Procuratori, i veri goleador del calcio: i tre più ricchi

“Il calcio non è più quello di una volta” dicono spesso gli appassionati di questo sport. Una frase che ormai viene trattata alla stregua di altri modi di dire popolari, del tipo “non esistono più le mezze stagioni” o “dove andremo a finire”. In effetti, questo è un dato di fatto già da diversi anni, diciamo da inizio anni ’90, quando la cosiddetta “sentenza Bosman” ha rivoluzionato il calcio, facendolo pendere verso i calciatori e una nuova categoria professionale: i loro procuratori. Sebbene il calcio italiano, che comunque nei decenni precedenti ha sempre vantato qualche paperone di turno (si pensi ad Achille Lauro, Angelo Moratti, Gianni Agnelli) sia stato economicamente “drogato” con l’ingresso di Silvio Berlusconi nel 1986 nelle vesti di Presidente del Milan. Immettendo nel sistema un giro vertiginoso di miliardi a cui anche altri club hanno dovuto far seguito.

Poi la globalizzazione che ha investito anche il calcio (club europei foraggiati da Holding) e le quotazioni in Borsa anche dei club calcistici (col Vicenza primo club italiano ad essere quotato) hanno fatto il resto. Ma in quest’articolo ci concentriamo sulla figura del Procuratore. Quanto riescono a guadagnare e chi sono i tre considerati più potenti.

La sentenza Bosman

Jean-Marc Bosman è stato un buon giocatore, ma è passato alla storia a livello di Maradona e Pelè, non per le sue prodezze sul campo, bensì per quelle nelle aule dei tribunali. Ecco chi è Bosman e la sua vicenda processuale.

Chi è Jean-Marc Bosman

Bosman, centrocampista belga classe ‘64, ha giocato prevalentemente nella Jupiler League (Prima divisione del campionato belga) con lo Standard Liegi (dal 1983 al 1988, collezionando 86 presenze e 3 reti) e il RFC Liegi (dal 1988 al 1990, collezionando 25 presenze e un solo gol), disputando anche la Coppa Uefa (attuale Europa League), con entrambe le squadre. Collezionando 9 presenze. Sempre con entrambe ha vinto una Supercoppa belga (con lo Standard Liegi) e la Coppa belga (con il RFC Liegi). Poi finì nelle serie minori francesi e belghe mentre disputava il processo, col O. Saint-Quentin, Saint-Denis, Olympic Charleroi, Olympic Charleroi e il Visé Visé. Brillò nella nazionale giovanile belga, collezionando 20 presenze e diventando capitano della Under 21.

Paradossalmente, lui che ha contribuito con la sua sentenza allo stravolgimento economico del mondo del calcio, oggi dice di essere povero e di non avere lavoro. Dopo essersi ritirato nel 1996, il calcio belga lo ha praticamente rinnegato a causa della sentenza. Divenne alcolizzato, per poi disintossicarsi nel 2007. Nel 2012 è stato condannato dal Tribunale di Liegi ad un anno di carcere per violenza domestica, per aver picchiato la compagna e la figlia di lei. Se l’è cavata con la condizionale, sebbene non avendo rispettato le misure cautelari impostegli, è stato condannato a lavorare per i servizi sociali.

Cosa dice la sentenza Bosman

Ma entriamo nel merito della sentenza. Per sentenza Bosman si intende il provvedimento adottato dalla Corte di giustizia europea nel 1995, al fine di regolamentare il trasferimento dei calciatori nelle federazioni che rientrano nell’Unione europea. Nel 1995, Bosman figurava nel RFC Liegi nonostante il suo contratto fosse scaduto già nel 1990. Voleva però passare coi francesi del Dunkerque, ma la squadra non offrì quanto volevano i belgi. Bosman fu così messo fuori rosa dal RFC Liegi e decise di rivolgersi alla succitata Corte di giustizia europea la quale – in base all’articolo 39 dei Trattati di Roma – dichiarò di fatto restrittivo il sistema dell’epoca. Dando quindi ragione al calciatore che voleva cambiare casacca.

Alla luce di questa sentenza, il 15 dicembre fu approvata una nuova norma, la quale stabiliva che i calciatori dell’Unione europea in scadenza di contratto, potevano trasferirsi gratuitamente ad un altro club facente parte di uno Stato membro dell’Ue. Vieppiù, già nei sei mesi prima della scadenza contrattuale, il calciatore – definito svincolato – può già firmare un precontratto con un altro club. Naturalmente onorando per il tempo residuo il suo impegno col club in cui milita. Il tutto ha quindi liberalizzato il mercato dei calciatori.

