I problemi del Quantitative Easing

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Gli Stati Uniti stanno mettendo in campo un programma aggressivo di Quantitative Easing. Il loro funzionamento è semplice: la Fed, banca centrale americana, compra i titoli di debito emesso dal Tesoro e lo fa a un interesse reale nullo, di modo che l’economia del paese venga irrorata di denaro praticamente gratis.

L’effetto del Quantitative Easing è, nel breve termine, efficace e “salvifico“. Permette al Governo di operare investimenti per stimolare un’economia in recessione o in stagnazione. Sugli effetti a medio e a lungo termine, gli economisti dibattono. C’è, per esempio, chi ha una paura matta dell’inflazione che il Q.E. potrebbe causare, come le elite economiche e politiche dell’Europa. Ma non è questo il punto.

Il Quantitative Easing ha dei problemi più stringenti, certamente comprovati. Li ha ricapitolati nella sezione blog di Repubblica Leonardo Becchetti, famoso economista e docente all’Università di Roma Tor Vergata.

Il problema più grande che Becchetti rintraccia è quello del cosiddetto “acquedotto“. Quando si parla di Quantitative Easing si parla essenzialmente di uno strumento di irrorazione di liquidità, dunque la metafora idraulica viene da sé. Ebbene, secondo l’economista la struttura economica che fa da cinghia di trasmissione tra il denaro “offerto” dalla Fed e l’economia reale, dunque l’acquedotto, perde da tutte le parti. In buona sostanza il denaro si disperde, viene preso d’assalto da chi non produce bensì specula solamente, e fatica ad arrivare intatto e integro alle aziende, ai cittadini, tramite prestiti e servizi di welfare.

Riparare l’acquedotto vuol dire eliminare le distorsioni, le quali corrispondono, spesse volte, alle “invasioni di campo” della finanza altamente speculativa. Lo strumento che inibisce maggioramente il Quantitative Easing e riduce la portata “liquidante” dello strumento della Fed è l’High Frequency Trading. Con questa espressione si intendono le operazioni di trading operate direttamente da dei supercomputer che “vendono e comprano” a velocità esagerata, sulla base di complessi algoritmi. l’HFT sottrae soldi all’economia reale e li utilizza per attività non produttive, e lo fa – soprattutto – a un ritmo impressionante. Becchetti propone di tassare pesantemente le operazioni realizzate con questo sistema. Altre soluzioni proposte dall’economista per far “cessare le perdite” sono la divisione ufficiale tra banche commerciale e banche d’affari, e un tetto alla leva per le banche cosiddette “too big to fail“.

Un problema serio legato al Quantitative Easing è, paradossalmente, la sua interruzione. Ben Bernanke, presidente della Fed, ha dichiarato che l’immissione di liquidità terminerà a fine anno. Questo annuncio ha provocato un piccolo terremoto nei mercati internazionali. E’ emersa la paura di non farcela, una spinta al ribasso quasi pari – per forza e intensità – alla spinta al rialzo generata dall’introduzione di questo strumento. Questo up and down dà in un certo senso ragione a chi, il Quantitative Easing, l’ha sempre avversato. E’ una droga, hanno sempre lamentato i fautori dell’austerity. E in effetti, la reazione all’interruzione potrebbe assomigliare a una sorta di “crisi depressiva da astinenza“, anche se non siamo ancora giunti all’interruzione effettiva.

Foto originale by futureatlas.com