I profitti dei prodotti alimentari Italiani vanno all’estero

Tra allevatori in bancarotta e truffe ai consumatori, il Made in Italy agro alimentare sembra alle corde. A deciderne le sorti sono i gruppi stranieri, che lo hanno acquisito pezzo dopo pezzo

Credits: mornarsamotarsky, flickr

Carapelli, Sasso, Bertolli. I tre marchi oleari, fortemente presenti nella grande distribuzione nazionale, sono coinvolti nella truffa ai danni dei consumatori che ha investito sette aziende leader nel settore. L’accusa è di aver venduto come extra vergine un comune olio di oliva; che si rivelino fondata o meno, la loro reputazione, e il Made in Italy dell’olio di oliva in genere, risulta compromessa.
Lo scandalo della sofisticazione dell’olio di oliva segue di pochi giorni la richiesta di intervento dell’antitrust da parte degli allevatori, in difesa della produzione casearia nazionale. “Il Made in Italy alimentare nel settore lattiero caseario è dominato da una multinazionale straniera che impone unilateralmente agli allevatori le proprie condizioni e beffa le istituzioni nazionali”, ha denunciato il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo.
Numerosi marchi alimentari simbolo del Made in Italy di qualità nel mondo sono da tempo stati acquisiti da società straniere, facendo migrare i profitti e le decisioni sul futuro delle produzioni. Secondo uno studio di Coldiretti, è di oltre 10 miliardi di euro il valore in termini di fatturato delle imprese agro alimentari passate a proprietari stranieri dall’inizio della crisi. Ecco quali sono le dieci maggiori aziende nel cui cda non si parla più italiano.

1. Carapelli, Sasso e Bertolli

Agli investitori spagnoli piace molto l’olio di oliva italiano, tanto da non risparmiare risorse per acquisire le aziende nazionali che lo producono. Un’attenzione che, come dimostrano i recenti scandali, non riguarda la tenuta della qualità del prodotto finale, e quindi la sopravvivenza di quelle aziende.
Dal 2006 la toscana Carapelli e la ligure Sasso sono sotto il controllo del gruppo madrileno SOS Corporaciòn Alimentaria, che oggi si chiama Deoleo. Nel 2008 è passata nelle mani degli spagnoli anche Bertolli, che già era controllata dalla multinazionale anglo-olandese Unilever.

2. Galbani

Galbani è uno storico marchio alimentare lombardo fondato nel lontano 1882 e che oggi raggiunge un fatturato superiore al miliardo di euro. Specializzato in prodotti caseari, Galbani ha una posizione leader nel mercato delle mozzarelle e di altri formaggi a pasta molla. Da tempo alla Galbani si parla francese: nel 2006 l’azienda è stata acquisita dalla multinazionale Lactalis, che già controllava Locatelli, Invernizzi e Cademartori.

3. Parmalat

Le vicissitudini di Parmalat seguite al crac finanziario del 2003 hanno portato alla migrazione oltralpe degli utili della società. Dal 2011, infatti, Parmalat è controllata dalla francese Lactalis.
Dopo l’acquisizione di Parmalat, il gruppo Lactalis ha raggiunto una posizione di quasi monopolio nel mercato del settore lattiero-caseario della Penisola.

4. Perugina

Una delle prime aziende alimentari italiane a subire il vento della globalizzazione e a passare in mano a multinazionali è stata Perugina, lo storico marchio dolciario fondato nel 1907 nella città umbra. Dal 1988 Perugina fa parte del gruppo Nestlé, che acquisì l’azienda insieme a Buitoni. Con il passare degli anni la multinazionale svizzera, la più grande nel settore alimentare, ha aggiunto al carrello del Made in Italy sotto il proprio controllo aziende produttrici di gelati (Motta e Antica Gelateria del Corso), di acqua minerale (S. Pellegrino, Levissima, Panna e Vera) e altro ancora.

5. Peroni

Il Made in Italy alimentare è tanto un sinonimo di qualità da fare gola ai gruppi industriali di tutto il pianeta. Il marchio Peroni è sotto il controllo del gigante mondiale della birra SABMiller, che ha sede in Sudafrica. L’acquisizione dell’azienda, avviata nel 2003, si è completata nel 2005, ma per il momento i suoi tre stabilimenti produttivi – a Roma, Padova e Bari – non corrono rischi.

6. Gancia

L’incetta tra le aziende agroalimentari italiane da parte di multinazionali e gruppi industriali stranieri ha conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni, a causa soprattutto degli effetti della crisi. A fare la spesa sono anche magnati come l’oligarca russo Rustam Tariko, che possiede una banca e investe i suoi soldi nel settore degli alcoolici, in particolare vodka. In Italia nel 2011 ha acquisito Gancia, storica azienda astigiana della produzione di spumante.

7. Fiorucci

Tra gli sponsor della nazionale di calcio nella sciagurata avventura mondiale in Brasile, l’azienda alimentare specializzata in salumi Cesare Fiorucci s.p.a. ormai ha più poco di Italiano. Dopo l’ingresso in società con il 65% di azioni della finanziaria statunitense Vestar Capital nel 2005, Fiorucci è passata di recente nelle mani della spagnola Campofrio Food Group. Tra le prime iniziative della nuova proprietà vi è la ristrutturazione degli impianti produttivi a Pomezia, che lascia con il fiato sospeso numerosi lavoratori.

8. Star

L’azienda brianzola Star, tra i leader di mercato nella produzione di brodi e sughi, ha abdicato al made in Italy cedendo pezzo dopo pezzo tutti i suoi marchi. I prodotti per l’infanzia Mellin sono passati nel 2005 alla Numico, del gruppo Danone, mentre nel 2008 Orzo Bimbo è diventato un marchio della multinazionale Novartis. Nel 2012 si è arrivata direttamente alla cessione del controllo societario, con l’acquisizione del 75% del pacchetto azionario al gruppo alimentare spagnolo Gallina Blanca.

9. Chianti

Anche produzioni tipiche italiane come quella del vino di qualità hanno conosciuto negli ultimi anni passaggi di proprietà in favore di società straniere. Nel 2013 per la prima volta un’azienda vitivinicola del Docg Gallo Nero, terra simbolo della Toscana per la produzione di vino Chianti, è stata acquisita da un imprenditore cinese di Hong Kong.

10. Pasta Garofalo

Tra gli ultimi ingressi nello “scaffale del Made in Italy che non c’è più” troviamo Garofalo, uno dei marchi più pregiati del prodotto nazionale per eccellenza: la pasta. Fondato nel 1920 a Grignano, in provincia di Napoli, il pastificio Garofalo vende in oltre 60 paesi in tutto il mondo, dall’Ucraina al Giappone, e in molti di essi è leader nel settore pasta “premium”. Pasta Garofalo è ora controllata dalla multinazionale con sede in Spagna Ebro Foods, che ha acquisito il 52% del capitale sociale.