Conseguenze della sentenza Bosman sul sistema

La prima conseguenza di ciò fu il fatto che la sentenza impedì alle varie leghe del vecchio continente di porre un tetto al numero di stranieri, se ciò potesse risultare discriminatorio verso atleti dell’Unione europea. L’UEFA, peraltro, permetteva la convocazione di un massimo di 3 stranieri per le sue competizioni. Le uniche limitazioni furono imposte nei confronti dei calciatori extracomunitari (ossia Stati non appartenenti all’Ue).

Un’altra conseguenza fu che con la liberalizzazione della presenza di calciatori stranieri europei, molti club preferivano acquistare loro invece di valorizzare i giovani provenienti dalle proprie primavere. Ciò ha comportato gravi danni a molti giovani talenti italiani, costretti a giocare in serie minori per trovare spazio. Peraltro, molti giocatori stranieri europei erano anche mediocri. Il club italiano passato alla storia per i suoi molteplici acquisti stranieri poco fortunati tra gli anni ’90 e 2000 è stato l’Inter. Il tutto, ha portato di riflesso anche conseguenze alle nazionali di calcio, specie quelle giovanili.

La liberalizzazione del calciomercato ha ovviamente anche portato ad un innalzamento spropositato dei livelli salariali dei calciatori. Rappresentati dai procuratori. Oltre che alla scomparsa delle cosiddette “bandiere”. Vale a dire di quei calciatori che restavano in un club per tutta la loro carriera.

L’inquietante rapporto FIFA

In tal senso, la FIFA – tramite l’Osservatorio per calciatori professionisti – nel 2009 ha condotto uno studio per capire quale fosse il peso dei calciatori stranieri nelle leghe nazionali. A comporre il campione furono i principali campionati europei: Serie A, Premier League, Ligue 1, Bundesliga e Liga. Se il campionato francese (Ligue 1) risultò essere quello con più giovani utilizzati (un terzo dei calciatori totali), il campionato italiano risultò ultimo (solo un giovane ogni 10 calciatori). Il club con maggiori stranieri risultò essere l’Atletico Bilbao con la metà di giovani impiegati (ma questa squadra predilige i calciatori baschi), mentre la Reggina risultò ultima con il 19.2%.

Il rapportò evidenziò anche come, se nella stagione 1989-90 il campionato italiano vantava “solo” 53 stranieri – 14.09 % del totale, con prevalenza di argentini (11), brasiliani (10) e tedeschi (6) – la stagione dei dieci anni successivi (’99-2000), quindi postuma la sentenza Bosman, fece registrare 155 stranieri, praticamente il triplo: a dominare sempre brasiliani ed argentini, ma a concludere il podio erano i francesi (15).

L’indagine è stata poi condotta ancora nei dieci anni successivi (2009-2010) e si è registrato un ulteriore balzo in avanti di calciatori stranieri: ben 228 stranieri (computando anche gli oriundi), ovvero il 41 % degli calciatori totali (sempre sul podio brasiliani, argentini e francesi). Se la succitata Inter era quella ad averne di più (22 su 27), la Sampdoria era di contro la squadra in Serie A ad avere meno stranieri (21 su 25).

I dati sono nettamente diversi anche dal punto di vista qualitativo. Ma al contrario. Se gli stranieri sono aumentati drasticamente nel giro di un ventennio per effetto della sentenza Bosman, è anche vero che in Serie A sono giunti pure meno campioni.

L’avvento dei procuratori

Col termine procuratore sportivo (denominabile anche agente) si intende colui che negozia, per conto degli atleti rappresentati, i contratti con le società sportive. Il guadagno ottenuto corrisponde ad una percentuale sull’ingaggio. Il procuratore si occupa sovente anche di rappresentare l’atleta nelle relazioni pubbliche. Esistono poi agenzie di procuratori che si occupano di tutti i loro aspetti finanziari e fiscali. Sono gli stessi calciatori ad affidarsi ai procuratori per essere guidati e consigliati. Nel mondo del calcio a partire dai 18 anni, nell’Hockey sul ghiaccio già dai 15. I procuratori più importanti spesso detengono delle vere e proprie Holding. Nel calcio brasiliano restano perfino proprietari di una parte del cartellino del calciatore.

