Tutti i problemi della Legge di Stabilità

Matteo Renzi, in quanto ad annunci, non è secondo a nessuno. Ha fatto le cose in grande anche con la Legge di Stabilità. I giornali sono pieni di dichiarazioni roboanti del Presidente del Consiglio. Quella che più delle altre accende le speranze degli italiani recita “questo è il taglio delle tasse più grande nella storia della Repubblica”.

Nonostante il consenso oceanico, sono tante le perplessità circa le reali capacità dell’ex sindaco di Firenze di riuscire dove gli altri hanno fallito. Sicché è lecito chiedersi se dietro le parole si nascondano fatti concreti. La risposta, purtroppo, è “nì”. Renzi non ha mentito, ha solo addolcito la pillola, ma tant’è: de jure, non siamo di fronte a un taglio di tasse poderoso. Non siamo di fronte a un taglio di tasse vero e proprio. Questa verità è emersa solo di recente, in occasione del passaggio del testo a Bruxelles. Lì la retorica non funziona. Valgono solo numeri e fatti.

E i fatti dicono che la pressione fiscale scenderà, grazie alla Legge di Stabilità, solo dello 0,1%. Certo, è pur sempre qualcosa, ma comunque lontano anni luce dagli annunci renziani. Sarebbe più proprio dire che la “finanziaria” produce una redistribuzione della pressione fiscale. E pure su questa si potrebbe avanzare un bel po’ di critiche.

Siamo sicuri che Renzi le tasse la avrebbe volute tagliare per davvero, ma i risultati parlano chiaro. Forse dovremmo addirittura tirare un sospiro di sollievo: poteva andare peggio, come andò ai tempi di Monti e Letta.

Di notevole, c’è stata la volontà di dire un no – seppur parziale – ai diktat dei falchi dell’austerity, che avevano chiesto all’Italia un rapporto deficit-Pil lontano dal tetto del 3%. Il tetto è stato toccato, dunque sono state utilizzate tutte le risorse disponibili. Dal deficit arriveranno 11 miliardi, che non sono pochi. Altri 7 arriveranno dai tagli alla spesa pubblica.

Proprio questi 7 miliardi sono al centro delle critiche più feroci. Anziché utilizzare il buon lavoro prodotto dall’ex commissario della Spending Review Cottarelli, Renzi e Padoan hanno deciso di fare di testa propria, ossia di fare in fretta. Sicché, a soffrire dei tagli saranno le Regioni. I trasferimenti agli enti di secondo livello diminuiranno di 4 miliardi.

Questa scelta apre uno scenario negativo. Riusciranno le Regioni a supplire ai tagli senza alzare le tasse? E’ un’impresa ardua, anche perché l’alternativa è ridurre la spesa per la sanità e per i trasporti, settori in ginocchio un po’ ovunque.

Sicché, la Legge di Stabilità, da araldo del taglio tasse rischia di trasformarsi nella solita manovra lacrime e sangue. Con l’unica differenza che Renzi, in questo caso, può in linea teorica addossare le colpe agli enti regionali.

In pentola bolle uno scenario ancora peggiore. Alcune coperture verranno garantite dal recupero dell’evasione fiscale. Compito non facile e, soprattutto, dall’esito non scontato. Il problema è che è stata inserita una clausola di salvaguardia. Se il Governo non riuscirà ad attivare le coperture, aumenterà la pressione indiretta (come le accise) sostanziando de facto un aumento – questo sì imponente – delle tasse.

Insomma, i punti deboli di questa manovra sono tanti. Renzi e Padoan stanno portando gli italiani su un terreno molto scivoloso.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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