastico; digitalizzazione delle scuole e diffusione della cultura “open data”.

Tutela dell’ambiente. In particolare: recepimento della normativa europea; valorizzazione delle aree agricole; accrescimento efficienza energetica; miglioramento del ciclo dei rifiuti.

Modifiche nel rapporto Pa-cittadini. In particolare: eliminazione dei regimi autorizzatori non necessari; revisione del Patto di Stabilità alla luce dell’art. 81 della Costituzione; istituzione di un fondo per le amministrazioni più virtuose.

In generale la relazione dei dieci saggi, pur propositiva sul piano quantitativo (tante sono le proposte), pecca sul piano della completezza. Tutte le soluzioni appaiono generiche, non si entra mai nel dominio del “dove prendere i soldi”. D’altronde la relazione inizia con una sorta di mettere le mani avanti, ossia con una specificazione: “Questa relazione non intende essere un programma di governo ma solo un testo di indirizzo economico e sociale”.

Di contro, la relazione appare equilibrata sull’asse destra-sinistra. Nonostante le personalità provenienti dalla socialdemocrazia fossero praticamente assenti, alcune proposte appartengono proprio a quella sfera, come l’istituzione del reddito di cittadinanza.