La loro figura è dilagata a partire dalla sentenza Bosman. Sebbene, un’ulteriore spinta a favore dei loro guadagni si è consumata nel 2015. Due anni fa, infatti, la Fifa ha varato una sorta di deregulation: chiunque può fare il procuratore, basta iscriversi all’apposito elenco tenuto dalle federazioni nazionali. Inoltre, sono stati abbattuti i tetti alle commissioni. Infatti, sebbene un tetto ci sia – il 3% dello stipendio lordo del giocatore o del prezzo del trasferimento, stando all’articolo 7 del regolamento – viene quasi sempre disatteso.

La liberalizzazione prevede anche che un procuratore possa rappresentare tutte le parti in causa: oltre al calciatore, anche chi lo vuole vendere e chi lo vuole comprare. Come accaduto con Paul Pogba passato dalla Juventus al Manchester United. Un triplice ruolo che ha fatto incassare al suo procuratore Mino Raiola circa 25 milioni di euro.

Conseguenza di questa liberalizzazione, alquanto paradossale, è che, anziché creare più procuratori e spalmare il loro potere sui trasferimenti, ha favorito la concentrazione del potere in poche mani. Ha però permetto la proliferazione di figure intermedie, con grandi poteri economici e politici. Come il caso dell’iraniano Kia Joorabchian. Un agente che però non espleta le classiche mansioni del procuratore, bensì si occupa in generale di business, gestendo anche i diritti economici dei calciatori. Gestisce il cartellino, tra gli altri, degli interisti Joao Mario e Gabigol (ad oggi ancora un oggetto del mistero) e di Carlos Tevez.

Il giro d’affari dei procuratori

Per farsi un’idea su quanto guadagnano i calciatori, basta guardare i dati ufficiali della Figc: nel 2016 le società di Serie A hanno speso in commissioni per agenti e procuratori 193,3 milioni di euro. Vale a dire il 130% in più rispetto all’anno precedente; quando le commissioni furono di 84,4 milioni. A pesare fortemente su questi numeri il passaggio di Paul Pogba dalla Juventus al Manchester United. Il suo procuratore, Mino Raiola, guadagnò una commissione di circa 25 milioni di euro (il trasferimento è costato agli inglesi 120 milioni di euro). Anche perché, sempre a causa della liberalizzazione del 2015, i procuratori possono anche superare il limite del mandato unico, che un tempo era molto rigido in Italia, e rappresentare nello stesso affare ben tre parti: chi vende, chi compra e il calciatore. E quindi incassare da tutti e tre. Prima abbiamo fatto l’esempio di Pogba e della commissione di Mino Raiola.

Secondo il rapporto «Fifa Intermediaries in international transfers», in tutto il mondo, tra il 2013 e il 2016, sono stati spesi 1,1 miliardi di dollari per le commissioni agli agenti. Stanno così nascendo società aventi come soci i procuratori: è il caso, ad esempio, dell’inglese Stellar footbal, che nel 2016 ha visto crescere le proprie commissioni del 35 per cento. Bene anche i tedeschi di Sports Total e gli spagnoli di Bahia Internacional.

I procuratori più potenti del calcio

Sebbene nell’immaginario collettivo crediamo Mino Raiola tra i tre procuratori più ricchi nel dorato mondo del calcio, in realtà deve accontentarsi di essere solo quinto. Lo scorso febbraio, la rivista Forbes – che si diverte a farci rosicare stilando classifiche sui paperoni del Mondo – ha infatti stilato la Top ten dei procuratori più ricchi. Vediamo i primi sette, tutti legati al mondo del calcio.

