Previsioni Italia 2014: ecco i Numeri che i Media non dicono

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Non disturbare il manovratore”. Sembra questo il diktat che i media italiani si sono auto-imposti. E pazienza se il manovratore mente o riporta cifre e speranze inesatte: non bisogna interferire con la sua narrazione. Sicché gli italiani sono, in questi giorni, portati a credere che sarà un 2014 di crescita in cui la crisi, finalmente, finirà. Ci sono però report e documenti – per altro pubblici – che smentiscono Letta e i suoi sodali e che ritraggono un 2014 peggiore, e di molto, rispetto a quello disegnato dai media italiani.

Un punto su cui non si pone molta attenzione è il Pil. Le stime globali parlano di un confortante 3,6%, è vero, ma in mezzo ci sono i paesi Brics che viaggiano a una media del 5% e la coppia Stati Uniti – Giappone che, grazie alla stampa di moneta, arriveranno al 3-3,5%. Poi c’è l’Europa, la cenerentola del pianeta. Fino a qualche settimana fa si parlava di una crescita dell’1%, che potrebbe rappresentare persino un dato positivo dopo la recessione di quest’anno, ma che non lo è per i seguenti motivi. Innanzitutto per il ritmo “globale” di cui si è fatto cenno sopra; in secondo luogo perché complessivamente il Continente ha perso, dall’inizio della crisi, qualcosa come il 9%. Infine, perché qualche giorno fa la stima è stata ritoccata allo 0,6%, che praticamente significa stagnazione, ma la cosa non è stata riportata con il giusto risalto da giornali e televisioni.

Un altro dato sul quale i media non si soffermano è quello sulla disoccupazione, che è poi l’unico dato che può realmente interessare ai cittadini. Ebbene, nonostante i toni trionfalistici del Governo, la percentuale dei senza-lavoro nel 2014 addirittura aumenterà. In particolare, si passerà dal 12,1% al 12,5%. Queste percentuali, a onor del giusto, non vengono di certo occultate dal Saccomanni di turno, a è anche vero che se un telegiornale dedica la maggior parte dello spazio al premier che parla di un 2014 in ripresa, è ovvio quanto il dato possa perdersi nel flusso di informazioni.

C’è infine un particolare che smentisce definitivamente la narrazione di cui è fautore Letta e il suo Governo. Quella di un esecutivo che è l’unico possibile e che è apprezzato all’estero proprio per la sua capacità di fronteggiare la crisi. Ebbene, “altrove” si pensa già al dopo-Letta, come riporta un articolo dell’Economist (che punta a Renzi). Tanto più che esiste un documento, pubblico anch’esso, ma praticamente ignorato dalle televisioni e dai giornali. Questo documento prende il nome di “Quality of Government” e riporta le analisi della Troika sull’operato dei governi nazionali. Ebbene, quello italiano è al 24esimo posto in Europa. Sotto ci sono solo paesi come Grecia, Croazia, Turchia, Bulgaria, Romani e Serbia. Basterebbe solo questa informazione per far crollare il castello di favole economiche dell’attuale governo, almeno per quanto riguarda l’economia dell’Italia.