I 7 Procuratori più ricchi

  • Al settimo posto si piazza Thomas Kroth, ex centrocampista e agente dell’agenzia Pro Profil. Tra i rappresentati più noti, possiamo annoverare Manuel Neuer e Shinji Kagawa. L’ammontare dei loro contratti è pari a 198 milioni di euro, mentre le commissioni da lui incassate arrivano a 19,7 milioni.
  • Al sesto posto troviamo Fernando Felicevich, il procuratore di molti campioni cileni. In primis Alexis Sanchez e Arturo Vidal. I contratti da lui fatti firmare ammontano a 200 milioni di euro, mentre le commissioni da lui incassate arrivano a 19,9 milioni.
  • Al quinti posto troviamo, come detto, Mino Raiola. Del quale parleremo più approfonditamente nel prossimo paragrafo. Accenniamo solo al fatto che ha incassato oltre 25 milioni di euro di commissioni, per un ammontare di circa 250 milioni di euro di contratti stipulati dai suoi assistiti.
  • Al quarto posto Jose Otin, socio della società spagnola Bahia Internacional. Supera Raiola di un milione di euro, per un totale di 250 milioni. Tra i suoi assistiti troviamo diversi campioni spagnoli: Fernando Torres, Javi Martinez, Jesus Navas, Pedro, Vitolo, Raul Garcia e Nacho Monreal.
  • E siamo al podio. Allo scranno più basso, per modo di dire, troviamo Volker Struth, potente procuratore tedesco. Nella sua scuderia annovera cavalli di razza come Marco Reus, Mario Goetze, Toni Kroos, Benedikt Howedes, Josip Drmic, ecc. Ha intascato oltre 37 milioni di euro.
  • Jonathan Barnett: è passato alla storia per aver architettato il passaggio di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid nel 2013. Già denominato Mister 100 milioni di euro. Tra gli altri, gestisce le gesta anche di Joe Hart, Wojciech Szczesny, Luke Shaw, Ashley Cole e Phil Jagielka. Le sue commissioni ammontano a 39 milioni di euro, mentre i contratti che ha spinto arrivano a superare secondo Forbes oltre 400 milioni.
  • Jorge Mendes: e siamo giunti al più ricco di tutti. Il motivo è presto detto: tutela gli interessi di pezzi da 90 quali Cristiano Ronaldo, James Rodriguez, Thiago Silva, Radamel Falcao, Angel Di Maria e David De Gea. Giusto per dire qualche nome. Inoltre, tutela anche José Mourinho, autentica ciliegina sulla torta. Le sue commissioni ammontano ad oltre 85 milioni di euro, chiudendo contratti dieci volte superiori a questo ammontare.

Mino Raiola, il potente Procuratore venuto dal Sud Italia

Mino Raiola – all’anagrafe Carmine – è nato a Nocera Inferiore (provincia di Salerno) il 4 novembre 1967. La sua famiglia è emigrata quando lui aveva meno di un anno ad Haarlem, città a Nord dell’Olanda. Il padre, originariamente meccanico, aprì con successo un’attività di ristorazione, dove Mino da giovane dava una mano come cameriere. Grazie anche a questo lavoro, che riesce a parlare ben sette lingue: italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese, portoghese e olandese. Affinate ovviamente con l’attuale professione.

Inizia a giocare a calcio nelle giovanili dell’Haarlem, smettendo però diventato diciottenne. Nel 1987 divenne responsabile del settore giovanile della società olandese. Acquistò altresì un ristorante della multinazionale McDonald’s ed entrò nel consiglio degli imprenditori di Haarlem. Due anni dopo fonda la sua prima società di intermediazione, chiamata Intermezzo e diventa pure direttore sportivo dell’Haarlem. Riuscì a diventare rappresentante all’estero dei giocatori olandesi. Si aprono così le porte all’attività di procuratore. Il suo primo colpo fu il trasferimento dell’attaccante olandese Bryan Roy al Foggia nel 1992. L’anno seguente decisiva fu la sua intermediazione per portare la coppia di olandesi Bergkamp e Yonk dall’Ajax all’Inter. Divenne poi agente FIFA a tutti gli effetti e si dedica solo a ciò. Fonda così una nuova società, la Sportman, con sede a Montecarlo, ma con uffici di rappresentanza anche in Brasile, Paesi Bassi e Repubblica Ceca.

Dopo Roy, porta in Italia calciatori come Michel Kreek, Marciano Vink e soprattutto Pavel Nedvěd alla Lazio. Della Repubblica ceca, che poi passerà alla Juventus diventandone attuale dirigente. Ma è rappresentando soprattutto calciatori come Zlatan Ibrahimovic e Mario Balotelli, che raggiunge la notorietà. Anche perché sono degli autentici giramondo. Mentre tanto clamore ha fatto il passaggio oneroso di Pogba in Premier league (già detto prima). Nel 2016 ha vinto il premio come Miglior agente dell’anno.

LEAVE A REPLY